CIRCOLO DISAGIO #5 • UNA RUBRICA DI COMMENTO A MASTERPIECE CHE È PROPRIO COME VE L’ASPETTATE
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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CIRCOLO DISAGIO #5 • UNA RUBRICA DI COMMENTO A MASTERPIECE CHE È PROPRIO COME VE L’ASPETTATE

Intorno a noi stanno accadendo strane cose. Ci stiamo costruendo da soli la fossa, avrebbe detto il vecchio saggio di Castellammare, e come contraddirlo. 

Intorno a noi stanno accadendo strane cose. Ci stiamo costruendo da soli la fossa, avrebbe detto il vecchio saggio di Castellammare, e come contraddirlo. Le feste sono cominciate per tutti ma il Circolo Disagio non riesce a fermare la macchina che con tanta leggerezza è stata messa in moto quella serata fredda di novembre. Una macchina costruita così, pensando alle cromature più che ai freni, agli adesivi con le fiamme laterali più che agli airbag. E adesso sono un po’ cazzi nostri se gli amici di Con Altri Mezzi rimandano alle nostre cronache disagiate per chi volesse approfondire i contenuti di ogni singola puntata di Masterpiece. Loro non hanno tempo, loro comunque hanno una vita. Proprio come tutti noi fino al 17 novembre scorso, sospira qualcuno. Pacche sulle spalle a iosa vengono dispensate vicendevolmente mentre altri cominciano a dire il proprio nome ad alta voce, seguito dal numero della propria tessera.

Questo perché dal 19 dicembre siamo tesserati Circolo Disagio (tra le foto in apertura, la tessera del nostro Presidente Onorario n.d.r.). Abbiamo pensato che qualcuno avrebbe cercato di rinnegarlo nei momenti più difficili, quindi serviva un documento in cartoncino scritto a penna che ci ricordasse che oramai la domenica sera ce la siamo giocata, almeno per questa stagione tv.

Con il rischio consapevole di rendere troppo lungo questo articolo, ci teniamo comunque a inserire di seguito il manifesto di Circolo Disagio stilato con cura tra lacrime e sangue:

  1. La prima regola del CircoloDisagio è che non si parla del CircoloDisagio. 
  2. Non si deve mai parlare del CircoloDisagio – Raccontate di certe riunioni esclusive in cui ci si riscalda stretti su un divano e si guarda la tv generalista con commenti appassionati. Provateci. Quando faranno le squadre a pallavvelenata sarete gli ultimi a essere scelti.
  3. Niente scarpe, niente camicia.
  4. Al CircoloDisagio si sta un po’ come cazzo ci pare.
  5. Combattono solo due persone alla volta per il possesso del telecomando.
  6. Il combattimento finisce quando uno dei due si accascia a terra o perde i sensi.
  7. Se è la vostra prima sera al CircoloDisagio dovete twittare. #nomeprogramma #circolodisagio

Ma veniamo alla puntata numero 5 (per guardarla o riguardarla clicca qui). Pericolosa altalena di emozioni, in questo penultimo appuntamento 2013: con un tweet chiediamo speranzosi al direttore di Rai Tre Andrea Vianello, se è prevista una pausa natalizia per Masterpiece. Gelo: ci risponde di no, addio ferie. Subito dopo scopriamo che la prossima sarà l’ultima puntata prima della fase finale che riprenderà a febbraio. Non possiamo nascondervi che è stato stappato uno spumante, non possiamo nascondervi che alcuni hanno telefonato ai propri cari a casa annunciando l’imminente libertà. Con tutto l’affetto, non pensavamo potesse essere così provante.

Non grida e non stacca la testa di una concorrente che descrivendo il personaggio del suo libro di cui ho forzatamente rimosso nome e titolo, dice con voce pedante: «Lui pensa tutto quello che gli passa per la testa»

De Carlo è insolitamente quieto, rilassato, trattenuto. Qualche dubbio ci viene, non foss’altro perché in un paio di inquadrature si intravede un tecnico che gli inietta frettolosamente delle dosi sovraumane di sedativi per mammut, prima di nascondersi dietro le impalcature. È forse per questo che non lancia manoscritti? Non grida e non stacca la testa di una concorrente che descrivendo il personaggio del suo libro di cui ho forzatamente rimosso nome e titolo, dice con voce pedante: «Lui pensa tutto quello che gli passa per la testa». Ehi amica, buongiorno! Più o meno, sai, funziona così. Si pensa quello che si ha nella testa. Vogliamo rendere noto che chiederemo rimborsi alla produzione di Masterpiece perché l’ira scatenata dalla tautologia della suddetta concorrente ha causato danni materiali alla sede del nostro gruppo d’ascolto. I danni ammontano a: due bicchieri rotti, un telecomando frantumato, uno stipite ammaccato, quadri rotti, varie mattonelle divelte, una mano fratturata.

Dopo aver scartato -tra gli altri- un promettente manoscritto su emigranti dei primi del Novecento dal titolo hitchcockiano A New York piovono uccelli! ecco i concorrenti in gara:

La Piangente, ovvero la lavoratrice licenziata dopo anni di servizio che racconta la storia di un imprenditore licenziato che si ritrova nuovamente alla base della gavetta nel ruolo di magazziniere. Su questa donna il Circolo Disagio non se la sente di scherzare.

