Le telephile – Le serie tv della nuova stagione
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Le telephile – Le serie tv della nuova stagione

Settembre per il telefilo è il mese in cui, finalmente, gli show preferiti tornano in TV (o meglio, in rete) e i network propongono tante nuove tentazioni offerte su un piatto d’argento

Settembre. Per lo studente medio, è il momento del tanto odiato ritorno sui banchi. Per il cinefilo, è Venezia, la mostra, il Leone d’Oro. Per il telefilo è il mese in cui, finalmente, gli show preferiti tornano in TV (o meglio, in rete) e i network propongono tante nuove
tentazioni offerte su un piatto d’argento, tra un teaser trailer, che forse contiene il meglio di ciò che vedremo, e un glamour photoshoot con gli attori. Come destreggiarsi in un tale mare magnum? Quale serie scegliere ed essere sicuri che non venga cancellata dopo tre
puntate tre, causa bassi indici di ascolto? Non ancora dotati del dono della preveggenza, possiamo solo tentare di darvi qualche coordinata nella speranza di arrivare a fine stagione e udire la parola renewed.

Se siete tipi da commedia, allora due sono le new entry da tenere d’occhio. La prima ha il volto fresco e gli occhioni sgranati di Zooey Deschanel. New Girl, questo il titolo della sit-com targata FOX, potrebbe facilmente essere la reinterpretazione al femminile di (500) Days of summe, commedia in cui la Deschanel era la causa dei patimenti d’amore del povero Joseph Gordon Lewitt. Qui è lei a essere scaricata. Jessica Day, eccentrica ragazza che improvvisa jingle e cita Il signore degli anelli come fosse Pretty Woman, lasciata dal ragazzo, si trasferisce in un nuovo appartamento con tre ragazzi: il bartender Nick, il rubacuori Schmidt e l’ex-atleta Coach. Tra una marathon di Dirty Dancing e un salto al pub con i ragazzi, Jess tenterà di trovare la giusta chiave per la sua ritrovata singletudine. Apparentemente la classica sit-com, New Girl trova i suoi punti di forza nello script di Liz Meriwether che ben si sposa con la personalità della Deschanel, la quale dona a Jess tutto il suo background pop culture e la sua natura spumeggiante.

Up All Night, invece, punta su una coppia di attori comici ben rodati come Christina Applegate e Will Arnett, a cui si aggiunge Maya Rudolph, uno dei capisaldi del Saturnday Night Live, di recente al cinema con Bridesmaids. Reagan e Chris, neogenitori, si ritrovano ad affrontare tutte le sfide che una bambina di pochi mesi pone sul loro cammino, destreggiandosi tra casa e lavoro, in particolare Reagan, la quale trova ben poco supporto nella miglior amica Ava, baby-fobica dichiarata.

Da segnalare anche il ritorno di Mike&Molly, serie che la scorsa stagione ha sdoganato uno dei tabù della TV americana con i suoi protagonisti sovrappeso (non a caso, visto che uno dei creatori è il Chuck Lorre di Pappa e Ciccia). Forte di un Emmy come miglior attrice per Melissa McCarthy, la sit-com continua a far ridere con questa insolita storia d’amore, ma soprattutto con i personaggi di contorno: dalla sorella di lei, costantemente strafumata, alla madre di lui, che ama il suo cane più della futura nuora.

Di tutt’altra pasta le serie drama. A cominciare dalla nuova creazione di J.J. Abrams (anche con Alcatraz a partire da gennaio), Person of Interest. Già dalla prima puntata il telefilm promette misteri e una propria mitologia da scoprire, legata alla macchina progettata da un multimilionario in grado di predire l’identità di persone connesse con crimini futuri. Il mondo creato da Abrams e Jonathan Nolan (Il cavaliere oscuro) è claustrofobico, orwelliano, tutto occhio meccanico e paranoia post-11/9. E se ciò non bastasse, protagonista del serial è Michael Emerson, attore che ha dato corpo ed inquietante enigmaticità a Benjamin Linus per cinque stagioni di Lost.

Altro mondo abramsiano è quello di Fringe, di ritorno con una quarta stagione dopo il finale shock dello scorso maggio. Da non perdere la premiere in cui i due universi paralleli, ormai fusi, si incontreranno e soprattutto il face-off tra doppi: Olivia/Bolivia, Walter/Walternate.
Reboot in salsa americana è, invece, Prime Suspect. L’originale serie britannica nasce a inizio anni Novanta dalla penna di Lynda La Plante, creatrice di Jane Tennison, unica donna ispettore in un mondo ancora estremamente maschilista come quello della Polizia londinese. Per sette stagioni e quindici anni, la serie ha affrontato temi scottanti come la pedofilia, il razzismo, prostituzione e alcolismo, raggiungendo lo status di serie cult, anche grazie alla magnifica interpretazione di Helen Mirren. Più che con garanzie, quindi, ci avviciniamo a questo nuovo remake con una certa curiosità, in particolare per quanto riguarda il personaggio della protagonista, così iconico ed irripetibile, qui incarnato da Maria Bello. Due stili recitativi del tutto diversi, personalità agli antipodi. Inutile sarebbe ricalcare l’originale o fare confronti diretti. Rimane solo da vedere se e come la Bello saprà dare la propria impronta al personaggio.

E parlando di Gran Bretagna, non possiamo non citare Downton Abbey. Entrata nel Guinness dei primati come serie meglio recensita del 2010-2011 (92% su Metacritic), 6 Emmy Awards e ascolti da record, la serie creata e scritta da Julian Fellowes, già Oscar per Gosford Park, torna con una seconda stagione di otto episodi e un Christmas Special. La prima puntata si apre in medias res, nel bel mezzo della Prima Guerra Mondiale con un salto temporale di due anni dalla fine della prima stagione. Si ritrovano tutti i personaggi e nuovi volti, ma la formula che l’ha resa vincente non cambia: sempre più canto del cigno di una società che sta scomparendo, si seguono le vicende dei rampolli dell’aristocrazia inglese e dei loro servitori. Fellowes tratteggia ancora personaggi e situazioni con delicatezza e cura, una sorta di pittore fiammingo della penna, non risparmiando momenti più divertenti (grazie anche all’impareggiabile Maggie Smith) ed echi della miglior letteratura inglese di fine ‘800.

Infine, ma la lista potrebbe essere molto più lunga, Life’s Too Short, serie in stile mockumentary della BBC sulla vita di uno showbiz dwarf, come l’ha ribattezzata il suo creatore Ricky Gervais (The Office, Extras). Protagonista è Warwick Davies, attore alto poco più di un metro che da tempo lavora nel cinema (da Willow a Harry Potter), il quale recita una versione più egocentrica ed esagerata di sé stesso. La sit-com seguirà le sue tribolazioni durante la realizzazione di un documentario che dovrebbe riportarlo sulla cresta dell’onda, incrociando guest star come Helena Bonham Carter e Steve Carell. Graffiante humor britannico assicurato.
Sopravvivranno alle dure leggi del marketing e al giudizio del pubblico? Ai posteri l’ardua sentenza. A noi non resta che rimanere incollati allo schermo: tv o laptop poco importa, trasportati in luoghi e tempi altri. E sperando che la settimana passi in fretta per vedere la prossima puntata.

Eleonora Sammartino
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