Nel settembre del 1986 usciva nelle edicole italiane L’Alba Dei Morti Viventi, il primo numero di Dylan Dog, creato dallo scrittore Tiziano Sclavi, disegnato da Angelo Stano e pubblicato dalla Sergio Bonelli Editore. Sul fumetto, su quanto fu in grado di prendere il genere ai tempi più popolare – l’horror – e di trasformarlo in un calderone irresistibile di citazioni, ironia e fantasia, davvero capace di incarnare lo spirito dei tempi, è stato scritto tantissimo e l’affermazione che più di ogni altra sa riassumere ciò che è stato il fenomeno Dylan Dog è del geniale Umberto Eco che disse «Posso leggere la Bibbia, Omero o Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi»*. Ventisette anni dopo, passata l’enorme attenzione mediatica, le ottocentomila copie di tiratura e con il fumetto arrivato ormai al numero 326, Dylan Dog rimane un oggetto di culto per migliaia di lettori e per un’intera generazione cresciuta sulle sue pagine.
Nel 2010 è stato realizzato negli Stati Uniti Dylan Dog – Il Film, diretto da Kevin Munroe – un lungometraggio che tentò, con scarso successo, di trasporre la creatura di Sclavi al cinema. Nel 2013 iniziano a circolare sul web le prime notizie su un nuovo progetto, Dylan Dog – Vittima Degli Eventi: l’intenzione è di realizzare un film su che renda finalmente giustizia a Dylan Dog. Ne sono ideatori due giovani autori romani, Claudio Di Biagio (Freaks!) e Luca Vecchi (The Pills). Incuriositi dal loro progetto, li abbiamo incontrati.
Com’è nata l’idea di Dylan Dog – Vittima Degli Eventi?
Claudio: Sono sempre stato un grandissimo fan di Dylan Dog. Posso dire di aver sempre coltivato il sogno di realizzare qualcosa tratta da Dylan. Quando incontrai per la prima volta Valerio Di Benedetto gli dissi subito: «Ma lo sai che sei identico a Dyan Dog?», lui ci pensò un po’ e poi mi disse: «Ma lo sai che c’è un mio amico che è uguale a Groucho?»
Luca: Groucho è una specie di mio cavallo di battaglia: appena c’è l’occasione, Carnevale o Halloween, mi sono sempre travestito da Groucho. Uno deve cercare di mascherarsi da quello a cui somiglia, altrimenti non sei credibile, non funziona. Io ho scoperto di somigliare a Groucho. Tra l’altro Valerio fece vedere a Claudio una mia foto vestito da Groucho scattata proprio per Dude, un po’ di anni fa (la trovate nello slider in alto n.d.r.).
Dylan Dog è un fumetto piuttosto complesso, con numerose anime al suo interno. Ci sono storie surreali, al limite del delirio (Storia Di Nessuno, Morgana), ci sono poi le storie citazioniste di omaggi al cinema horror (Le Notti Della Luna Piena, I Delitti Della Mantide) e ancora i numeri più delicati, “seri”, emozionanti, spesso i più amati dai lettori (Johnny Freak, Il Lungo Addio). A quale Dylan Dog vi siete ispirati per la scrittura del soggetto?
