Il tuo prossimo gruppo preferito: i Missili
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Il tuo prossimo gruppo preferito: i Missili

Non hanno la presunzione di comunicare niente, tranne la musica che fanno. Non vogliono dimostrare niente a nessuno. Non si prendono granché sul serio.

A questa cosa non ci avevo mai pensato, credo, però mi è venuto in mente adesso che forse è possibile disegnare uno spettro dei possibili approcci “provinciali” alla produzione artistica, con due estremi. Da una parte c’è la provincia complessata, che recepisce dei “grandi” il mito già costruito, enorme, irrealistico e per questo assolutamente irriproducibile, salvo disporre di gravi psicopatologie. Dall’altra parte c’è la provincia narcisista, che sceglie di considerarsi centro anziché periferia, e trova in se stessa il proprio metro di giudizio. Il che, visto da dentro, è fonte di grandi entusiasmi e soddisfazioni; visto da fuori, è ammirevole oppure ridicolo, a seconda della qualità delle singole proposte e degli standard di chi giudica. (Poi c’è da dire che nei complessi c’è del narcisismo, e nel narcisismo dei complessi, ma non facciamola troppo difficile). 

A Lanciano – in provincia di Chieti, finché esisteranno le province, cioè in Abruzzo, finché non farà la fine del Molise – negli ultimi anni ci si è dati molto da fare per dare un valore autonomo alla scena musicale locale. Inizialmente mancavano gli spazi e le occasioni per suonare in pubblico, e si è lavorato su questo. Poi mancavano gratificazioni per chi suonava meglio degli altri, e si è lavorato su questo. Poi mancavano i gruppi da fuori, e si è cominciato a lavorare su questo. Ormai ci sono festival estivi, contest invernali, concerti del primo maggio, una webradio, un’etichetta discografica. Nel fine settimana entri in un locale, e puoi stare sicuro che trovi qualche cazzo di gruppo a suonare. 

Come ogni narcisismo, anche quello lancianese ha le sue espressioni meschine e le sue espressioni geniali, dionisiache. I Missili, dal mio punto di vista, appartengono alla seconda categoria. Non somigliano a nessuno, o quasi. Non hanno la presunzione di comunicare niente, tranne la musica che fanno. Non vogliono dimostrare niente a nessuno. Non si prendono granché sul serio. Sopra e sotto al palco non fanno finta di essere più divertenti, incazzati, saggi o tormentati di quanto non siano. I Missili – genere: pop terapeutico. Non so come la vedono loro, ma dal mio punto di vista è terapeutico proprio rispetto a quegli atteggiamenti.

Il loro primo album, Vitamine, esce il 12 maggio per l’etichetta V4V Records. Per l’occasione, ho fatto una chiacchierata con Matteo Giancristofaro, che dei Missili è il fondatore, il propulsore. Mi sono fatto spiegare genesi e filosofia di questo gruppo-non-gruppo.

Nei Missili, Matteo suona il campionatore e la chitarra, ma di formazione è un batterista. Ha suonato con gruppi diversi come i Los Amigos («un gruppo storico del liscio lancianese, storicissimo»), i metallici Condanna, gli elettronici Frank’s Automatic Transmission.

I suddetti F.A.T. sono un progetto musicale di Nicola Ceroli, noto anche come batterista del Management del Dolore Post-Operatorio. Quando Matteo ha cominciato a suonare con loro, tre o quattro anni fa, ha sentito Nicola cantare. Gli è piaciuto, e gli ha chiesto di mettere la voce in alcuni pezzi a cui stava lavorando per conto proprio.

Un po’ alla volta, ai nascenti Missili si sono aggiunti altri componenti. Poi, per impegni diversi, alcuni se ne sono andati, e sono stati sostituiti. Poi sembrava dovesse cambiare lo stesso cantante, e per un po’ è cambiato, ma poi è tornato, però non può esserci sempre, così è venuto Tommaso Larcinese, che però non ha registrato…

 

Tutto sotto controllo, comunque. 

