Circolodisagio #13 • La rubrica di commento a Masterpiece che è proprio come vi aspettate
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Circolodisagio #13 • La rubrica di commento a Masterpiece che è proprio come vi aspettate

La finale. Disagio forevah.

 

La finale. Disagio forevah.

 

Ci sono certe domeniche con un sapore diverso già dal mattino. Ci sono certe domeniche in cui ti svegli e sai già che l’indomani la tua vita non sarà più la stessa, in un modo o in un altro. È stato così la domenica della prima comunione. È così ogni domenica in cui c’è il derby. Ma tutto questo è nulla in confronto alla domenica della finale di Masterpiece.

Fate partire la musica di Rocky nella vostra testa, mentre leggete. Ecco la nostra giornata tipo: sveglia all’alba. Uova crude a colazione e poi dritti a correre per due ore filate con 16 gb di Raffaella Silvestri che legge Bianciardi nell’iPod, tanto per aumentare da subito la rabbia. A metà mattina raggiungiamo il poligono di tiro, in cui possiamo esercitarci con il lancio del manoscritto. E poi si conclude dal fisioterapista per rilassare ogni singolo muscolo delle dita, e poter tuittare al massimo della potenza. Pasta asciutta a cena e breve summit con gli avvocati, per decidere quale strategia legale percorrere nel caso in cui dovesse vincere Raffaella Silvestri.

E poi scopri il telefono comincia a squillare con una strana frequenza, disturbando la nostra meditazione pre-gara fatta di birre, antidepressivi e pettegolezzi. Chi diavolo osa? Fulmine a ciel sereno: pare che Dagospia abbia messo in giro uno spoiler sull’esito della finale del nostro talent preferito. Giammai!

Arrivano un’ondata di email, sms, tweet, inbox, piccioni viaggiatori, persino i trilli su MSN, tutti, proprio tutti vogliono rovinare anche a noi la sorpresa. Marrani. Ritorna a farsi vivo l’incubo che ha già caratterizzato la finale di Sanremo, quando un tweet dall’account del Corriere della Sera anticipò l’esito della finale. Lo spoiler è la bestia nera del Circolo Disagio, secondo quale assurdo motivo dovremmo commentare qualcosa che non rappresenta più una sorpresa per noi? Ma soprattutto, che senso ha far trapelare una notizia tanto insignificante? Se fossero tutti come Dagospia, chissà quanti Pulitzer avremmo già in bacheca, cari amici. Simpatici come il cugino più grande che ti spiffera «ehi ma lo sai che Babbo Natale non esiste?», grazie. Complimenti. Ci voleva un giornalista d’assalto per scoprire che le puntate del programma fossero registrate e venti euro per far cantare un tecnico delle luci. Eroi.

A ogni modo, abbiamo schivato ogni tentativo di rendere amara quest’ultima domenica sera in compagnia di Masterpiece, almeno finché, a renderci amara quest’ultima domenica sera in compagnia di Masterpiece non è stato Masterpiece stesso.

Dove eravamo rimasti? Dunque, la grande sfida di apertura è stata quella che ha visto Vargas affrontare il bisturi infetto di Bussa Il Medico Della Mutua. Finalmente ritorna la parola pitch, tanto abusata nel corso delle prime puntate. Questa volta però niente claustrofobia da ascensore, piuttosto una sala di oratorio riempita da un esercito di comparse messe lì a impersonare figure mitologiche e anacronistiche dei librai indipendenti. Come dire: a giudicare il vostro romanzo questa sera abbiamo invitato le Baccanti. Ma senza riti dionisiaci ed estrema spocchia al posto del vino. Arrivati a questo punto ci rendiamo conto che ancora non abbiamo capito di cosa parla il romanzo di Vargas. Qualcuno ipotizza che il prodotto sia talmente innovativo e sperimentale da esistere soltanto sotto assunzione di droghe. Onirico e lisergico sono parole che il suo autore utilizza più spesso per parlare del suo prodotto. A quel punto ci aspettiamo un volume con una sola pagina tutta la leccare. Genere del romanzo: viaggio di formazione.

