L’inaspettata leggerezza del cemento armato che avvolto come una benda sugli occhi pone le condizioni di un’intimità domestica messa a rischio dal contesto insediativo.
Ukikabe è il termine giapponese che prefigura uno schermo fluttuante, elemento cardine attorno al quale si sviluppa l’idea progettuale della residenza unifamiliare Flat 40 dello studio K2-Design a Imabari nella prefettura di Ehime, Giappone. Questo nastro in cemento armato che avvolge l’edificio concretizza un gioco di equilibri che si svolge su due campi: quello incentrato sulla dicotomia barriere/trasparenze e quello materico, un equilibrio ideale tra elemento pesante e sua leggerezza visiva.
L’ukikabee tenta in primis di operare da barriera alla vista all’interno dell’abitazione proveniente da eventuali sguardi invasivi posti alle diverse altezze dell’alto edificio intensivo attiguo al lotto; contestualmente essendo sospeso a 1,5 metri dal suolo non impedisce il contatto visivo dall’interno della casa all’esterno al livello della strada. La scelta di un materiale così pesante colpisce data la leggerezza dell’immagine complessiva che arriva all’occhio dell’osservatore e ha un ruolo strutturale in quanto si tiene in mutuo equilibrio col corpo centrale del fabbricato. La duplice natura della piastra pesante e appesa, ma leggera e sospesa, è rafforzata dalla funzione di incanalare le correnti d’aria che entrate nell’edificio si ridistribuiscono trovando una totale libertà di percorsi fino a fuggire via dai numerosi patii; da elemento “ostruente” diventa un mezzo di illuminazione e ventilazione naturale.
Dall’alto l’oggetto architettonico nella sua totalità ha l’aspetto di una piastra traforata che si sviluppa in direzione est – ovest; i diversi ambienti, chiusi e aperti, sono serviti dal corridoio principale di distribuzione che devia il suo tracciato solo all’incontro con il patio principale. Sembrerebbe quindi di descrivere un oggetto qualitativamente statico e denso, direzionale e chiuso. Un occhio più attento invece può scorgere il suo movimento intrinseco nei pozzi aperti che lo penetrano dall’alto e dai quali emergono di tanto in tanto i profili delle foglie e dei rami degli alberi; è un gioco di altezze, di pieni e vuoti che si sovrappongono in prospetto nell’aver incassato l’oggetto al di sotto del livello stradale, ulteriormente rialzato tramite un terrapieno. Una parte è libera di respirare, mentre un altro tratto diventa oggetto della stratificazione con il muro pendente.
All’interno il dinamismo dell’abitazione è di più facile percezione e si risolve in una continua alternanza materica tra listoni in legno grezzo, pannelli e listelli in legno lavorato, blocchi in cemento armato perfettamente dosata; gli articolati soppalchi e le trasparenze delle numerose vetrate a nastro favoriscono percorsi visivi attraverso la casa rendendo quasi ogni suo punto raggiungibile dallo sguardo, talvolta rivolto all’esterno.
La scelta dell’intonaco bianco della cortina esterna è per volontà dei progettisti un modo di riflettere il ciclo Sole/Luna con variazioni cromatiche.
C’è il desiderio di far entrare le stagioni all’interno: i colori dei patii, degli alberi che li vivono e della luce che li riempie sono attori protagonisti della vita all’interno della casa che muterà col passare delle ore e dei giorni. La scelta dell’intonaco bianco della cortina esterna è per volontà dei progettisti un modo di riflettere il ciclo Sole/Luna con variazioni cromatiche. Viceversa da sotto l’ukikabe di notte si irradia di luce artificiale che comunica all’esterno ciò che accade all’interno. È curioso notare come esterno e interno di Flat 40 rispondano con le stesse strategie a delle questioni poste dagli architetti (il continuum visivo, il rapporto esterno/interno in pianta e in alzato, l’alternanza materica poco sopra trattati) e come possano comunque sembrare in base alle loro qualità formali due progetti sperati non entranti in conflitto.
Un’alternativa valida alle basse abitazioni tipiche della cittadina giapponese che riesce a coesistere con loro, senza doversi per forza uniformare e anzi funge da solvente con elementi residenziali più moderni e intensivi riuscendo a risolvere i punti critici che questi ultimi ponevano alla sua progettazione.
Altre foto su www.k2d.co.jp.



