
A partire dalla scorsa estate tutti quelli che bazzicano scena e genere musicale, hanno sentito parlare dei Marcello e il mio amico Tommaso.
Band romana formata da giovanissimi (eviterò di definire) indie, che nel 2013 ha pubblicato per la 42 records il secondo disco intitolato Nudità e collezionato un bel numero di concerti in tutta Italia nell’ultimo anno.
Ho deciso di bombardare di domande Marcello Newman, cantante e fondatore della band, chiacchierando con lui sull’estetica della nuova musica emergente italiana, con la curiosità e l’affetto di chi conosce e segue una band dagli inizi e la vede crescere.
Pensando all’estensione di Roma, ai mezzi da prendere per passare da un quartiere all’altro (dove cambia tutto) è stato difficile mettere insieme il gruppo e mantenerlo così unito? Come vi siete conosciuti e come sono le relazioni tra tutti i componenti?
Recentemente mi è capitato di parlare con un’amica che cercava gente con cui suonare e di rendermi conto di non poterle dare alcun consiglio a riguardo. Tutti i gruppi in cui ho suonato erano costituiti da amici che erano tali anche prima di suonare insieme. Tommaso e Gianlorenzo sono cresciuti insieme e entrambi hanno iniziato a suonare per la prima volta musica leggera nei Marcelli. Ero amico di entrambi molto prima della nascita del gruppo e direi che quello che ci unisce principalmente è l’amicizia più che la musica. Lo stesso vale per Giorgio, con cui suono da quando ho 14 anni e Adelaide, ex ragazza di un amico per la quale i Marcelli sono stati il primo gruppo. Lorenzo l’ho conosciuto per caso a un falò. Non ci sono mai state tensioni tra di noi, credo che il segreto sia fare pochissime prove e moltissime uscite serali.
Vi hanno spesso paragonato ai Beirut, ai Magnetic Fields e, per la vena cantautorale, a Rino Gaetano. Quali sono i vostri ascolti, quelli che vi mettono allegria da sentire in serate spensierate, e quelli a cui vi rifate o che vi influenzano?
Ascoltiamo tutti cose piuttosto diverse e sinceramente per quanto riguarda Nudità, oltre ai Magnetic Fields e a Jeffrey Lewis non saprei individuare gruppi o musicisti che ci hanno influenzato più di altri. Al momento siamo tutti andati in fissa con Osaka Bridge, un album pazzesco di Bill Wells & Maher Shalal Hash Baz, consigliatoci dall’organizzatore di un nostro concerto a Firenze qualche mese fa (grazie Giacomo!). Ah, i Cap’n Jazz sono tipo il miglior gruppo di sempre.
È stato difficile per voi conciliare gli studi universitari con le prove? Cosa studiate? Avete lavoretti part time?
Io mi sto per laureare in filosofia, Gianlorenzo studia lettere, Giorgio ingegneria elettronica, Lorenzo storia e pianoforte, Adelaide magistrale di matematica, Tommaso magistrale di fisica. Gli studi possono rendere complicato andare in tour, sopratutto per quelli tra noi che sono iscritti a delle facoltà impegnative, mentre per le prove non hanno mai creato problemi. Se tralasciamo gli studi non è tanto per la musica quanto per l’angoscia paralizzante del non sapere cosa fare una volta che li avremo conclusi, ma qui parlo solo per me.
Come avete scelto l’ensemble per la vostra band? Penso ad esempio all’oboe che caratterizza la linea melodica di molti dei vostri brani. Non deve essere stato facile mettere insieme un gruppo di musicisti di formazione classica per un progetto essenzialmente pop. Avevate già le idee chiare su cosa volevate creare musicalmente? E a quale tipo di pubblico intendevate rivolgervi?
Quando ho scritto gli arrangiamenti di Nudità mi piaceva l’idea di prendere il vincolo degli strumenti a disposizione come stimolo per la creatività. Le parti sono state scritte a partire dagli strumenti che ciascuno sapeva suonare e mi sono imposto di non fare troppe sovraincisioni e di non usare mai il basso. Se non mi dessi dei vincoli di questo tipo rischierei di infarcire tutti i pezzi di barocchismi cafoni e orchestrone arrangiate male. Sinceramente non ci siamo mai posti troppo il problema del pubblico da raggiungere, tuttora non saprei dire com’è fatto il fan medio dei Marcelli, anche perché sono troppo pochi per costituire un campione statistico rilevante.
Il vostro è uno stile molto ricercato e intimista. Ci si aspetterebbe un racconto della vostra età molto più “urlato” e invece siete pacati – mi riferisco a pezzi come Bossa Nova o Blues Balneare: a cosa si deve questa attitudine? Come componete e scegliete i testi? Cosa vi ispira (situazioni realmente accadute, racconti di amici o fatti personali)? E perché avete scelto di incidere un disco in italiano (addirittura impreziosendolo con la scelta audace di un Coro Alpino!) quando anche in inglese, penso a Treasure Hunt e al primo disco Chounette, sembravate molto a vostro agio?