Bussa, che dire di Bussa. È noioso e trovare la sua faccia sulla quarta di copertina potrebbe causare una repentina costruzione del ponte sullo stretto di Messina, solo per garantire un glorioso suicidio di massa a buona parte della popolazione. Proprio in nome del principio di conservazione della specie, i giudici decidono di mandare avanti Vargas.

A questo punto in gara restano:

Trucco, con il suo plagio di Fight Club.

Ex Manager, con il suo romanzo rosa harmony scritto da una ghost writer di quindici anni che ne dimostra quattordici.

Savic il Serbo. Con un romanzo migrante, immigrazione, amore, crescita e cose.

Vargas, col sopracitato romanzo esistente solo se assumi droghe.

Ovviamente non hanno avuto le palle per scommettere su quest’ultimo. Ci portano tutti in questura, dicono, qua sicuramente ci fanno il test antidoping e De Carlo finisce fottuto. Meglio non correre rischi. Vargas fuori, ma con stile: si fa lanciare il manoscritto da De Carlo e lo afferra in modo ineccepibile.

Prima della finale l’ultima testa a cadere è quella di Trucco. La prova è la seguente: per la categoria non fiction, racconta la tua esperienza a Masterpiece. Noi siamo sempre più indignati. A questo punto dove sono i quadernoni con il righino da terza elementare? 

Coppola non fa altro che arruffianarsi la Ex Manager, e non per ragioni sessuali, come più banalmente si potrebbe pensare, no: dopo questa puntata il loft torinese sarà vuoto. Magari, magari un affitto più basso e un pensierino il nostro coach ce lo potrebbe fare.

In finale schizzano Ex Manager e Savic, e qui tutta una pagliacciata col pubblico e due scrittori a fare da madrina e padrino per ciascun contendente: Susanna Tamaro per Savic e il fratello di Al Bano Carrisi per la Silvestri. La nostra soglia di attenzione è sempre più bassa.

Era così ovvio portare in finale le due minoranze politicamente corrette: l’immigrato e la quota rosa. Savic accenna anche agli omosessuali nel dialogo che viene chiesto loro di scrivere per l’ultima sfida. La Silvestri non ha abbastanza fegato per parlare dei neri. Così vince Savic e a Rai Tre sono contenti: questo romanzo offre un sacco di spunti per andare a parlare di comunismo, socialismi vari, libretti rossi, Tito, internazionale, diritti vari.

La coerenza della nostra incoerenza e del nostro buonismo non è mai troppa: sembra lo stesso meccanismo che ha portato alla vittoria Denny Mendez a Miss Italia. Ma in questo caso, quantomeno, ci ha regalato l’inquadratura della faccia di Ex Manager sconfitta. Un momento esilarante tanto quanto vedere Di Caprio perdere l’oscar per l’ennesima volta.

Alla fine di questo lungo cammino è doveroso fare dei ringraziamenti, siete in molti ad averci sostenuto ed è impossibile citare tutti. È doveroso ringraziare e salutare Alberto Bullado e gli amici di Con Altri Mezzi, al nostro fianco sin dall’inizio. Il nostro Delfino Lorenzo Vargas, il Valentino [Rossi con gli occhiali di] Gramsci che è diventato già dal primo fotogramma il nostro cocco preferito. Gli stagisti dell’account Twitter di Rai Tre, ci stiamo muovendo per contattare C’è posta per te in modo da riuscire a conoscerli. Ci mancherete, cari giudici e caro Massimo Coppola, coach nonché presidente onorario del nostro Circolo dalla barba schizofrenica.

Ci auguriamo di ritrovarvi tutti il prossimo anno, magari chissà, in prima serata, magari chissà, in diretta.
Noi torneremo più forti di prima con nuove dosi di disagio quotidiano, non sappiamo dirvi come e dove, ma ve ne accorgerete.

 

I can’t go on, I’ll go on. 

 

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Olga Campofreda Edoardo Vitale
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