Per chi si è già occupato di jazzcore è doveroso rispondere alla chiamata di Impatto Sonoro: una raccolta di brani provenienti tutti dal circuito, in grado da sola di costituire una battaglia di testimonianza. Fra vecchie conoscenze del settore come Testadeporcu, Splatterpink (i due progetti paralleli dell’imperatore Diego D’Agata – qui intervistato da DUDE), Squartet, Zu, NohayBandaTrio, perle storiche felicemente ripescate e lavori inediti, la compilation è un manifesto.
La lezione decisiva dei Testadeporcu non è sfuggita a nessuno: Fonderie Jazzcore – un nome che richiama, peraltro, quell’Industrie Jazzcore degli Splatterpink che non è soltanto un classico per gli appassionati, ma un’opera cui spetterebbe una voce nella Treccani – è un esempio di sperimentazione, ironia e decostruzione musicali. Si dimentichino le produzioni milionarie e le quantizzazioni stile Maroon5, la precisione robotica e i colpi editati. E sia fulminato chi spera di trovarvi la forma canzone o – mio dio – i ritornelli.
Poco più di due ore, poco meno di 500 Mb in free download, o al più si può liberamente contribuire arricchendo con un paio di like il capitale virtuale; non c’è neanche un motivetto carino da ricordare. In compenso c’è di tutto a dimostrare come una nicchia possa essere tanto ricca.
Agli interpreti è consentito trasgredire persino l’impostazione hardcore per approfondire la ricerca jazz o electric jazz. Miles Davis è arrivato persino quaggiù, fra gli sbandati malvestiti della provincia, gli Anatrofobia, i 7C e gli Atomic Clocks. Oppure, come nel caso dei Tougsbozuka, più core più che jazz. Non mancano nemmeno gli accenni elettronici, Demeb, ma senza esagerare. Tutto, in sintesi, all’insegna della ricerca; a ben vedere, e sentire, l’importante è il basso, come sempre.
La soluzione di continuità è quasi vietata, come a non voler correre il rischio di prendere sul serio qualcosa che è impossibile prendere sul serio, come la musica. Ci sono i brani free-jazz che durano otto minuti e mezzo, e insieme brani hardcore/ dn’b di 24 secondi – record stabilito dai Testadeporcu.
Fonderie Jazzcore è una parodia di ogni possibile aspetto accademico di un jazz tristemente canonizzato e istituzionalizzato; è questa parodia a compiere l’opera etica di recuperarlo per restituirlo alla sua dimensione popolare, e dunque quella più nobile. È infatti quello sforzo di rasentare i limiti del demenziale e del cervellotico senza mai toccarli che costringe l’ascoltatore a ridiscutere il dualismo fra jazz colto e jazz volgare, se non addirittura a invertire i ruoli: i volgari studenti e docenti del conservatorio, le volgari scuole private; i nobili disadattati che sperimentano e minacciano.
E se è vero che d’estate non ci si fa mancare niente, allora è giusto che la raccolta esca doppia: in un lato i ventuno brani registrati in studio compongono Colata in jazzcore a contropressione; nell’altro, Jazzcore in sala mensa: otto brani tratti da diversi live nel periodo di non-fioritura del jazzcore – cioè da quando esiste. Ma qual è il lato A e quale il lato B? Non dovrebbe importare, una volta scaricato si possono disporre i brani come si vuole.