Tonino Accolla, perché lo celebriamo
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Tonino Accolla, perché lo celebriamo

Nessuno si chiede se il suo ingresso nel nostro vissuto sia stato positivo o meno. Nessuno si è chiesto se il lavoro di quest’uomo morto pochi giorni fa, quest’uomo da tutti celebrato, sia stato un bene o un male per il cinema e l’animazione.

Il 14 luglio è morto Tonino Accolla, figura centrale del doppiaggio italiano. È stato la voce di Homer, Eddie Murphy, Timòn e tanti altri. È stato inoltre direttore del doppiaggio di bella parte del cinema arrivato in Italia.
Qui ospitiamo un contributo di Gabriele Niola sul ruolo, i presunti meriti ed i presunti demeriti di Accolla.
Ci sono passaggi duri e certamente discutibili, vi avvertiamo.
Buona lettura.

Assieme a Luca Ward è stato il doppiatore più noto e riconoscibile della propria generazione (quella che ha seguito Ferruccio Amendola, Glauco Onorato e soci), solitamente utilizzato per ruoli comici o cartoni animati in virtù di un timbro acuto e molto malleabile, ma ovviamente anche capace di doppiare attori seri (Kenneth Branagh) se non minacciosi (Gary Oldman in Leon) e infine direttore di doppiaggio tra i più potenti (diresse Titanic oltre ad aver spadroneggiato in lungo e in largo sui Simpson), Tonino Accolla, morto da pochi giorni ha messo mano in tantissima parte del cinema arrivato in Italia tra la fine degli anni Ottanta e oggi, contribuendo di fatto ad alcuni dei peggiori stravolgimenti di senso e di tono che la già deprecabile invenzione del doppiaggio impone.
Venerato per le sue invenzioni (solitamente la più citata è la risata di Eddie Murphy, che in originale non esiste o quantomeno non è particolare e quindi caratterizzante) nonchè per larga parte dell’adattamento dei Simpson (voci dialettali, gag cambiate, nomi storpiati), Accolla con impegno e follia crescente nel corso degli anni è riuscito a rendere accettabili alcune delle pratiche più odiose e violente nel campo del doppiaggio, come l’uso di talent occasionali (Bonolis, Serena Dandini, Totti e Ilary, Sgarbi e Paolo Liguori sempre per I Simpson).
All’indomani della sua morte viene ricordato soprattutto per il discorso di Enrico V pronunciato in realtà da Kenneth Branagh e per Homer Simpson (i cui toni sono poi calibrati sul doppiatore originale, Dan Castellaneta), con gli onori e il rispetto che si tributano a chiunque muoia, anche se non lo si è conosciuto, e con la consueta ignoranza rispetto a cosa sia abilità, cosa sia merito di chi dà la voce e cosa merito dell’attore primario, infondendo il tutto con il vago senso di nostalgia individuale che porta ad esaltare qualsiasi cosa faccia parte del nostro vissuto e il rispetto dovuto a chiunque muoia solo per il fatto di essere morto (ma questo sul merito di morire e il rispetto che ne consegue a prescindere è un altro discorso).
E del nostro vissuto del resto Accolla fa effettivamente parte, vista la quantità di attori doppiati e di doppiaggi diretti, ma nessuno si chiede se il suo ingresso nel nostro vissuto sia stato positivo o meno. Nessuno si è chiesto se il lavoro di quest’uomo morto pochi giorni fa, quest’uomo da tutti celebrato, sia stato un bene o un male per il cinema e l’animazione. Che poi dovrebbe essere il punto della questione no? Ne abbiamo beneficiato o meno? Sarebbe stato meglio o peggio se non avesse fatto quel che ha fatto?
Il punto è che siamo tutti abituati a Tonino Accolla, che aveva una voce bellissima davvero e spesso un modo di recitare le parti altrui molto convincente e stratificato, dotato di toni, colori e timbri vari e affascinati applicati a film che ci sono piaciuti a tutti.
Anche a me piace quando dice «Vogli odire tutti!» in Leon, ma so che non lo dice lui e il motivo per cui mi piace quella cosa non è per come lo dice lui ma perchè c’è un film dietro che è forte e il momento in cui arriva quella frase è perfetto, in bocca la personaggio giusto nella maniera giusta. Inoltre io non so (in realtà lo so) se non sia meglio come lo dice Gary Oldman (è meglio e il motivo è semplice: lui è quello che stava sul set e ha recitato tutto il film, lo sa lui come si fa quella parte non un signore in uno studio a Roma).
Siamo tutti affezionati a Mike di Monster’s & Co., io in primis, e questo perchè si tratta di un film straordinario e non per la voce che aveva, quella è la parte di abitudine, la stessa che mi provoca serenità nel vedere il nuovo Monster’s University e risentire quella voce lì.
La questione dunque è un’altra (dando per scontato che non si affronterà ora il ben più serio problema sull’opportunità di vedere cose doppiate perchè è tanto faticoso dover anche leggere mentre si guardano immagini e sentono suoni), ovvero quanto l’estro di Accolla abbia cambiato ciò che vediamo e la risposta la stanno dando tutti quelli che lodano la “personalità” del suo lavoro: tanto. E questo è bene? Ovviamente no. La ragione non è solo che io voglio vedere un film di James Cameron non uno di James Cameron con i dialoghi di Accolla o che voglio godermi Eddie Murphy non Eddie Murphy “migliorato” da Accolla o ancora che trovo geniali i Simpson, dunque perchè dovrebbero esserlo per tutto tranne che per le voci? Per le voci sono meglio Accolla e Sgarbi. Ah! E anche per adattare. La ragione per la quale la personalità che Accolla ha infuso nel proprio lavoro non è un bene perchè ci distoglie da una delle molte caratteristiche dell’arte audiovisiva, ovvero metterci a contatto con altre realtà, altri modi di intendere la vita, di parlare, ridere, piangere e dire cose felici o dolorose, di fare comicità e essere diversi da noi. La personalità di Accolla avvicinava tutto a noi rendendolo più facile.
La verità quella vera è che Tonino Accolla è stato uno degli esponenti più in vista e potenti della sottile arte italiana di modificare i prodotti stranieri, livellarli verso il basso, in modo che possano essere più vendibili ad un pubblico che ci sta lì in basso e ad uno che accetta di mettercisi, un pubblico che in nessuna maniera farà uno sforzo di essere migliore entrando in contatto con cose nuove.
In più Tonino Accolla ha deliberatamente (e senza che gli venisse chiesto) alterato recitazione, espressioni e creato luoghi comuni inesistenti attorno ad attori fenomenali, di fatto modificando e snaturando gag, battute e interpretazioni di materiale in alcuni casi (non sempre sia chiaro) da storia del cinema e della tv. E nemmeno poco.
Celebrarne il lavoro mi sembra abbastanza assurdo. Ma sono anche conscio che si celebra qualsiasi cosa sia entrata senza dolore nei nostri ricordi, senza farsi domande. Dunque….

Gabriele Niola
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