Francesco Nucci | Arte
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Francesco Nucci | Arte

«Da medico sono abituato a vedere la vita come una cosa di passaggio, quindi cosa c’è da collezionare?»

A Roma, tra il Vaticano e le sponde del Tevere, c’è una zona che ha una lunga storia alle sue spalle. Lì si estendevano gli orti vaticani, dove la Chiesa autoproduceva i beni alimentari di cui aveva necessità. Quartiere di contadini e gente umile, lontano dalla Roma commerciale, tutt’ora ha trattenuto con sé alcune di queste caratteristiche.

Camminando sui suoi sanpietrini, si arriva in via di San Francesco di Sales. E tra carrozzieri e artigiani, c’è un portone al numero 88 che dall’esterno può sembrare normalissimo, ma che dentro di sé racchiude un luogo che muta continuamente in base a chi vi dimora.

La Fondazione VOLUME! ha preso questo luogo, una ex vetreria, per farci nascere e crescere la sua isola dei tesori, dove chi entra e produce arte è libero quanto chi ne usufruisce. Una realtà artistica che affascina e che deve le sue fondamenta a Francesco Nucci che dal 1997, parallelamente alla sua carriera da neurochirurgo, prima che l’arte contemporanea trovasse un appoggio nella capitale nel MACRO e nel MAXXI, al sorgere di una storia dell’arte che stava volgendo il suo sguardo anche alla scienza, porta avanti questo progetto artistico.

«Ritrovarmi a studiare medicina è stato un caso, ma svolgere questa professione mi ha dato grandi soddisfazioni. Non sono mai stato un collezionista d’arte. Una volta trasferitomi a Roma ho cominciato a frequentare i caffè letterari, gli artisti.

Si passeggiava a Ponte Garibaldi, sul lungo Tevere, con Guttuso, con Fellini. La gente non vedeva ancora questi personaggi come miti. Vivere queste esperienze apre orizzonti inimmaginabili. E quando qualcosa che producevano mi colpiva la compravo, ma non mi è mai piaciuto il termine collezionista: da medico sono abituato a vedere la vita come una cosa di passaggio, quindi cosa c’è da collezionare? Meglio collezionare pensieri, stati d’animo, i mondi fantastici degli artisti e il loro modo di esprimersi. Di tutto ciò, invece, sono un grande collezionista».

Un approccio alla vita che affascina e si riflette nel programma della Fondazione fin dal giorno della sua nascita: dare una chiave di lettura dell’artista completamente diversa.

«Non siamo partiti pensando a qualcosa d’irrealizzabile, anzi abbiamo sempre pensato alla cosa più semplice. Abbiamo prima riflettuto su ciò che non andava fatto. Una volta fatta un’operazione molto più orientale, basata sul togliere e non sull’accumulare, è rimasto un nucleo: VOLUME!.

Fin dall’inizio abbiamo seguito una linea non commerciale, completamente libera, svincolata da qualunque rapporto forzato con l’economia, da alcune forme che costringevano in gabbia l’artista».

Togliere il peso maggiore, quello che si frappone nella differenza fra lavoro completamente libero e produzione, che invece ha un rapporto economico, è stato il primo obiettivo della Fondazione VOLUME!.

Lasciare all’artista un posto nel quale potersi esprimere senza vincoli, consapevole che alla fine l’opera non avrà nessun valore economico, libera la sua creazione.

«Serviva uno spazio che offrisse questa libertà. Con tutti i vincoli che ci sono a Roma nella costruzione e decostruzione, c’era bisogno di un luogo che fosse anche esso libero. Pur trovandoci a Trastevere, stranamente questa zona è molto meno vincolata. Siamo più liberi di muoverci. Da noi gli artisti non portano opere, ma devono costruirle».

Il percorso di costruzione dell’opera è importante quanto l’opera conclusa. L’incontro tra l’arte e le conoscenze neurofisiologiche nell’osservazione della reazione emotiva dell’artista al momento dell’elaborazione del progetto e quella dello spettatore che la riceve, è la peculiarità che distingue VOLUME! all’interno del sistema dell’arte.

Dopo aver abbandonato gli schemi economici e trovato lo spazio perfetto in cui poter dar vita al progetto, c’era bisogno di creare una situazione in cui l’artista potesse creare un’opera di cui il visitatore potesse usufruire completamente della sua costruzione. Non un’opera site-specific, ma uno spazio che diviene opera.

«Non si tratta di uno spazio e un’opera, ma di un’opera completa. Non è un lavoro costruito in quel luogo per quel luogo, è il luogo che diventa un lavoro quasi astratto. Volendo un lavoro site-specific non per VOLUME! ma per Roma».

Allo spazio di Trastevere si aggiungerà presto un territorio periferico a Corviale, il Parco Nomade, circa quaranta ettari che si estendono all’interno della riserva naturale della Tenuta dei Massimi, con l’intento di dare un nuovo senso all’arte pubblica. Il progetto prevede l’istallazione di diversi “moduli”, realizzati dagli artisti proposti dalla Fondazione insieme ad architetti di fama internazionale, su questo territorio. La caratteristica principale sarà il loro essere moduli nomadi, ovvero trasportabili in altri ambiti, territori, città e musei, favorendo nuove occasioni di scambio e sperimentazione.

«Il Parco più che una scelta è stato un obbligo. Da tutte le esperienze di VOLUME! rimane sempre qualcosa. Avendo con noi molte opere che sono ambienti interi, occorre trovare un modo per conservarli e mostrarli. Un palazzo non era ciò di cui avevamo bisogno. Il Parco invece ci permette di dare le stesse chiavi di lettura dello spazio della Fondazione a Trastevere. Per poter immagazzinare un’esperienza ci vuole del tempo. Non possiamo usufruire di un’opera artistica se non diamo al cervello il tempo necessario per conservarla e poi rielaborarla. Se non viene rielaborata, non si memorizza, se non viene posta nella memoria a lungo termine non serve a niente, diviene un esperienza inutile. VOLUME! tenta di rallentare l’esperienza del visitatore costringendolo a seguire un percorso: camminare, fermarsi, riflettere, spostarsi, rapportarsi con le persone vicine che influenzano la sua percezione. Tutto ciò rafforza il ricordo di ciò che è stato appena visto accompagnando infine verso una nuova esperienza».

BELLAGENTE è un progetto Dude.

In collaborazione con Officine Fotografiche Roma.

Foto di Marco Rapaccini (Officine Fotografiche Roma).

Elena Fortunati
Nasce in un paesino della provincia romana nel 1988. Laureata alla magistrale in Storia dell'Arte contemporanea all'Università di Roma La Sapienza, ha collaborato con Collater.al, Dude Mag, Vice e Inside Art. Sotto lo pseudonimo aupres de toi, lascia dal 2011 nel web immagini fotografiche. Fonda nel 2016 contemporary.rome.
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