Il giovane ProtoPoeta, diciannovenne appena uscito dal liceo che ha presentato un romanzo tutto scritto in versi in un italiano trecentesco che sembra fare il verso a Dante. Questo personaggio ci irrita tantissimo. Per fortuna un po’ di frutta è avanzata e perfino i vegani che sono tra noi non esitano un secondo a lanciarla contro lo schermo della tv. Ci irrita non solo l’arroganza del personaggio, ma la dolce ingenuità di De Cataldo che si sente di premiare l’originalità del suo lavoro. «Non si è mai visto un romanziere che scrive in versi», dice. Peccato che neanche due anni fa Francesco Targhetta ha pubblicato Perché veniamo bene nelle fotografie, un libro non solo bello, non solo ben recensito e discusso, ma perfino pubblicato da Isbn, la casa editrice del nostro caro coach Massimo Coppola.

Poi ci sono Toso e Trucco. Il primo: un imprenditore che riesce a trovare il tempo di leggere e scrivere semplicemente perché risparmia su quello che i suoi colleghi dedicano alle escort. Il secondo: una versione dimessa e casalinga di Emanuele Trevi che presenta un romanzo dal titolo Fight Night, la storia di un gruppo di uomini che combattono clandestinamente in un posto preso a caso sulla cartina d’Italia, tipo Genova. 

Quando si svelano le prove immersive un sospiro un po’ deluso si alza e resta a galleggiare sulla cappa di fumo che si è venuta a creare sulle nostre teste. Stanchi di inveire contro l’utilizzo dei napoletani come stereotipo, ci rendiamo conto che ci mancano un sacco i napoletani come stereotipo. Le prove che dovranno affrontare le coppie Piangente-Toso e Protopoeta-Trucco coinvolgono rispettivamente una comitiva di eroinomani e un castello di fantasmi.

Usciamo un momento dall’enfasi per rendervi partecipi di una tremenda disgrazia: a un certo punto, nello scambio continuo di file tra i narratori di questa splendida rubrica, è andata persa la versione definitiva, tra una roboante geremia di bestemmie e tentati suicidi. Strano che sia capitato solo alla quinta puntata, non poteva essere disagio fino in fondo se non fosse successo.

Ma riprendiamo: si diceva, castello di eroinomani e comitiva di fantasmi. No, fantasmi di napoletani eroinomani, insomma vabe’: l’importante è che il ProtoPoeta sappia che fare lo spaccone non funziona più da quando l’hip hop è passato di moda (perché è passato di moda vero?!), eccezion fatta per Mario Balotelli, il quale però non se la sarebbe fatta sotto per quattro rumori sospetti e una torcia che smette di funzionare. Al massimo avrebbe dato una testata a tutti i presenti.
Dall’altra parte, tutto questo parlare di eroina e eroinomani – peraltro personaggi (vedi tra le foto in apertura n.d.r.) che non avrebbero affatto sfigurato se fossero stati tra i concorrenti in gara – porta a chiederci se non fosse previsto un rifornimento anche per i poveri malcapitati che hanno deciso di creare un gruppo d’ascolto per seguire Masterpiece. Il retweet del coach Massimo Coppola ci fa ben sperare.
Saltate altre due teste con la prova scritta si giunge alla finale, rimangono in lotta Toso e Trucco un’accoppiata di cognomi che non ha nulla da invidiare a Cochi e Renato, Ficarra e Picone, Stanlio e Ollio e persino a Romolo e Remolo (ndr). In sostanza si tratta del manager che ti fa venir voglia di dargli un pugno nonostante la legge metropolitana non scritta (inventata dai secchioni nei corridoi del liceo) che vieta di picchiare quelli con gli occhiali, e il tipo che ha copiato Fight Club. Del resto anche noi lo abbiamo fatto nel nostro manifesto. Ma questo non significa affatto che facciamo parte del progetto Mayhem. Occhiolino, occhiolino, cenno di assenso, il suo nome è Robert Paulson, occhiolino.
Il mostro dell’ascensore è Simonetta Hornby, presumibilmente strafatta di LSD visto che dispensa complimenti a destra e a manca, eccedendo un po’ troppo d’entusiasmo. Patti chiari e amicizia lunga, noi questo programma lo seguiamo con gioia, ma si era detto sin dall’inizio di non definire mai i concorrenti scrittori veri. Chiudiamo un occhio, anche perché a farla franca è l’adepto di Palahniuk (ci tengo a sottolineare che l’ho scritto correttamente senza essere ricorso a Google per collocare l’acca, sfido chiunque a farlo a brucia pelo anche per Copenaghen e per Beckham).
Cogliamo l’occasione per fare gli auguri a tutti i nostri sostenitori, senza i quali probabilmente ci saremo già dati fuoco. La prossima puntata di Masterpiece concluderà la prima fase del reality, successivamente gli spettatori avranno potere decisionale proprio come in miss Italia e potranno televotare un candidato preferito da ripescare tra gli esclusi, riportandolo nella seconda fase di febbraio. Come ogni gruppo che si rispetti, anche noi abbiamo deciso di eleggere il nostro Delfino. Si tratta di Valentino Gramsci (puntata 3), il solo ad aver ammesso senza pudore di non aver avuto abbastanza tempo e dedizione per leggere la letteratura russa. Valentino Gramsci aka Lorenzo Vargas: noi siamo con te.

Ci vediamo domenica prossima con qualche chilo in più e troppo altro disagio. Jingle Bells.

A cura di Olga Campofreda, Edoardo Vitale

 

 

 

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