Tutto inizia così.
Maurizio Vandelli si sveglia su una panchina, coperto dai giornali. Gli succede quello che è successo a ciascuno di noi: pensa a lei, e non smetterà per un certo periodo. Come la varicella, gli esami di maturità, l’onanismo, il metal, è anche questa una tappa obbligata della vita. Non il dormire sulle panchine con i giornali (a meno che non si lavori nella redazione di DUDE Mag) ma il pensiero ossessivo rivolto al fortunato oggetto dei propri desideri più dolci e di quelli più scabrosi.
Presumibilmente un essere umano, salvo eccezioni. Presumibilmente dell’altro sesso, ma questa è una congettura perché il testo della canzone non specifica. L’argomento è facile e alla portata di tutti, il testo è facile e alla portata di tutti, il motivo vocale è facile alla portata di tutti, l’arrangiamento è facile e alla portata di tutti.
Sul suo successo universale si poteva scommettere anche nel 1964? Se qualcuno lo ha fatto, probabilmente è emigrato in Costa Rica e se non ha investito sulla Parmalat vive di rendita.
Non saprei dire dove si trovino ora Ian Tyson e Sylvia Fricker; certamente si sono assunti, volenti o nolenti, una responsabilità notevole. La loro versione originale di You Were On My Mind:
è stata riproposta e rivoltata in tutti i modi.
La svolta arriva nel 1965, quando il quintetto americano We Five ne scrive una versione beat con un testo in parte rieditato. Si adatta perfettamente al periodo e infatti nel video sembrano tutti contenti.
La presenta nello stesso anno Barry McGuire, la cui voce dà un taglio molto meno allegro – vedremo, più avanti, cosa sarà in grado di ispirare.
È opportuno considerare che il testo si presta a un’interpretazione gioiosa come ugualmente ad un’interpretazione struggente. Vale sia per la versione in lingua inglese che per quella italiana.
L’approdo in Italia di You Were On My Mind passa non solo per gli Equipe 84, autori della versione più fortunata, ma anche per Paul Anka.
In Francia la porta Joe Dassin, con il titolo Ça m’avance à quoi;
nel Regno Unito Crispian St. Peters;
in Germania Gitte, con il titolo und der Himmel weint;
in Spagna è conosciuta come Mi mente en ti (il testo probabilmente è tradotto a partire da quello italiano di Mogol) nell’interpretazione dei Los Iracundos;
il brano arriva addirittura in Finlandia, dove il complesso beat The First riscuote il suo successo con Olet mielessäin. Su Youtube si precisa: Finnish lyrics by Saukki (Sauvo Puhtila).
Salvo colpevoli omissioni, questo è quel che accade nel mondo fra il 1964 e il 1967.
Tuttavia You Were on my mind non sfugge all’avvento degli anni ottanta in Italia, dove gli artisti del glorioso filone New Wave ritrovano in Io ho in mente te il mood che li contraddistingue.
Le versioni più famose sono quella dei Diaframma.
E di Ivan Cattaneo che si guadagna ottime posizioni in classifica.
D’altra parte un classico di tale portata non poteva sfuggire a Enrico Ruggeri. Nel 1980 i Decibel la inseriscono nel disco-cult Vivo da Re,
prodotto da Shel Shapiro (all’occasione anche lui interprete live proprio con Maurizio Vandelli).
La migliore, a mio avviso, è targata Italian Records, eseguita dai 451. New Wave da Rho. Naturalmente, per essere la mia preferita, deve essere anche molto sfigata, e infatti su youtube ha poco più di 100 visualizzazioni. Ma è un capolavoro.
Non finì lì, in ogni caso, perché anche ai nostri tempi si insiste.
In Germania spunta una nuova versione dei Piratenhits, con un altro testo e intitolata Jedes madchen braucht liebe.
Una ragazza molto carina, Susanna Hoffs, ci riprova nel 1991 e successivamente con il suo gruppo tutto al femminile, The Bangles.
Jamie Hoover l’ha cantata a cappella.
Gli Autour de Lucie non si sono dimenticati del connazionale Joe Dassin.
Negli anni novanta la Moretti la sceglie per il suo spot pubblicitario.
La versione Birra Moretti è riproposta in chiave Oi! dai Neri per il Lozzo.
Chi, come me, è solito seguire gli spettacoli di Jerry Calà, sa che la sua canzone preferita è proprio Io ho in mente te.
Chi invece andava al liceo nei primi duemila ricorderà il periodo di massimo splendore del pop-punk italiano (Punkreas, Moravagine, Pornoriviste, Peter Punk, Derozer e tanti altri), ed è possibile che in qualche occupazione sia finita nello stereo Io ho in mente te interpretata da Io e i Gomma Gommas.
E chi, infine, non fosse ancora soddisfatto, può fare zapping su Spotify e apprezzare la versione country dei Three Together, quella dance commerciale di DJ Omidia, quella acustica dei Demoni, quella gospel degli Alti&Bassi, quella al solo pianoforte di Massimo Faraò.
Oppure inventarsi la propria e sentirsi in ottima compagnia.