Luca: Rispetto a Claudio che è un fan sfegatato da sempre, io ho scoperto Dylan Dog quando ero al liceo. Questo forse mi ha aiutato ad avere uno sguardo più oggettivo sul fumetto. Se uno ci pensa Dylan è un personaggio assurdo: è ipocondriaco, claustrofobico, è pieno di difetti. In più ha una backstory davvero folle, raccontata nei numeri “deliranti” che hai citato. In quelle storie Sclavi ha dovuto inventarsi delle origini di Dylan Dog, alle quali probabilmente non aveva pensato inizialmente. Tutta la storia del galeone a spasso per lo spazio, con il padre scienziato, la madre Morgana, è una follia difficilmente trasportabile al cinema. Dylan diventa “umano” da adolescente, quando entra a Scotland Yard, si innamora della terrorista dell’IRA. Alla fine Dylan Dog è sempre stato un pretesto per raccontare altro, per far vivere storie, personaggi e atmosfere. Dylan non trova mai gli incubi, sono gli incubi a trovare lui. Noi abbiamo cercato di modificare un po’ questo suo aspetto, abbiamo creato un Dylan meno “passivo” e più indagatore, un investigatore come Sherlock Holmes, con numerose abilità e capacità che metterà in gioco nel corso del nostro film. Abbiamo pensato di ambientare il film a Roma, sia per un discorso pratico (girare a Londra era impossibile) sia per una mia convinzione: credo che Roma, ma in generale tutta l’Italia, si presti tantissimo per storie gotiche, misteriose, inquietanti. Il nostro paese è pieno di leggende, maledizioni, fatti di sangue. Oltre che a tutta una serie di location davvero suggestive che molti registi italiani degli anni Settanta hanno utilizzato benissimo: penso a La Casa Dalle Finestre che Ridono di Pupi Avati, tutto ambientato nella pianura Padana, o ai film di Aldo Lado, o a Non Si Sevizia Un Paperino di Fulci. Perché dobbiamo scimmiottare le cose che fanno gli americani quando abbiamo un patrimonio enorme di cose da sfruttare in Italia? Dylan Dog – Vittima Degli Eventi è anche una proposta in questa direzione: partiamo da Roma ma sarebbe bello se in altri eventuali episodi Dylan girasse per tutta l’Italia alla ricerca di altri misteri, altri incubi.
Da un punto di vista stilistico vi siete ispirati a qualche elemento del fumetto? Un particolare disegnatore magari, un certo modo di costruire l’inquadratura.
Claudio: Un fumetto e un film sono due cose molto diverse. La costruzione visiva di un fumetto ha molto a che fare con una sorta di quinta teatrale: è bidimensionale, i personaggi hanno con lo spazio scenografico un rapporto molto specifico. Un film è diverso, la macchina da presa si muove a 360 gradi lungo un dato ambiente, lo esplora in un modo completamente differente. Da un punto di vista visivo i disegnatori che amo di più sono Corrado Roi e Bruno Brindisi. Adoro le loro vignette e studiandole attentamente ho sviluppato delle idee di messa in scena piuttosto particolari. Se ci fai caso nei fumetti quando due personaggi stanno parlando spesso il disegnatore stacca su degli aspetti apparentemente secondari per la scena, tenendo le voci fuori campo: un oggetto in primo piano, un personaggio secondario. È un esempio delle cose che sto cercando di ricreare durante le riprese. Ho cercato di rifare una vignetta del numero Le Vie Dei Colori** e mi sono accorto di quanto le prospettive di un disegno possano essere completamente sballate rispetto alla realtà. È stata dura ma sono molto soddisfatto del risultato. Anche in cose come queste si vede la differenza tra fumetto e cinema.
Quali sono invece i tuoi riferimenti cinematografici, registi di cui stimi il lavoro e ai quali magari ti sei ispirato?
Claudio: Senza tornare indietro ai grandi maestri ti dico che forse il regista contemporaneo che più ammiro è Cuarón. Adoro la sua costruzione dell’immagine, i suoi piani sequenza. È uno dei riferimenti più importanti nel mio percorso di regista, assieme a Malick, Refn, Nolan. Amo i registi che sono capaci di mettere qualcosa di particolare in ogni inquadratura, che usano le immagini del cinema in modo creativo. È un approccio allo stile che amo molto e che sto mettendo in Dylan Dog – Vittima Degli Eventi.
Com’è stato realizzato produttivamente il vostro film?