MATTEO: Il turnover c’è – ci sarà, penso, anche in futuro – perché è proprio l’idea del gruppo, che si basa non tanto su una band vera e propria, ma più che altro su un nucleo di canzoni. Sono canzoni molto semplici, potrebbe suonarle chiunque. Questa era l’idea di partenza, almeno; poi nella realtà è successo che ad esempio Piergiorgio [Sorgetti], che suona la chitarra, alla fine ha trovato un suo spazio, che sarebbe difficile colmare con qualcun altro. Stessa cosa per Emanuele [Di Meco], il batterista, e Amedeo [Bolletta], il bassista, che comunque hanno rielaborato in parte le mie indicazioni, hanno trovato la loro dimensione.

Come hai scelto gli altri componenti?

Piergiorgio lo conoscevo, ci avevo già suonato nei Frank’s. Con Emanuele non avevo mai suonato, ma il suo nome mi era stato fatto da Nicola. Amedeo lo conoscevo perché suona coi Voina Hen, quindi pensavo che andasse bene. Invece le coriste, Pamela [Testa] e Luisa [Polidoro], non si sa per quale motivo sono con noi [ride], perché in realtà le ha portate il nostro vecchio bassista, Luca “Scopone” [Di Bucchianico].1 Poi lui se n’è andato, e ci ha lasciato Pamela e Luisa [ride]. Anche loro però sono diventate insostituibili, perché alla fine svolgono tante funzioni, sia musicali che extramusicali. Pamela si occupa delle fotografie, Luisa della pagina Facebook, un’intervista mò l’ha fatta anche lei… Adesso ci stiamo dividendo i compiti, adesso sono tutti intoccabili.

È stato per via dei cambi nella formazione, che sono passati due anni tra l’uscita dell’EP e il primo album? 

È stata un po’ una scelta nostra. Il disco è proprio “fatto in casa”, è registrato a casa mia, e mi scontro coi miei limiti, perché come tecnico del suono faccio abbastanza cagare [ride]. Il 90% di quello che registro poi lo devo buttare, perché magari si sente male, quindi ci è voluto tempo. Poi non abbiamo un cantante di ruolo, quindi riuscire a far venire i cantanti, registrarli, e far sì che quello che registrano sia decente, comunque richiede del tempo.

Come procedi per comporre e registrare?

Comincio sempre con chitarra e voce. Poi canto un po’ di parole a caso, prendo spunto dalle prime cose che escono e ci ragiono sopra. Poi passo tutto agli altri, e in base a quello che viene fuori in sala prove, decidiamo di fare delle variazioni. Si arriva un po’ a una sorta di compromesso, soprattutto ad esempio per il coro. Quello di fatto lo facciamo proprio in sala, quindi il 90% di quello che fa il coro, lo decide il coro.

Le registrazioni le faccio prevalentemente io: su otto pezzi, per esempio, ci sono due-tre pezzi dove la batteria l’ha suonata Emanuele, però il resto magari l’ho fatto io. Stessa cosa per le chitarre.

Dal vivo poi suono il campionatore. Siccome non sono in grado di suonare le tastiere, sul campionatore ci metto i suoni in fila, secondo quello che mi serve. Sennò sarebbe un concerto intero di ronci [errori grossolani, fastidiosi, NdR].

I testi saranno un po’ casuali, ma magari parti da immagini, ricordi…?

Non lo so. L’altra volta stavo raccontando alla mia ragazza che ho registrato l’inizio di un pezzo e mi è uscito tipo “quando eri il mio ragazzo”… una cosa del genere, quindi mi sono un attimo spaventato [ride]. A caso, proprio, completamente nonsense.

Ai testi non è che ci tengo tanto. Paradossalmente, è la cosa che poi mi prende più tempo. Ci sono stati anche tanti pezzi che ho scartato, perché la musica era finita però mi mancavano i testi. Parecchi, parecchi pezzi.

Tornando alla questione cantanti: per essere un gruppo pop, vi manca la tipica singola voce molto riconoscibile. È un problema?

Da ascoltare, il cd mi piace di più perché ci sono tre cantanti: Nicola, Emanuele Marfisi, e come ospite Mattia De Iure, dei Giorni dell’Assenzio, in due pezzi. Quindi da un lato mi piace di più, perché non mi annoio, però dall’altro lato è una rottura di coglioni, perché è scomodo da realizzare, sarebbe più facile con un cantante solo. 

Dopo l’album, il progetto-Missili come continua? Hai un’idea di dove vorresti essere tra due-tre anni?

