#CircoloDisagio l’immancabile speciale su Sanremo, road to the final
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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#CircoloDisagio l’immancabile speciale su Sanremo, road to the final

Creare un gruppo d’ascolto per Sanremo. Se ci soffermassimo a pensarci, forse non ci crederemmo neppure noi. Non si tratta di snobismo nei confronti della musica leggera italiana, non è questo il punto. Vivere una settimana di vita parallela, in cui i giorni del calendario hanno assunto nomi inconsueti in base al palinsesto. Disdire impegni e appuntamenti lasciando i nostri (ormai ex) amici increduli. Per cena rigorosamente pasta asciutta, per stare leggeri. 
Circolo Disagio è una squadra, in cui ciascuno ha i suoi ruoli e il Festival di Sanremo è il nostro Mondiale, lo stiamo vivendo così. È come se fossimo in ritiro da giorni, isolati dal mondo reale. In testa solo la partita, fino alle fine. Ci siamo avvicendati al festival con l’ingenuità degli outsider, nessuno di noi sapeva bene a cosa si stesse andando in contro. Poi si sta a contatto 24 ore su 24, il gruppo si affiata sempre più, nascono amicizie, si fanno scherzi da spogliatoio, si scarica la tensione come si può e soprattutto ci si carica a vicenda in vista della partita. Quando intorno alle 21 sentiamo la musica dell’Eurovisione, il mondo attorno scompare, il brusio della folla sparisce e scendiamo in campo certi del fatto che il tuo compagno di squadra sarà pronto a tuittare per te, quando ti scapperà da pisciare. E cazzo, tu sarai pronto a fare lo stesso quando un altro andrà a fumare perché non riesce a sopportare le imitazioni di Fazio. Tutti lì, pronti a esultare a ogni retweet, pacche sulle spalle ogni stellina incassata, incoraggiamenti al tweet mandato con il refuso. Nei momenti di difficoltà, dare palla al fuoriclasse che nei minuti di recupero si inventa l’hashtag da fuori area e risolve la partita. Non lo avremmo mai detto, ma siamo arrivati in finale. E siamo pronti, carichi più che mai per portare a casa la vittoria. Il cielo è disagiato sopra Sanremo.
A tutti quelli che sono stati con noi fino a questa vigilia. Fate parte della squadra, fratelli. Vi siete meritati la divisa ufficiale, la possibilità di scaricare il poster e la tessera ufficiale*.
 
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*scriveteci a editor@dudemag.it per avere la vostra tessera.

Creare un gruppo d’ascolto per Sanremo. Se ci soffermassimo a pensarci, forse non ci crederemmo neppure noi. Non si tratta di snobismo nei confronti della musica leggera italiana, non è questo il punto. Vivere una settimana di vita parallela, in cui i giorni del calendario hanno assunto nomi inconsueti in base al palinsesto. Disdire impegni e appuntamenti lasciando i nostri (ormai ex) amici increduli. Per cena rigorosamente pasta asciutta, per stare leggeri. 

Circolo Disagio è una squadra, in cui ciascuno ha i suoi ruoli e il Festival di Sanremo è il nostro Mondiale, lo stiamo vivendo così. È come se fossimo in ritiro da giorni, isolati dal mondo reale. In testa solo la partita, fino alle fine. Ci siamo avvicendati al festival con l’ingenuità degli outsider, nessuno di noi sapeva bene a cosa si stesse andando in contro. Poi si sta a contatto 24 ore su 24, il gruppo si affiata sempre più, nascono amicizie, si fanno scherzi da spogliatoio, si scarica la tensione come si può e soprattutto ci si carica a vicenda in vista della partita. Quando intorno alle 21 sentiamo la musica dell’Eurovisione, il mondo attorno scompare, il brusio della folla sparisce e scendiamo in campo certi del fatto che il tuo compagno di squadra sarà pronto a tuittare per te, quando ti scapperà da pisciare. E cazzo, tu sarai pronto a fare lo stesso quando un altro andrà a fumare perché non riesce a sopportare le imitazioni di Fazio. Tutti lì, pronti a esultare a ogni retweet, pacche sulle spalle ogni stellina incassata, incoraggiamenti al tweet mandato con il refuso. Nei momenti di difficoltà, dare palla al fuoriclasse che nei minuti di recupero si inventa l’hashtag da fuori area e risolve la partita.
Non lo avremmo mai detto, ma siamo arrivati in finale. E siamo pronti, carichi più che mai per portare a casa la vittoria. Il cielo è disagiato sopra Sanremo.

A tutti quelli che sono stati con noi fino a questa vigilia. Fate parte della squadra, fratelli. Vi siete meritati la divisa ufficiale, la possibilità di scaricare il poster e la tessera ufficiale*.

 

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Olga Campofreda Edoardo Vitale
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