Cronaca dal Tour de France: una settimana per battere i giganti
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
2022
01 gennaio
Dude Mag
03 marzo
Alessio Giacometti
05 giugno
Simone Vacatello
07 novembre
Marco Montanaro e Gilles Nicoli
09 gennaio
TBA
TBA
10 febbraio
TBA
TBA
11 marzo
TBA
TBA
12 aprile
TBA
TBA
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!
3096
https://www.dudemag.it/letteratura/cronaca-dal-tour-de-france-una-settimana-per-battere-i-giganti/

Cronaca dal Tour de France: una settimana per battere i giganti

Se capovolgiamo però prospettiva e seguiamo invece un discorso del tutto logico e razionale, beh, possiamo allora dire che…

Se c’è una lezione che il grande pubblico del ciclismo ha imparato nel corso del tempo è quella di non dare mai nulla per scontato. Soprattutto in una corsa a tappe dove la vittoria finale spesso si gioca sul filo dei secondi: può succedere di tutto, anche che un bus rimanga incomprensibilmente incastrato sulla linea del traguardo, o che un cane attraversi la strada al passaggio del gruppo rischiando di provocare una caduta catastrofica. Ogni insidia è dietro l’angolo, ogni metro di strada può trasformarsi in un incubo senza via d’uscita. Volete chiedere ad Andy Shleck come è finito il Tour di tre anni fa?

Un semplice salto di catena in uno dei momenti chiave della corsa ha spazzato via ogni sogno di gloria, regalando la vittoria ad Alberto Contador, che ha giustamente deciso di approfittare della situazione senza pensarci troppo.

Puoi essere anche più forte di Eddy Merckx ma se qualcuno sta giocando con la tua bamboletta voodoo puoi solo sperare che smetta. Uscire incolumi da venti giorni di gara, non perdere la condizione strada facendo, resistere ai turbamenti atmosferici, evitare le cadute rimanendo intrappolato nella pancia del gruppo o perdere il supporto della tua squadra spesso sono fattori che sfuggono al controllo. Certo, l’abilità del corridore sta anche nell’evitare rischi continui e affrontare le situazioni più delicate; ma insomma: se ti dice male? Se proprio non è aria? Anche se ti hanno dato una bicicletta da ventimila euro la sfera di cristallo da piazzare sopra il telaio, quella ancora non l’hanno inventata.

Se capovolgiamo però prospettiva e seguiamo invece un discorso del tutto logico e razionale, beh, possiamo allora dire che Chris Froome già vinto il Tour De France, o quasi.

Sul primo arrivo in salita ad Ax 3 Domaines a cinque km dall’arrivo Alberto Contador non riesce più a tenere le ruote del piccolo gruppetto trainato da Richie Porte, gregario di lusso della Sky. Froome se ne accorge e decide di passare all’attacco staccando tutti, nessuno è in grado di seguirlo, il suo è un volo liberatorio che attende dallo scorso anno, quando la sua squadra decise di affidargli l’ingrato compito di trainare quel mod di Bradley Wiggins alla vittoria del Tour, anche se poi era lui il più forte di tutti. Quest’anno però è capitano e può fare quello che vuole.

Conquista la tappa e la maglia gialla rifilando quasi due minuti a Contador e un minuto a mezzo a Valverde. Gli unici che possono ancora impensierirlo, tutti gli altri iniziano a fare la valigie.

Il Tour sembra già chiuso, eppure il giorno dopo accade l’imprevedibile. Proprio nel momento in cui tutti riconoscono a Froome e alla Sky il dominio su una corsa già chiusa con una superiorità imbarazzante (che ha portato qualcuno a insinuare “aiutini” in stile Uspostal, la squadra di Lance Armstrong) il team britannico entra in crisi. Il muro giallo inizia a sgretolarsi, pagando lo sforzo del giorno prima per lanciare il capitano verso la vittoria. Richie Porte, il secondo della generale, si stacca quasi subito a cento km dall’arrivo nei primi GPM della tappa, seguito da tutti gli altri. La maglia gialla è sola e la corazza che la riveste ha ceduto. Gli altri se ne accorgono subito: Valverde lancia la Movistar allo scopo di eliminare definitivamente Porte con due obiettivi: conquistare la seconda posizione e isolare Froome.

Nel ciclismo, soprattutto quello contemporaneo, non basta semplicemente essere il più forte di tutti per vincere, occorrono doti più sofisticate. Capire quando è il momento giusto per attaccare o difendersi, incrociare lo sguardo dell’avversario e, in una frazione di secondo, intuire quanta energia possiede ancora; evitare tutti i trabocchetti del percorso, stringere alleanze tra i team o centrare la fuga giusta. In parole povere: lucidità ed intelligenza.
Chris Froome dimostra di avere queste qualità e l’attacco dei Movistar si spegna quasi subito. La maglia gialla capisce che il momento è difficile e decide di chiudere da subito sugli uomini di Valverde mettendosi a ruota, senza farsi intimorire da nessuno, dimostrando che anche da solo è lui il più forte, gli altri possono raccogliere le briciole. Pericolo scampato.
Ora bisogna mettere il sigillo sul Tour e la cronometro verso Mont San Michel è l’occasione giusta: in trenta km Froome annichilisce i suoi ultimi avversari, rischiando anche di vincere la tappa contro Tony Martin, il campione del mondo nelle prove contro il tempo. La maglia gialla è un proiettile sparato a cinquanta km/h, un motorino che aspetta nel garage da più di un anno pronto per essere usato, pronto per smontare i freni e dare gas a tutta.