Boh, no. Ma io sono molto coi piedi per terra, tutta l’idea del gruppo non ha niente a che fare con una pianificazione di nessun tipo. Adesso stiamo collaborando con la V4V, e anche lì non ci sono discorsi relativi a quello che si può fare un domani, è molto tranquillo come progetto, è una cosa più che altro nostra.

Una cosa che mi piacerebbe fare è utilizzare le canzoni per qualcosa che vada al di là del gruppo. Tipo, adesso abbiamo dato due canzoni a Sandro [Mendozzi] e Marco [Rapino], per un videogioco.2 Poi mi piacerebbe una pubblicità. Se qualcuno mi vuole comprare per una pubblicità… Mi piacerebbe tantissimo. 

A Lanciano, il gruppo si è guadagnato un affetto tutto particolare da parte del pubblico, si è fatto proprio voler bene.

Siamo stati fortunatissimi a trovare persone che ci seguano, a livello locale. Di solito chi suona nella sua città non è mai molto seguito e considerato, per noi invece è stato il contrario. Forse potremmo avere più difficoltà fuori, perché non rientriamo forse tanto nell’idea di gruppo giovane e bello, anche perché siamo vecchi e brutti [ride], poi siamo proprio incapaci di stare su un palco…

Dal vivo non ti senti a tuo agio? È per questo che pensi ad usi alternativi per le canzoni, come la pubblicità?

È una questione legata un po’ all’età, un po’ a quello che uno vuole, quello che uno si aspetta dalla musica. A noi piace suonare dal vivo, ma non è che siamo dei musicisti schiacciasassi, che andiamo a suonare ovunque. Siamo abbastanza tranquilli, non abbiamo un grosso impatto sul palco. Che poi a me piace più così, sinceramente non sono un amante dei musicisti “personaggi”. 

Qual è il genere di situazione dal vivo in cui ti piace suonare?

Non so, non ci ho mai pensato, però tipo l’anno scorso abbiamo suonato al mare, a Casalbordino, con Over the Cover,3 e quella è stata penso una delle serate più divertenti che abbiamo fatto. In mezzo alla gente, senza il palco… quella forse è la dimensione che mi piace di più. Ti diverti, sia tu che suoni, sia quelli che stanno là a vedere il concerto.

Come siete entrati in contatto con l’etichetta?

Ci hanno visti a Casalbordino: quella serata è stata la più divertente, ma è stata anche la più produttiva [ride], perché ci ha permesso di metterci in contatto con Michele [Montagano], della V4V di Vasto.

Avete compagni di etichetta interessanti, in particolare?

Loro hanno un gruppo che a me piace molto, si chiamano Albedo, di Milano, e sono bravissimi. Non saprei dirti che musica fanno, per me è sempre pop, un po’ indipendente. Quello per me è uno dei dischi più belli dell’anno scorso.

Ascolti molta musica?

Non tantissima – un po’ perché mi piace anche quello che passa in radio, e mentre prima stavo sempre a caricare cd o mp3… adesso un po’ ho lasciato perdere. Ogni tanto mi incuriosisce qualcosa e me lo vado a sentire, ma non sono… Cioè, mi sono trasferito qua da due anni e non ho neanche lo stereo. Pessimo, proprio.

 

Nelle foto:

Matteo Giancristofaro in sala di registrazione

Nicola Ceroli, voce;

Pamela Testa, coro;

Emanuele Di Meco, batteria;

Piergiorgio Sorgetti, chitarra;

Amedeo Bolletta, basso;

Luisa Polidoro, coro;

Tommaso Larcinese, voce.

© Pamela Testa

  

Oltre a suonare anche lui nel Management, Luca ha messo su a Lanciano il Cromaticoro, coro polifonico “giovane” che un giorno meriterà un altro lunghissimo articolo.

Sandro e Marco, anche loro di Lanciano, hanno messo su un game studio indipendente, che si chiama Chestnut Games.

3 Festival di musica indipendente, organizzato ogni estate tra Lanciano e dintorni. A questo link, un estratto video dal concerto dei Missili a Casalbordino.

Daniele Zinni
È redattore e traduttore dall’inglese per DUDE MAG. Suoi racconti e scritti vari sono usciti o usciranno a breve su Nuova Tèchne (Quodlibet), Crampi Sportivi, FUOCOfuochino, 404 File not Found, Lapisvedese e Nuovi Argomenti.
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