Ki?
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Ki?

[…] come l’energia ancestrale che genera ogni cosa e che risiede in ogni cosa.

Ki? non hanno mai suonato dal vivo. Lo faranno al Roma Folk Fest il 23 maggio per la prima volta.

Presenteci il vostro progetto.

Siamo sei musicisti provenienti da diverse esperienze artistiche che hanno deciso di mettere il proprio spirito in un nuovo progetto che prende in prestito dalla filosofia giapponese il nome Ki?.

I dizionari giapponesi definiscono Ki come anima, coscienza ma prima di tutto come l’energia ancestrale che genera ogni cosa e che risiede in ogni cosa. Per noi la musica è una potente forma di energia in entrata ed in uscita, nel senso che il musicista ne viene investito suonando e a sua volta ne diffonde verso chi ascolta. Da questo pensiero che accomuna la musica ed il Ki è nato il nostro progetto… la nostra filosofia musicale.

Qual è il ruolo del musicista nella società attuale?

Il musicista è il veicolo conduttore di quell’energia di cui parlavamo prima, quindi prima di tutto un privilegiato. Ci piace pensare ad esso come ad un esploratore in viaggio tra paesaggi emotivi sempre diversi, o un alchimista che mescola gli ingredienti alla ricerca della formula dell’emozione. Purtroppo però troppo spesso il suo ruolo si riduce a quello di semplice servitore impegnato ad accontentare il suono della contemporaneità.

Quale musica ispira la vostra musica?

Noi ki? proveniamo tutti da ascolti diversi, da diverse ispirazioni ed alcune condivise. In ki? abbiamo lasciato confluire varie realtà mescolandole a favore di un progetto condiviso. Crediamo che questo abbia generato un’identità di gruppo molto interessante e forte, forse proprio grazie a queste differenti origini.

Cosa più vi infastidisce della scena musicale attuale?

Il modo con il quale i discografici e i direttori radiofonici hanno influenzato il gusto musicale di questo Paese negli ultimi vent’anni. Accendendo la Tv o la radio si ha l’impressione che quel che ci viene dato in pasto sia spesso una minestra preconfezionata e riscaldata, il risultato è che passa la voglia di cibarsi da quelle fonti.

Quale concerto nella storia della musica avreste voluto aprire?

I Beatles all’Adriano nel 1965. Anche a rischio di essere bersagliati da pomodori marci lanciati da teenager in subbuglio in attesa di vedere i fab 4. Però sai che soddisfazione condividere il palco con quelli là!

Raccontateci l’avvenimento più strano che vi è capitato come gruppo.

Come ki? non abbiamo ancora mai suonato dal vivo, lo faremo per la prima volta al Lanificio il 23 maggio in occasione del Roma Folk Fest. Speriamo che nessuno venga munito di pomodori marci. 

Trovate ispirazione letteraria per i vostri testi?

Si, per questo progetto in particolar modo ci hanno ispirato alcuni concetti di filosofia orientale, alcuni romanzi di Murakami Haruki e soprattutto gli Haiku. Questo tipo di componimento poetico giapponese riesce, attraverso giochi di contrasti e immagini semplici, a produrre un’enorme tensione emotiva. Nei nostri testi c’è sempre qualcosa che riporta lì…

In quale scena di un film vorreste fare un vostro piccolo concerto abusivo?

Ci vedremmo bene in qualche scena di film orientali di arti marziali in cui i protagonisti fanno acrobazie aeree tra le canne di bambù mentre se le danno di santa ragione, oppure di samurai con le loro katane lucenti in cui specchiano i loro occhi duri di saggezza e le loro sopracciglia folte e aggrottate.

Progetti futuri?

Dopo l’estate uscirà il nostro primo EP, Mono. Ci abbiamo lavorato su nell’ultimo anno tra Roma e Milano insieme al produttore nippo-milanese Taketo Gohara. Nel frattempo stiamo lavorando ad altri pezzi… ki sa se faremo un disco!

Qual è la vostra città di origine e in quale lavorate oggi?

Siamo tutti romani e un siciliano che però vive a Roma da anni. La nostra base, dove ci vediamo per provare è nella zona che un tempo fu la magnifica città etrusca di Veio, al confine con il parco. È lì che nasce Ki?

Perché vi sentite folk?

Tempi dispari, sospensioni, camicie a quadri e cori, per non parlare poi di barbe e capelli… è evidente che siamo dei bifolki!

Giordano Nardecchia
Nato a Roma l’11 Ottobre 1988, ha un inglorioso passato e uno scoraggiante presente da musicista, da giornalista e da blogger. Poco importante che abbia una laurea. È autore del blog a quattro mani Sergio&Peppe; collabora dal 2013 con DUDE MAG e dal 2015 con Melty.
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