In Nudità volevo liberarmi di angosce legate alla sessualità attraverso la confessione e il racconto autobiografico. L’italiano mi facilitava il compito, poiché, parlandolo più spesso dell’inglese, avevo meno difficoltà a capire quando sto mentendo. La pacatezza e l’apparente distanza dai temi trattati credo sia stata una forma di autodifesa. Le prossime cose saranno sicuramente più urlate; raccontate da dentro piuttosto che da fuori.
Anche il vostro look sembra molto maturo: è una scelta dipendente dall’immagine che volete dare oppure vi vestite da sempre così?
Non ci cambiamo mai prima dei concerti anche se a volte qualcuno dovrebbe (a questa ha risposto Tommaso n.d.a.).
Come dicevamo, la vostra gentilezza denota sia i testi sia le liriche. Approcciandovi al mondo dei concerti live avete trovato ostilità? É stato difficile per voi comunicare con chi è già nel campo da molto più tempo?
In realtà anche noi siamo in giro da un bel po’: i Marcelli fanno concerti dal 2009 e Giorgio e io abbiamo cominciato a fare live coi Jacqueries a partire dal 2006. A parte pochi episodi spiacevoli sui quali è meglio tacere ci siamo sempre trovati piuttosto bene. Sopratutto quando eravamo più giovani abbiamo avuto la fortuna di trovare musicisti più grandi di noi che ci hanno insegnato le cose necessarie per viverci serenamente i tour: amicizia, accettazione, alcol.
Di nuovo sulla vostra vena intimista: i vostri testi assomigliano ad un romanzo di formazione in fieri, quasi fossero il resoconto della vostra educazione sentimentale. Non avete mai avvertito l’esigenza di trattare tematiche di più ampio respiro, fosse anche solo circa la società che vi circonda o la vita al di fuori della vostra “cameretta”?
Per me è molto difficile scrivere deliberatamente una canzone su un argomento piuttosto che un altro. Ho sempre e solo scritto canzoni d’amore e ho sempre associato la musica e le melodie a sensazioni legate all’amore. Stimo molto chi riesce a parlare anche d’altro e credo che in questo momento storico sia importante tornare a forme di narrazione meno autoreferenziali, ma non credo che questo sia impossibile da applicare al racconto amoroso.
I vostri genitori vi appoggiano? Cosa ne pensano del progetto?
Ho letto la domanda a mia madre e ha risposto: «Che progetto?».
I vostri interessi, oltre alla musica. Libri letti e preferiti, ultimi film visti o mostre che volete consigliare, serie tv. Letture che vi hanno accompagnato durante la stesura dei testi e della registrazione del disco. Per esempio seguo Adelaide su Instagram e noto dalle sue foto che è bravissima nei disegni e nelle illustrazioni.
Personalmente sono un grande fan di Dino Buzzati, di cui ho letto Un amore durante le registrazioni di Nudità. Per quanto legga tanta narrativa italiana, quel libro in particolare continua a sembrarmi molto importante nella mia attività di autore di canzoni. Adelaide è l’unica di noi che si applica seriamente a un’arte che non sia la musica e, sì, i suoi disegni sono bellissimi.
Come vi vengono le idee per i videoclip? Vi affidate a qualcuno? E come riuscite a trovare il regista perfetto che riesce a cogliere la vostra idea? Per esempio il video di Blus Balneare (vedi sopra n.d.r.) è splendido, come vi è venuta l’idea?
A partire da Nudità mi sono occupato personalmente di tutti i video, girandoli insieme al maestro Luigi Caggiano. Se c’è un comune denominatore tra i video che abbiamo fatto uscire è quello di cercare di calare le storie raccontate in una dimensione di realtà in cui non potevo troppo controllare quello che stavamo girando. In questo senso nel video di Blues Balneare volevo vedere cosa sarebbe successo a un personaggio dissociato e super-razionale come quello della canzone se messo a contatto con un mondo così lontano dal suo ma che paradossalmente mi sembrava più sano.
Chi vi aiuta o consiglia durante le tappe del tour? E come scegliete le città e i posti in cui suonare? I posti più belli in cui avete suonato a Roma e fuori Roma?
Mi occupo personalmente di tutto il booking dei Marcelli. Cerco di scegliere i posti in modo da mettere più città vicine in fila per ammortizzare le spese di viaggio. Spesso parto da una data proposta da un locale che ci invita a suonare, costruendoci attorno un mini-tour che ci permette di raggiungerlo. Negli anni ci è capitato di suonare in posti meravigliosi tra cui il refettorio di un convento a Gubbio, il teatro Valle a Roma, un castello medievale a Enna, un bellissimo palchetto su una collina fuori Verona (la casetta Lou Fai).
Non per farmi i fatti vostri ma che mezzi usate quando vi spostate per il tour? Avete un budget massimo? Vi ospitano amici o fan?
Andiamo in tour con la Touran di Adelaide, una macchina da sette posti in cui miracolosamente riusciamo a entrare in 6 con tutta l’attrezzatura. Cerchiamo di coprire tutte le spese di viaggio con i cachet dei concerti e dormiamo o da amici (spesso amici di amici) o a casa degli organizzatori. A volte veniamo sistemati in b&b o alberghetti ma davvero molto di rado.