Altro giro, altra corsa. Neanche il tempo di riprendersi da ieri che la Ball Room ricomincia a girare. O almeno questa è l’impressione che da a me, che a due feste in due giorni non sono proprio abituato. Infatti sbaglio a parcheggiare e mi tocca fare un giro immenso per arrivare al punto di accesso concessomi dal mio pass. Le guardie si dimostrano inflessibili e non mi fanno accedere da nessun altro pertugio; non riesco a capire se questo le rende infami o appassionatamente ligie al dovere.
Comunque alla fine un pass è un pass e riesco ad accedere all’interno. L’atmosfera, complice un meteo che continua ad essere quasi perfetto, è molto rilassata, negli spazi antistanti al centrale la gente mangia e beve godendosi il pomeriggio, evidentemente hanno uno scopo nella vita. Appena varcata la soglia della Ball Room, però, la situazione cambia: questa sera tocca al Flower Power Party animare la notte. Li trovo super impegnati nel montaggio della pista, in un turbinio di petali di fiori, simboli di pace (ne conterò un centinaio) e un cartonato di Jimi Hendrix che mi lascia perplesso.

L’evento mi è stato presentato come la serata neo hippie più glamour dell’anno e devo dire che questa frase mi aveva lasciato un po’ interdetto: neo hippie? Glamour? Dell’anno? Incuriosito ho approfittato di un attimo di calma per intervistare uno degli organizzatori. Ne è uscito fuori che Power Flower è la festa più antica di Ibiza, iniziata nel 1969 (quindi quando gli hippie non erano neo, ma proprio quelli veri) in un minuscolo baretto sulla spiaggia di nome Pacha ed evolutasi fino a conquistare le migliori serate del mondo. Alla richiesta di come questa festa si sposi con l’evento tennistico, mi fa notare, giustamente, che la festa è festa e che se la gente si pone con allegria verso lo sport, si pone con allegria verso la musica. Non riesco a trovare punti deboli nella sua arringa. Il formato è molto semplice: tutti agghindati con motivi floreali, pronti a scatenarsi con la migliore musica degli anni ’70.
La mia riflessione finale è: se Alfano sta provando a ricostituire una nuova Democrazia Cristiana, chi sono io per giudicare degli spagnoli che vogliono creare dei neo figli dei fiori?
La sera è si è appena affacciata e ne approfitto per un giro tra gli stand gastronomici. Fiondarmi da Pizza e Mortazza mi ricorda l’hype che c’è ora a Roma attorno allo street food. Loro sono qui per portare il loro prodotto alla gente e la gente sembra apprezzare. Si rivolgono di giorno ad un pubblico interessato al tennis. E di notte ad un pubblico interessato al fatto che la notte, ad un certo punto, viene molta fame.

La festa inizia verso le 23 e io, pancia piena, mi dirigo nella zona che rappresenta una delle novità di quest’anno: La Live Room, cui avevamo accennato ieri. Gli organizzatori tengono molto al successo di questa realtà che ha lo scopo di raccogliere le impressioni di tutti i partecipanti, quindi non solo del famoso 1%.
Live Room
Infatti, il primo ad essere intervistato sono io: sguardo serio e mano salda ho provato a difendere DUDE agli occhi del mondo. Nel frattempo la serata sale di giri, riconosco facce note, ma credo loro non riconoscano me. Poco male è così pieno di gente che trovo con chi fare social life.
La Live Room espone anche oggi opere di Agostino Iacurci e dopo di me vengono intervistati due giovani che hanno l’aria di sapersi godere la vita molto più di me. Appena tornato a casa dovrò rivedermi La grande Bellezza.
L’intervistatrice Martina è magnetica nei suoi movimenti cadenzati e mi ricorda che è primavera, che siamo a Roma e che dobbiamo divertirci. Inforco il mio cocktail e mi siedo accanto a loro. L’organizzazione è gentile e disponibile e non posso che parlarne bene. Quello che esce fuori dalle interviste è che la serata sta venendo bene. Loro parlano di musica, coreografie, ballerine scatenate; tutte cose presenti in massa. Io però voglio spezzare una lancia anche al fatto che oggi c’è la luna e i pini fanno da sfondo al centrale del Tennis (che se non lo avete ancora capito per me è un tempio) e che quindi va bene acchittare un posto però è la location in se quella che conta. Quindi sono qui a sacrificarmi per il Tennis, per Roma e per voi lettori del DUDE.
Martina e Matteo, i «controllori» della Live Room, ci mettono passione e la giusta cattiveria perché tutto fili liscio anche nell’incredibile marasma di gente che si muove a pochi metri da noi. Lo spazio intanto si anima e la make up artist si adopera per aiutare quante più ragazze ad entrare nello spirito del Flower Power, qualunque cosa questo voglia dire. Le casse mi ricordano che l’amore è nell’aria e allora mi spingo nella calca e devo dire che mi innamoro parecchie volte, ma che questo rimanga tra voi e me.
La calca
Per contratto e per indole io non posso ballare, però questa volta sono in difficoltà. La musica degli anni ’70 è fottutamente adatta allo scopo e credo di aver visto Paolo Bonolis accennare qualche passo. Ok, questa l’ho messa solo per dire che c’era Bonolis accanto a me, ma non ho avuto il coraggio di farmi un selfie con lui.
E parliamo di questa moda del selfie, ormai diventata un’azione meccanica della nostra società, come il bacio sulla guancia o soffiarsi il naso. Non fanno eccezione i giovani velatamente eccitati di questa sera e qui è tutto un braccia lunghe a tenere cellulari e facce leste a cercare inquadrature.
Refrattario, col mio super-bracciale che mi consente libero accesso ovunque, viaggio come un trenino (con più calma vi parleremo del trenino bianco che allieta le giornate degli Internazionali) in direzione bagno. L’operazione richiede tutto il mio impegno e la mia non conoscenza delle leggi fisiche perché stasera, qui, ci stanno tutti, anche se io non conosco nessuno. Lennon mi ricorda che bisogna essere sognatori e riesco nell’impresa. Folla 0 – Dude 1, daje. Purtroppo è solo il primo game di una partita che mi impegnerà tutta la notte come se dovessi, costantemente, rispondere alla palla arrotata di Nadal alta sul mio rovescio; per mia fortuna questo sarà un problema dei malcapitati protagonisti del torneo che sta per iniziare. Torno sano dalle facce amiche della Live Room, non prima di aver fatto un salto alla vera attrazione della settimana.

Live Room II: le cose si fanno serie
Alle interviste ora trovo un ragazzo con una parrucca bionda e gli occhiali tondi, rosa, e mi ricordo che siamo negli anni ’70. Il tizio pompa giù storie sull’amore universale e sul fatto che questa serata è la serata perfetta per tutti. Da quel momento l’operatore adibito a riprendere le interviste inizia un tour de force di primi piani e campi lunghi per imprimere sulla sua camera tutti quelli che vogliono farsi intervistare: giacche floreali, gonne lunghe, capelli biondi, tutti passano sui divanetti e capisco che sì, la gente ha voglia di dire la propria non solo sui social network.
Poi arriva un tipo che presumo essere il Papa nero di cui tanto si parla, ha una tunica bianca, i rasta ed un copricapo giamaicano. A questo punto la musica è troppo alta e non capisco quello che dice, ma devono essere sicuramente parole di speranza.
La notte lentamente cala, la musica resta alta e tutti ballano.
Intasco il mio ruolo di reporter e vado incontro al mio destino, che la macchina è lontana e non posso farmi offrire un altro drink.