Siete davanti al pc.
Google vi sorride complice, dopo anni di temi plagiati, tesine “liberamente ispirate” e video sconsigliati per il posto di lavoro.
Da qualche tempo i discorsi dei vostri amici contengono saltuariamente il nome di una suora.
Le suore ve le ricordate corte, tarchiatelle, mai sotto i cinquant’anni e invariabilmente dotate di poderosi baffoni a la Bismarck, quindi fatti salvi alcuni selezionati feticci sessuali, davvero non vi spiegate il perché di tanto interesse.
Ed è a questo punto che Google smette di sorridere complice quando, dopo la S, ignorate il consiglio “Sasha Gray” e digitate sicuri “Suor Cristina”.
Mentre il motore di ricerca si chiede cosa abbia sbagliato con voi e perché non vi droghiate come tutti i ragazzi normali, il mistero viene svelato: in The Voice of Italy, su Rai2, quest’anno, pare si sia presentata una tale Suor Cristina, dell’ordine delle Orsoline.
Durante le audizioni al buio (appena terminate), la suorina sicula di un metro e basta, ha deliziato i giudici con la sua interpretazione di No One (Alicia Keys, 2007).
Le qualità canore c’erano tutte. Superato poi, l’effetto straniante del vedere una suora danzare concitata sulle note di un famoso brano R&B, ci si trova di fronte un’interprete d’un certo livello. I giudici se ne accorgono. Occhi a palla per la sorpresa, battute sulla dissonanza dell’abito che non fa il cantante.
Alla fine, mostrando anche una discreta dose di spigliatezza, la suorina decide di affidarsi alle cure di J-Ax.
Tutti molto contenti, l’intera faccenda pare terminare lì, ci rivediamo alla seconda fase del programma.
Su internet invece, la faccenda cresce. La parte del programma con Suor Cristina diventa un video virale in pochissimo tempo. Sfonda i confini Italiani, diventando un caso anche all’estero. Alla concorrente arrivano complimenti da Whoopi Goldberg (tutto sommato, ha un senso) e addirittura dalla Keys.
Il suo account Twitter (fresco fresco), con all’attivo appena 4 tweet, conta a oggi 3500 followers.
Fioccano interviste sui periodici, viene intervistato un ex ragazzo, Claudia Koll, il parroco, i genitori, un cane, due colombe e sedici sampietrini che sono stati da lei calpestati negli anni recenti.
Ed il programma vero e proprio, ancora deve iniziare.

Tutti sono in fibrillazione, pare che Suor Cristina canterà un grande successo di Cindy Lauper alla prima sfida: Girls just wanna have fun.
Il soggetto in questione, inoltre ha dimostrato una certa positività: non nel senso di ottimismo, ma di messaggio consegnato alle masse. Per cominciare ha cantato un brano recente, di un’artista pop di fama e lo ha fatto come membro di un’entità (La Chiesa Cattolica) che guarda al cambiamento come un celiaco vede una pagnotta: con diffidenza e saltuariamente attacchi di dissenteria.
Inoltre si è affidata per il percorso del programma, a J-Ax, uno che potrebbe essere definito con espressioni come Perduto o Peccatore o Degenerato da alcuni colleghi meno diplomatici della suddetta suora.
Ma il grandissimo botto è stato quando ha tirato fuori l’orrendo gioco di parole: «Ho un dono e ve lo dono».
In questo modo è rimasta nell’ideale di servizio proprio del suo ordine, senza alienarsi la presenza nel programma. Di fatto, dice, prendere i voti non le ha tolto nulla. Una persona può comunque avere una vita piena e gratificante anche camminando sotto il velo.
Questo è opinabile, ma non sta a noi.

Infine grandissima stima per aver operato una sottigliezza di cui nessuno si è accorto: la canzone portata all’audizione, No One, può essere dedicata al fidanzato, così come essere una versione con più vocalizzi del primo comandamento. Veramente. Stima, ragazza.
Ora sapete chi è Suor Cristina.
Vi dico, adesso, perché questa faccenda non è null’altro che il solito Much ado about nothing.
Sui vari servizi pubblicati non mi pronuncio. Che la suora sia stata fidanzata, non mi interessa. Mica una nasce suora. Se fossi un albero, sarei indignato che una notizia così sia stata stampata.
Il punto è che tolta la fuffa, l’intero evento ruota intorno a una suora che canta.
Bene, per carità, ma solo questo.
Suora.
Che.
Canta.
Sentite che affinità c’è con il concetto di «Gatto che grida no» oppure «Criceto su un pianoforte».
Ci rendiamo conto?
È come se stessimo vedendo un animaletto buffo che fa qualcosa che, per contrasto, risulta adorabile.
Non siamo nemmeno più in quel lontano periodo paleocristiano, dove i concili dibattevano se fosse una blasfemia cantare, per i religiosi. A quell’epoca la notizia di Suor Cristina avrebbe avuto una certa importanza. Un senso di esistere.
Invece di un record su Youtube, forse sarebbe finito tutto con un rogo, ma sono quisquilie.
Scendendo un po’ nel tecnico, tra l’altro, per quanto Suor Cristina sia brava, non ha un timbro insolito, o nuovo, o innovativo. È solo un timbro che sta in bocca ad una suora. A provare questo, sta il fatto che la piccola Cristina canti sin da piccola, abbia partecipato a produzioni più o meno grandi, ma non abbia mai combinato nulla, finché non si è messa una pezza nera in testa.
