Le telephile – Le serie tv della nuova stagione (seconda parte)
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Le telephile – Le serie tv della nuova stagione (seconda parte)

Sono molti i telefilm ormai arrivati alla loro terza o quarta stagione che ancora incollano al teleschermo noi serie-dipendenti

L’ultima volta abbiamo fatto una veloce carrellata sulle nuove serie TV della stagione, menzionando anche alcune delle vecchie di ritorno come Fringe, Mike&Molly e Downton Abbey. Tuttavia, sono molti i telefilm ormai arrivati alla loro terza o quarta stagione che ancora incollano al teleschermo noi serie-dipendenti, resistendo ai segni del tempo e ai colpi di scena da soap opera. Vediamo, allora, quali di esse vale ancora la pena vedere e a che punto siamo arrivati nella storia.

Cominciamo da una delle serie che la scorsa stagione ha creato grandissima aspettativa per i nomi coinvolti, raccogliendo nel frattempo vari premi, nonostante la critica americana si sia dimostrata spesso poco entusiasta. Stiamo parlando di Boardwalk Empire, prodotta da Mark Walhberg e Martin Scorsese e creata da Terence Winter, già dietro il successo dei Soprano. Nonostante la prima stagione si sia rivelata a tratti deludente per quanto riguarda la scrittura e lo sviluppo dei personaggi, Boardwalk ha, però, rappresentato un ottimo esempio di come cinema e TV siano, in America, sempre più vicini, confondendosi, mescolandosi e prestandosi maestranze e grandi nomi tra di loro. Inevitabile pensare ad alcuni dei più grandi gangster movie della storia del cinema guardando il Pilot diretto da Scorsese (che ha vinto un Emmy come miglior regista per l’episodio). Ma soprattutto, oltre all’interpretazione di alcuni attori, su tutti Kelly Macdonald, ciò che più affascina l’occhio del cinefilo è la cura prestata agli elementi più tecnici quali la fotografia, a tratti fredda come la canna di una pistola, a volte sfavillante come un numero di vaudeville, il montaggio, le maestose scenografie, tutte ricreate in studio come ai tempi d’oro di Hollywood, e i costumi.
La seconda serie riprende laddove c’eravamo lasciati lo scorso anno, con il giovane Jimmy Darmody (Michael Pitt) in ascesa nel mondo dei criminali mentre Nucky Thompson (Steve Buscemi), il tesoriere e vero capo della città, deve affrontare un probabile declino proprio per mano di chi gli è più vicino. Vendette e lotte intestine si affacciano all’orizzonte, ma ciò che più interessa è il ritratto fedele e distaccato di un’America che cambia, in cui già si trovano i germi di ciò che poi diverrà dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Serie, invece, amata dalla critica è The Good Wife, ormai alla sua terza stagione. Don’t let the name fool you, recita la recente campagna pubblicitaria. Ancora di più, forse, dovremmo, però, guardarci dalle etichette come courtroom drama o procedural perché, nonostante i protagonisti siano degli avvocati, il nocciolo del telefilm non è mai l’aspetto procedurale, che in realtà rappresenta solo una piccola percentuale del mix. Da sempre strettamente legato all’attualità, il telefilm di Robert e Michelle King, usa i casi settimanali come una sorta di cassa di risonanza rispetto ai temi principali e agli avvenimenti della trama orizzontale. Protagonista è Alicia Florrick (Julianna Margulies, già nota come l’infermiera Carol Hathaway in E.R. e vincitrice di innumerevoli premi grazie al ruolo di Alicia), una delle tante mogli trofeo che affiancano i politici e che spesso si ritrovano coinvolte, loro malgrado, in scandali per mano del marito. E Alicia non è da meno. Così quando il consorte viene arrestato per corruzione, si ritrova ad essere l’unica risorsa per la famiglia, costretta a tornare a lavorare come avvocato, professione che aveva lasciato alla nascita dei figli, aiutata dal suo vecchio amico Will Gardner (Josh Charles), partner in un grande studio di Chicago.
Punto di forza del telefilm, oltre al personaggio principale, è la coralità della narrazione, sostenuta da un ottimo e affiatato cast (Christine Baranski, Archie Panjabi, Matt Czuchry, Alan Cumming).
Per la nuova stagione la serie si rafforza della lotta tra lo studio legale e l’ufficio del procuratore, che è l’ex-marito di Alicia, un vero scontro di titani in cui saranno coinvolte varie guest star come Eddie Izzard, Michael J. Fox, che torna nei panni di Louis Canning e Lisa Edelstein, la Cuddy di House.

