Non è affatto semplice redigere una presentazione sintetica degli Sventrapapere. Le loro idee sorgono in pochi secondi, si aggiornano in un attimo e subito dopo ne hanno di nuove. Si presume che il materiale concettuale a loro disposizione sia infinito.
Gli Sventrapapere nascono come progetto a scopo totalmente ludico: si incontrano tutti in Germania, dove «per ingannare un inverno rigidissimo e monogamico» due dei cinque iniziano a scrivere canzoni.
I cinque sarebbero: Carmelo Bridgestone alla voce e alla bellezza, Fernando Buonapparte alle seconde voci e alle chitarre ritmiche, Eros Tommaso Chista alla chitarra classica e alla pianola, Manlio Mitili alle chitarre elettriche e alle chitarre basso elettriche, Vassilij Briscola Gerundio a tutte le chitarre suonate bene oltre che a tutti gli strumenti derivati da una tastiera midi usb.
Ma torniamo alla storia: «Una sera fra le altre ci ritrovammo in cinque a casa di uno di noi, e scrivemmo L’esegesi di Patrizia a dieci mani, con l’aiuto peraltro di un nepalese, che per un’oretta si è trasformato in Mao Tze Tung e che salutiamo (Ciao Krishna!). In sostanza, se dovessi riassumere il senso del progetto in due parole, direi che mentre ci ammazziamo dal ridere quando ci diamo alla crapuloneria (si potrà dire?) e all’estasi bacchica, cerchiamo allo stesso tempo di portare avanti un tentativo di critica dei valori radicale. Insomma cerchiamo di fare la Gaya scienza».
Il loro nuovo disco, Buone Cose (ufficialmente consigliato da DUDE, è in streaming integrale – e download gratuito – proprio qui sotto ndr), è registrato con grande spontaneità: gli Sventrapapere stessi rivendicano di non andare mai oltre il terzo take, senza l’ausilio del click e con una strumentazione di fortuna. D’altronde gli Sventrapapere sono uomini di contenuto, si preferisce il labor limae testuale a quello musicale. I brani scaturiscono, generalmente, da una battuta, da un personaggio o da un avvenimento particolarmente esilarante. Si parte dall’argomento, si sviluppa la storia, e alla fine arriva la melodia.
All’appellativo di opinion leader, ciascuno risponde ridendo sguaiatamente, precisando che il loro è nichilismo attivo, e soprattutto che, provenendo quasi tutti da filosofia (chi dottorando, chi laureando), si sta attenti a stare lontani dalla doxa.
Chiediamo agli Sventrapapere quali prossime sorprese abbiano in serbo per noi. E qui si dividono. C’è chi vorrebbe «aprire un chiosco vista mare dove si fanno le cedrate e le ricariche telefoniche senza ricevuta», chi invece si dedicherà all’allevamento ittico e avrà un bel giardino di agrumi, chi ha in mente un chiosco alternativo, «di zeppole e panzarotti, a Berlino».
Nella discussione sembra però venire a galla una soluzione che fa contenti tutti: «farci i soldi con gli Sventrapapere, in modo da evitare il precariato. Aprire i concerti di Elio e le Storie Tese e farci apprezzare da loro anche se sappiamo fare solo il giro di Do e chiavarci le (poche) fans reperibili dopo il passaggio di Attila Bridgestone».