«Alisa Chi, l’autrice di No One»
Siamo di fronte ad un personaggio caricaturale, (voglio sperare) vittima di due interessi convergenti e superiori: il primo, quello del programma di fare audience (3 punti percentuali. Mica poco) ed il secondo della Chiesa di farci anche una bella figura.
Non voglio andare avanti abbastanza dall’insinuare che anche la Suora sia parte del corale genio del male che compone questa situazione dove vincono tutti, ma mi limito a sottolineare che avete davanti a voi la catechista perfetta; la possibile eroina di una vasta folla di giovinetti repressi per colpa della religione, che trovano in lei la scusa per potersi divertire comunque anche se impastoiati in visioni del mondo alle volte anacronistiche e quasi mai civili.
Come ho inoltre sottolineato prima, quello che canta, per adesso, non è nulla di straordinario. Sono canzoncine già in sé piuttosto innocue ed alle volte deformabili verso letture cristiane. Ne è un esempio il brano che ho menzionato sopra ed anche la prossima cover della Lauper può essere iscritta in questa affermazione. Il titolo infatti può essere tradotto Le ragazze non chiedono altro che divertirsi ma non inteso in un interesse esclusivo. Si riferisce infatti a un contesto di ribellione che voleva le signorine per bene compassate e discrete e la Lauper cantava che queste ragazze mica chiedevano il mondo, ma solo di divertirsi un po’.
Allo stesso modo Suor Cristina non fa altro che usare la musica per diffondere il suo messaggio, e divertirsi un po’.
Abbiamo, in conclusione, niente più che una di quelle suore che cantano nel coro.
Pimpata, ovviamente: niente canti gregoriani e nemmeno virate intellettualoidi come La Buona Novella di DeAndré: si canta pop.
Null’altro che una suora con un’ottima presenza scenica.
Contenutisticamente nulla di nuovo.
Anzi, non voglio fermarmi qui.
Posso tranquillamente parlare di un passo indietro.
Perché, mi chiederete voi?
Facciamo un salto nel ’90.
È il periodo delle sette sataniche. C’è ancora qualche insulso babbione che continua a ripetere che il rock è la musica del diavolo e si comincia appena con nuovi insulsi babbioni, convinti che i videogiochi siano strumenti del demonio e rendano violenti.
In questo clima culturale, a un concerto dei Metallica, un frate Cappuccino di nome Cesare Bonizzi (lì per qualche astruso scherzo del destino), ha un’illuminazione.
Smettere di vedere generi come il rock e derivati (tradizionalmente considerati dalla chiesa come l’altoparlante di Satana) come un prodotto necessariamente negativo, ma semplicemente per quello che sono: un mezzo.
Da qui in poi il frate mette su un gruppo, i Fratello Metallo, che usa il media del trash metal per diffondere il messaggio cristiano. Erano anche discretamente bravi.
Con questo gruppo, il frate (di una certa età, tra l’altro) partecipa a ben 3 Gods of Metal, ricevendo un’attenzione internazionale, nonché quella di numerosi ragazzi che avevano sempre visto la religione come un ottimo narcotico a somministrazione domenicale.
Dopo due album (Misteri e Puntine Metalliche) il gruppo si scioglie perché il Bonizzi comincia a sentire il peso del successo e le divergenze che sempre questo comporta.
Il suo “manifesto programmatico” era, anche lì, quello di utilizzare il mezzo musicale per diffondere il messaggio cristiano. Un dono, appunto, che il frate sentiva di aver ricevuto e voleva condividere col mondo quale strumento del messaggio del suo Dio.
Al momento frate Bonizzi è tornato a fare il frate, ma è comunque uno dei pochi esseri viventi al cosmo che possa vantare una pagina di Wikipedia appartenente al contempo al portale Cattolicesimo, Cristianesino, Rock e Metal.
A fine dei giochi, quindi vi invito a questo confronto.
Entrambi i religiosi, di ordini conventuali, hanno deciso di appellarsi alla musica.
Entrambi, hanno ricevuto una grande visibilità proprio perché religiosi.
Suor Cristina Scuccia, però, brava, ma trascurabile interprete, ha deciso semplicemente di darsi al banale paradigma “X che fa Y”. Una suora che canta. Nessun contenuto originale, nemmeno nella forma. Che gioca sull’ambiguità di alcuni pezzi per riprodurre in TV nulla di dissimile da quella parte della messa coi cori. Una ragazza che senza la pezza nera che porta in testa, forse nemmeno sarebbe stata chiamata.
Dall’altra parte Cesare Fratello Metallo Bonizzi, frate Cappuccino che si è impegolato col Metal (fino ad allora intoccato dai suoi pari), mantenendo comunque una coerenza col proprio compito. Un uomo che ha fatto lo sforzo di creare qualcosa di nuovo e che ci è anche riuscito, portando la sua musica in una delle più grandi realtà Metal italiane, nonché alle orecchie di gente che di religione non ne avrebbe altrimenti mai sentito parlare. Venti anni prima della piccola Suor Cristina.
Tanto per parafrasare parole del comune datore di lavoro dei soggetti in questione, Cristo in terra non ci è venuto per i buoni. C’è venuto per i poveri stronzi e quelli che a Dio da soli non ci sarebbero mai arrivati. E mi sembra che il lavoro migliore, al riguardo, l’abbia fatto Frate Bonizzi.
Ovviamente, tanti complimenti a Suor Cristina per aver percorso come pioniera, una strada che era già stata calpestata vent’anni prima.
Brava.
Davvero.
Clap clap.