Anti social-ismo
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
2022
01 gennaio
Dude Mag
03 marzo
Alessio Giacometti
05 giugno
Simone Vacatello
07 novembre
Marco Montanaro e Gilles Nicoli
09 gennaio
TBA
TBA
10 febbraio
TBA
TBA
11 marzo
TBA
TBA
12 aprile
TBA
TBA
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!
4154
https://www.dudemag.it/attualita/anti-social-ismo/

Anti social-ismo

Dopo aver preso visione del presente video – proposto in apertura del post – abbiamo realizzato che ok, va bene, adesso c’è bisogno di fare una volta per tutte un po’ di chiarezza sul discorso dei social.

Dopo aver preso visione del presente video – proposto in apertura del post – abbiamo realizzato che ok, va bene, adesso c’è bisogno di fare una volta per tutte un po’ di chiarezza sul discorso dei social. E tanto per cominciare la prima doverosa osservazione da fare è che quello che le persone si ostinano a chiamare web 2.0 in realtà non è altro che la stessa identica tecnologia che si utilizzava fino a qualche anno fa, con la sola differenza che i contenuti li generano direttamente gli utenti. Per semplificare il concetto al minus habens utente dei social che contemporaneamente esprime sul social pensieri anti-social: sei un coglione. No vabbé forse ho esagerato. Sei una sacca scrotale, al netto dei peli.

Concluso il cappello del discorso, possiamo procedere con delle considerazioni. Sarebbe eccessivo chiamarle tesi, o spiegazioni. È semplicemente un discorso. Però lo faccio io quindi ho ragione.

In ogni caso: un uomo, dopo anni passati su facebook, un giorno viene folgorato sulla via di Damasco e si accorge che i social network si stanno impossessando della sua esistenza, nonché di quella delle persone che ha attorno. In un attimo realizza quello che sta succedendo: il web 2.0 gli ha rubato anni di vita. Nota che le persone, invece di condividere i propri pensieri con il vicino di casa, l’amico, il parroco o l’automobilista bloccato accanto a loro nel taffico, preferiscono autocelebrarsi e condividere soltanto una parte del proprio pensiero, lasciando quella più autentica a marcire nelle loro stanze. Lucidano i propri pensieri per apparire migliori, o diversi, alla ricerca di stima di sé o degli altri. D’un tratto un uomo – evidentemente una mente superiore – si accorge dell’inganno che si cela dietro al mondo html. In un secondo capisce che ha una missione, e sa cosa deve fare.

Va dal suo vicino di casa per condividere l’epifania? Rompe il suo smartphone? Esterna il suo pensiero in maniera diretta e sincera?

No. Prende una telecamera, mette le proprie parole in rima e raggiunge milioni di visualizzazioni sul più grande social del mondo.

I social ed il “nuovo” web sono stati una grande scoperta dell’acqua calda. La tecnologia era tutta lì, presente e funzionante. Quello che è cambiato è il paradigma alla base. La combinazione dei vari elementi nell’ottica dell’utilizzatore/creatore di contenuti ha rappresentato il valore aggiunto. Se prima gli internauti cercavano siti che potessero di soddisfare la propria sete di conoscenza – abbiamo già parlato di rotten – adesso possono comodamente fotografarsi i testicoli e condividerli. Cercare il gene del male nel mezzo non è la risposta. E neppure la domanda. Tantomeno un’asserzione.

La star della settimana scorsa nel suo video ci invita a spegnere computer, smartphone, router ed uscire, perché lui quando era piccolo giocava a campana con gli amici, aveva le ginocchia sbucciate e correva nel parco. Vaglielo a spiegare che io da piccolo gli amici non ce li avevo, tantomeno in età adulta. E che magari se da adolescente avessi avuto facebook mi sarei potuto fidanzare con un ciccione pelato che usa nickname come kikka93 per adescare giovani disagiati, e che questa possibilità mi è stata negata. Inoltre, a caricare di enfasi la trovatona amarcord da pubblicità della Barilla, c’è di sottofondo una musica emozionante.

[consiglio: se cerchi il male, segui la musica]

Ora  è tutto pronto. Possiamo fruire del video comodamente dalla nostra scrivania, convincerci di quanto siamo stati allocchi a buttare via la nostra vita scrivendo stati che ci facessero apparire brillanti su facebook e fare l’unica cosa per la quale il video è stato girato: condividere e commentare.

Poveretto l’uomo che cerca il problema fuori dall’uomo. Ma anche quello che lo cerca dentro.

Il problema È l’uomo.

La soluzione è sempre il suicidio.

Sergio and Peppe
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude