Facciamo un gioco.
Stendo un piccolo elenco di ritratti famosi, sia in pittura che in fotografia, e osservandoli provate a trovare la caratteristica che li accomuna tutti quanti.
- La Gioconda, ribattezzata la Monna Lisa, dipinto a olio del 1500, da alcuni conosciuto solo come il quadro di Leonardo Da Vinci che la Francia ci ha rubato.

- Proserpina di Dante Gabriel Rossetti, tra i maggiori esponenti della corrente dei Preraffaeliti.

- La Ragazza con il turbante, uno dei più famosi ritratti del 1600 di Veermer, anche prima che miss Scarlett Johansson ne interpretasse il ruolo nel film La ragazza con l’orecchino di perla;

- Ritratto a Jane Fonda in formato polaroid realizzato da Andy Warhol nel 1982.

- Ritratto a Picasso realizzato da Irving Penn, un volto in bianco e nero leggermente nascosto da un cappotto.

Non è di sicuro la tecnica, né la data, né un tema. L’iconografia non vi sarà d’aiuto nel trovare la soluzione. Ma provate anche voi a mettervi in posa di fronte ad uno specchio e vi renderete conto che d’istinto mostrerete il vostro profilo sinistro, la caratteristica che accomuna tutti i ritratti citati.
Sam Kean è uno scrittore scientifico che collabora con The New York Times Magazine e The New Scientist, è diventato celebre per il suo libro The Disappearing Spoon, un’eccentrica celebrazione della tavola periodica attraverso veri racconti di follia, amore e storie del mondo, nominato nel 2010 dalla Royal Society come miglior libro scientifico. Quest’anno ci propone una nuova chiave di lettura dei ritratti che incontriamo nelle più famose (e non) gallerie d’arte.
Sam ha riscontrato che nei ritratti dal 1300 in poi, il 60% dei soggetti mostra il suo profilo sinistro. Concentrandoci su quelli il cui soggetto è rappresentato da Gesù Cristo, la percentuale sale addirittura al 90%. Ma questa abitudine non si riflette solo nei modelli artistici o religiosi. Dando un’occhiata anche nei semplici ritratti realizzati negli annuali scolastici, la tendenza rimane la stessa. Affascinato da questa caratteristica, Kean ha cominciato a cercarne le cause, arrivando alla conclusione che la migliore spiegazione si potesse ritrovare in una causa neurologica. Poniamo il nostro lato sinistro di fronte all’obiettivo perché esso è controllato dalla parte destra del cervello, quella dedicata ai sentimenti, all’intuizione, alla soggettività, elementi che condizionano l’espressività di un volto.

E il restante 40% di quei ritratti? È quasi scritto nella tradizione che l’artista prima o poi si confronti con la propria immagine. Una grande quantità di dipinti ha come soggetto l’autore stesso. E nella maggior parte dei casi, esso è ritratto con il profilo destro più in evidenza. Il professor Marco Bertamini dell’Università di Liverpool con la sua ricerca dello scorso febbraio ha dato delucidazioni su questo particolare. Chiedendosi se fosse esclusiva degli artisti ritrarsi dal lato destro, ha chiesto ad un gruppo di persone comuni di ritrarsi con il proprio smartphone. Insomma un tradizionale selfie. Il risultato ha seguito gli standard dei ritratti d’autore: profilo destro in evidenza.
Ma c’è un dettaglio tecnico che non può essere ignorato: negli smartphone, la fotocamera frontale è uno specchio che riflette ciò che viene inquadrato. Una volta salvata, l’immagine viene rigirata per dare la sensazione di essere stata scattata da qualcun altro. Lo stesso principio può essere applicato per i dipinti dei secoli passati; Van Gogh, Frida Kahlo, Eugene Delacroix: ognuno di loro, e tanti altri, per realizzare ai tempi un autoritratto si servirono sicuramente di uno specchio, che non fa che alterare la vista. Mostrare ad esso il lato sinistro e disegnare ciò che si vede: un volto che tende a destra.
E se la scienza ci insegna che è bene accumulare prove per rendere pubblica una teoria, a tutto ciò aggiungiamo la ricerca portata avanti nel 2012 dalla Wake Forest University: a 37 studenti e studentesse è stato chiesto di votare 10 foto maschili e 10 foto femminili. Le foto originali e le loro versioni a specchio. Le foto che mostravano il lato sinistro sono state votate come le più piacevoli alla vista dell’occhio. I ricercatori hanno affermato al termine dello studio che probabilmente ciò dipendeva dalla maggiore espressività ritrovata nei ritratti sinistri. Possiamo considerare il tutto una grande casualità, o unire al piacere di osservare e fare un ritratto, l’entusiasmo di usare (anche) il cervello.