Luca: I diritti di Dylan Dog sono in mano agli americani, era una strada impossibile da percorrere. Abbiamo allora pensato a un progetto no profit e ci siamo rivolti al crowdfunding, lanciando una campagna di donazioni su Indiegogo. Abbiamo ottenuto dei grandi risultati che ci hanno permesso di dare il via alle riprese. Parallelamente abbiamo lanciato sul web due piccoli promo (in realtà era uno che poi Claudio ha deciso di spezzare in due al montaggio). Soprattutto il secondo è piaciuto molto e ci ha aiutato a destare curiosità e interesse intorno al nostro progetto. Faremo altri incontri con il pubblico per presentare il progetto e per raccogliere i soldi che ci mancano per completare la postproduzione. L’idea è quella di mostrare le potenzialità del personaggio e di una eventuale serie, di cui quello che stiamo girando rappresenta il pilota.
Cosa ne pensate di Dellamorte Dellamore di Soavi e di Dylan Dog – Il Film di Kevin Munroe?
Claudio: Il film di Soavi è tratto da un romanzo di Sclavi, non è proprio un film su Dylan Dog. Il romanzo è molto bello e Soavi ha fatto un buon lavoro secondo me: è un film strano ma con molte cose interessanti. Il film di Munroe non mi è piaciuto: non c’è nulla di Dylan Dog, è un film davvero povero.
Luca: Sembra Van Helsing ma senza soldi. O una puntata di Buffy. È un film che credo non sia piaciuto davvero a nessuno. Abbiamo visto anche due fan film su Dylan: La Morte Puttana di Denis Frison e Il Trillo del Diavolo di Roberto D’Antona. Sono due lavori divertenti ma quello che stiamo cercando di fare noi è alzare un po’ il tiro, alzare l’asticella per fare un prodotto che abbia uno standard di realizzazione non da web. Claudio ha detto una cosa molto interessante: stiamo cercando di produrre il cinema per il web. Credo che sia una cosa a dir poco avveniristica. Almeno per l’Italia.
Come è stato selezionato il cast?
Claudio: A parte Valerio che fa Dylan e Luca come Groucho, abbiamo cercato attori in grado di dare vita ai personaggi, di renderli reali, credibili. Spesso nei fumetti di Dylan i personaggi sono utilizzati come elementi di un certo mood, portatori di un’atmosfera o suggestione particolare. Non hanno uno spessore, non hanno una vera personalità, sono più degli accessori di una certa tipologia di racconto. In scrittura abbiamo cercato di creare dei personaggi che fossero delle funzioni di Dylan Dog, che avessero un loro preciso background in grado di renderli veri e non bidimensionali. Il cast è stata una logica conseguenza di questa nostra impostazione nel lavoro. Ci sono parecchie guest stars che però non possiamo rivelare adesso. Sono davvero felicissimo di come stanno andando le cose: sto realizzando un mio sogno e lo sto facendo al massimo delle mie possibilità, con mezzi, professionisti, attenzione a ogni dettaglio. È così che vorrei lavorare sempre, la cosa incredibile è che tutto questo lo devo al pubblico, alla rete che ci ha supportato e finanziato il progetto. È una cosa bellissima.
Se vuoi contribuire alla realizzazione di Dylan Dog – Vittima degli eventi clicca qui. Se non vuoi contribuire alla realizzazione di Dylan Dog – Vittima degli eventi clicca qui. La pagina Facebook di Dylan Dog — Vittima degli eventi: qui.
Foto di Francesco Galati. Video backstage a cura di Serena Tateo
* da Umberto Eco e Tiziano Sclavi. Un dialogo, tratto da Dylan Dog, indocili sentimenti, arcane paure (a cura di) Alberto Ostini, Euresis, Milano, 1998
**Le Vie Dei Colori è un albo speciale apparso sulla rivista Tutto, n.10 dell’ottobre 1996. L’albo, scritto da Tiziano Sclavi, è un omaggio all’omonima canzone di Claudio Baglioni.





