Master Musicians of Bukkake – Far West (Important Records, 2013)
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Master Musicians of Bukkake – Far West (Important Records, 2013)

Ogni disco è un rito e quest’ultimo si annuncia come uno dei più violenti.

Tremate i maestri son tornati, ma andiamo con ordine. In principio erano i Master Musicians of Jajouka, (da non confondere con quelli di Joujouka, in concerto a Villa Medici il prossimo 6 giugno) l’orchestra berbera di musica sufi che folgorò le menti non proprio serene, anzi, di personaggi illustri del movimento beat e della cultura psichedelica. Brian Jones dei Rolling Stones li fece uscire per l’etichetta del gruppo nel 1971; Timothy Leary, psicologo famoso per i suoi studi apologetici sull’acido e allucinogeni in genere, scrisse nelle sue Jail Notes a proposito di questa «four thousand year old rock’n’roll band», soprannome coniato pare, da William S. Burroughs, che li conobbe durante il suo soggiorno a Tangeri dove si trovava per riprendersi dallo stress di un incidente “domestico” accaduto in Messico (sparò alla moglie uccidendola, mancando la mela che la poverina aveva sulla testa, epic win per Guiglielmo Tell); infine Ornette Coleman, alfiere del free jazz, che registrò in studio con i Musicians materiale per Dancing in Your Head del 1976.

Poi sono arrivati i Master Musicians of Bukkake, (il bukkake è un antico rito giapponese per propiziare la fertilità, cfr. YouPorn) a giorni uscirà il loro ultimo album Far West e venerdì 7 saranno all’Init. Vengono da Seattle, dove si sono formati circa dieci anni fa riassumendo drone, psichedelia, tradizione americana e misticismo orientale in un supergruppo capitanato da Randall Dunn, già collaboratore di Sunn O))), Earth, Sun City Girls. Il risultato è apocalittico: stoner rock sintetizzato e decorato con flauti, campane, percussioni varie. Ogni disco è un rito e quest’ultimo si annuncia come uno dei più violenti, i due singoli estratti ascoltabili su YouTube parlano chiaro, la trilogia “totemica” è terminata, è tempo di tornare a casa: in America, nel Far West appunto. White Mountain Return e Gnomi suonano come la colonna sonora di un film di cowboy girato da Jodorowski, come il lato oscuro della new age. Nessuna spiritualità per turisti à la page: questa è la no age e loro ne sono i maestri indiscussi.

Simone Bruno
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