Grande ritorno è anche quello di Dexter con la sua sesta stagione. Il telefilm con protagonista il tecnico della scientifica di Miami, serial killer part-time, interpretato da Michael C. Hall, quest’anno si addentra in un ambito più metafisico, un vero scontro tra Bene e Male, in cui in realtà nulla è mai così ben definito, lasciando tutti i personaggi in una zona grigia, d’incertezza morale. Il caso della stagione riguarderà, infatti, degli omicidi legati ad una setta religiosa e un duo di spietati assassini, tra cui un professore di teologia, interpretati da Colin Hanks e Edward James Olmos. Tra le nuove entrate del cast, anche il rapper/attore Mos Def e Molly Parker.
Degno di nota nella categoria drama, è Parenthood. Tratto dall’omonimo film del 1989 (Parenti, amici e tanti guai in Italia), che già aveva dato vita ad una breve serie TV nel 1990 con un giovanissimo Leonardo Di Caprio, il telefilm rappresenta al momento il miglior esempio di family drama del panorama americano.
Grazie alla penna di Jason Katims (un piccolo gioiello come Friday Night Lights sul suo curriculum), le storie della grande famiglia Braverman, 2 nonni, 4 fratelli con rispettive famiglie e (quasi) 7 nipoti, vengono tratteggiate con estrema delicatezza e grande realismo, come dimostra la vicenda di Max, uno dei nipoti, affetto da Sindrome di Asperger. Non si cade mai nel retorico o negli stereotipi, e sono le sfide quotidiane in cui tutti ci possiamo immedesimare che fanno la forza di questa serie.
Nella terza stagione, Adam (Pater Krause), rimasto senza lavoro e con un terzo figlio in arrivo, oltre a doversi confrontare con le difficoltà di Max in una nuova scuola, stringerà un rapporto più stretto con il fratello Crosby (Dax Shephard), con il quale ha sempre avuto un rapporto conflittuale. Le sorelle, invece, rappresentano due tipi diversi di maternità: la spensierata Sarah (Lauren Graham) si vede costretta a fare i conti con tutte le paure che una madre può avere quando i figli lasciano il nidomentre Julia (Erika Christensen) è ancora tormentata dal desiderio negato di una nuova maternità. Saranno ancora una volta le relazioni intergenerazionali e intra-generazionali a regalarci i momenti migliori della serie.

A metà tra drama e comedy, torna anche Castle, la serie che ha per protagonista lo scrittore di gialli più sornione della TV. Ben diverso da un telefilm come La signora in giallo, fortemente ancorato a un narrazione tipicamente anni ’80, la serie con Nathan Fillion e Stana Katic si è saputa finora contraddistinguere per un mix di wit, un senso dell’umorismo fine a tagliente, e momenti più intensamente drammatici, soprattutto legati al mistero dell’assassinio della madre del Detective Beckett, come nel finale della terza stagione che aveva lasciato gli spettatori con il fiato sospeso. La relazione tra Castle e Beckett si fa ora ancor più complicata, sempre più a rischio anche sul fronte lavorativo, pur non perdendo quella carica da screwball comedy attualizzata ai giorni nostri. Rimangono interessanti anche i personaggi secondari, da Ryan ed Esposito, i colleghi di Beckett al distretto, quasi una parodia del bromance che si trova in tante serie, a Martha ed Alexis, la madre e la figlia di Castle, che donano sempre momenti più riflessivi alla puntata. New entry è il capitano Gates (Penny Johnson Jerald), che va a sostituire Montgomery, sacrificatosi alla fine della scorsa stagione. Riuscirà Beckett a scoprire il mistero sull’omicidio della madre? Ma, soprattutto, riuscirà finalmente a fare i conti con i propri sentimenti per Castle?CONTINUA…

Eleonora Sammartino
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