In quasi 40 minuti i distacchi si fanno pesantissimi, ai limiti dell’incolmabile Valverde è a tre minuti e mezzo dalla maglia gialla, Contador a quasi quattro.
Quello che però non ti aspetti davvero accade nella tredicesima tappa verso Saint Armand Montrond. In una frazione di 173 km completamente pianeggiante, la classifica generale viene nuovamente stravolta. Dicevamo prima che in venti giorni di gara non puoi mai sapere come va a finire, bastano pochi secondi perché ogni pericolo, ogni insidia lungo il percorso possano trasformarsi in un KO definitivo. Valverde a cento km dall’arrivo fora la ruota posteriore e invece di prendere la bici di qualche compagno di squadra, per ripartire subito decide di sostituirla. Cinque-sei secondi che si dimostreranno fatali; il gruppo davanti non lo aspetta, anzi: inizia a tirare e, complice il vento, rientrare è impossibile. Dieci minuti di ritardo e addio podio. Ma la cosa ancora più sorprendente è che un tappa così inutile si trasformi improvvisamente in una cronometro a squadre in grado di riaprire il Tour De France. Il vento è il fattore determinante che spacca il gruppo in due tronconi. Froome rimane nuovamente isolato senza compagni di squadra mentre la Saxo di Alberto Contador se ne va tirando a tutta. A fine tappa lo spagnolo guadagna un minuto e nove secondi sulla maglia gialla. Una mossa geniale di Contador come nella Vuelta dello scorso anno, che demolisce le certezze della maglia gialla. Il Tour forse si riapre nel momento meno aspettato.

Mark Cavendish: ci sono un sacco di motivi per odiarlo. Cavendish è la rappresentazione ciclistica delle ingiustizie del mondo; è la morale che essere umili faticatori non paga. Soprannominato Cannonball, ha vinto venticinque tappe del Tour de France e le classifiche a punti del Tour, della Vuelta e del Giro. E non saprebbe nemmeno arrampicarsi sulla salita della maranella vicino casa vostra. Tanto forte nello sprint, quanto inabile in qualsiasi altra fase della gara. In molti l’hanno visto aggrapparsi alle ammiraglie in salita, senza ritegno, senza alcun timore di farsi sgamare: er peggio. Cavendish è il collega raccomandato che passa la propria vita lontano dall’ufficio a bere, fumare erba e guardare la tv, per poi vincere quella promozione su cui stavi lavorando da anni. Cavendish è l’amico che a Pes ti sfida col Real Madrid quando prendi il Livorno, ti batte quattro a zero ed esulta ad ogni gol come se fosse il primo della sua vita. E poi, dopo aver vinto la sua gara infrangendo cinquanta regole etiche del ciclismo, lo aspetta a casa la sua ragazza, che sicuramente è meglio della tua. È quindi comprensibile che qualcuno possa essere andato in puzza quando, nello sprint finale verso Saint Malo, ha scaraventato a terra con una spallata Tom Veelers. I francesi – come può aver presente chi ha visto la statua di Zidane e Materazzi fuori dal Pompidou – sono un tantino permalosi; così il giorno dopo un tifoso Davvero incazzato ha rincorso irriducibile Cavendish tirandogli una secchiata di piscio. So quello che state pensando e no, purtroppo non abbiamo né foto né video, c’è però il tweet del compagno di squadra Jerome Pinot che denuncia l’evento.

I giochi sono chiusi o il Tour si è improvvisamente riaperto minando le certezze di Froome? Nessuno può ancora dirlo. Una cosa però è certa – a differenza dello scorso anno quando Bradley Wiggins è stato scortato per venti giorni fino alla vittoria da una squadra indistruttibile che non ha mai ceduto nemmeno per un giorno – stavolta Chris Froome è da solo. La Sky ha iniziato a perdere colpi nel secondo giorno sui Pirenei e all’appello mancano ancora le Alpi (molto più toste), senza contare poi che un Contador ritrovato piazzerà ogni trabocchetto possibile per far saltare il banco.

Froome ha ancora due minuti di vantaggio sui suoi avversari e rimane il favorito numero uno, vedremo però cosa si inventeranno gli altri. Alla fine della corsa manca ancora una settimana, noi ci aspettiamo che il Tour De France, nell’anno del suo centenario, sia celebrato fino all’ultimo metro, fino a riempire di sudore quella maglia gialla tanto ambita.

L’illustrazione di apertura è di Patrizio Anastasi (Studio Pilar).

Andrea Minciaroni scrive per Crampi Sportivi rivista online di approfondimento sportivo. Ripudia la retorica, il buonismo, l’ingiustizia, la discriminazione razziale e la Difesa a 3. Ripudia gli scarpini troppo colorati, i nostalgici dei bei tempi andati, i centrocampisti che non tirano mai e i tennisti che non scendono a rete. Ama uno sport raccontato dal divano, ma anche analizzato dalla scrivania. Il tentativo è quello di portare Zinedine Zidane e Dennis Rodman a cena dal professor Heidegger.

Andrea Minciaroni
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude