Con l’espressione Guerra d’indipendenza di Roma Nord o Resistenza di Roma Sud (in inglese: Northen Rome War of Independence, Southern Rome Resistance movement) s’intende una serie di conflitti di carattere etnico-razziale che ebbe luogo fra le opposte fazioni di Roma Nord e Roma Sud fra il 26 novembre e il 4 dicembre 2016.
LE ORIGINI DEL CONFLITTO
Prima della guerra i confini fra Roma Nord e Roma Sud non erano mai stato chiariti in via definitiva, per quanto un tacito accordo li identificasse in viale del Muro Torto a nord e viale Marco Polo a sud. In mezzo, una zona franca da alcuni denominata Roma Centro era del tutto priva di padrone e quindi appetibile ad ambo le fazioni.
Gli abitanti di Roma Nord rivendicavano da anni sostanziali differenze rispetto ai concittadini del sud: un portamento più fine, toni di voce più bassi, migliori velleità artistiche e cocaina più buona. I pregiudizi di carattere razziale, fino ad allora diretti per la maggior parte ai rom, si spostarono rapidamente verso la comunità di Roma Sud, dai più definita volgare, provinciale e rumorosa. Alle elezioni comunali sempre più voti andavano a favore di partiti di matrice razzista e xenofoba, sopra tutti il PIRN (Partito Indipendentista di Roma Nord), il cui slogan principale recitava “Roma Centro è bella, Roma Centro è Roma Nord”. La principale proposta del PIRN consisteva infatti nell’estensione del confine di Roma Nord a via Labicana, oltre a una serie di provvedimenti a sfondo sociale come il diritto di aperitivo per tutti, l’uso di Twitter a scapito di Facebook e l’obbligo di proiettare i film in bianco e nero e in lingua originale.

Il simbolo del PIRN
A sud la popolazione non viveva allo stesso modo il conflitto perché per quanto la riguardava Roma Nord non esisteva: i Sudisti consideravano infatti Basilica San Paolo il centro della capitale, e di fatto prima dell’inizio del conflitto non si erano mai spinti oltre piazza Barberini. Le ricerche seguite alle battaglie testimoniano che gli unici documenti antecedenti al 26 novembre 2016 in cui si fa riferimento all’esistenza di Roma Nord sono manifesti redatti da sparute bande di attivisti, prontamente bollati dall’amministrazione Sudista come “complottisti” e “poco credibili”. Significativa in questo senso è la dichiarazione di Franco Baccelli detto Er Prognosi – consigliere comunale a Roma Sud eletto nella circoscrizione Infernetto – al congresso internazionale The State of Southern Rome del 21 novembre 2016:
«Lo dico una volta per tutte perché mi sembra ridicolo persino dover affrontare l’argomento. Roma Nord non esiste. È una favola per bambini, come i giganti e Babbo Natale.»
LO SCOPPIO DELLA GUERRA
Poco dopo la mezzanotte del 25 novembre 2016 Giammauro Blasi detto “Giamma” e la sua compagna Lavinia Vitale detta “Lavy”, entrambi consiglieri comunali di Collina Fleming in quota PIRN, presentarono all’amministrazione Sudista (presieduta dar Prognosi) una comunicazione ufficiale in cui accettavano la resa di Roma Sud sancendo la nascita della Repubblica Autoproclamata di Roma Nord, con confine esteso a via Labicana. Il documento, firmato dai rappresentanti dei quartieri-chiave Nordisti – Nuovo Salario, Nomentano, Trieste, Montesacro Alto – riconosceva inoltre la magnanimità di Roma Nord nel lasciare ai Sudisti la splendida cornice della Basilica di San Giovanni in Laterano.
Er Prognosi, dopo una consultazione con le bische di Ostia, Trullo e Spinaceto, decise di respingere l’offerta e rispose alla comunicazione in maniera lapidaria:
«SI VOLETE ER COLOSSEO VENITEVELO A PIJA’ CHE VE ROMPEMO ER CULO LAZIO MERDA!»

Er Prognosi (secondo da destra) con il consiglio direttivo
Il consiglio direttivo del PIRN apprese divertito della risposta e rispose con un ironico tweet:
Non tremavo così tanto da quando ho visto i #Goonies @RomaSUd #LMAO
La pulizia etnica di Roma Centro iniziò il giorno stesso. Migliaia di residenti Sudisti furono cacciati in malo modo dai quartieri più centrali, il Gangnam Style sparato a stecca dalle autoradio delle Peugeot modificate fu bandito e un impressionante dispiegamento di uomini fu incaricato di conquistare con le buone o con le cattive il territorio che “spettava” ai Nordisti.
La risposta di Roma Sud fu immediata: 10,000 uomini da Laurentina, Cinecittà e Corviale arrivarono all’altezza di viale del Muro Torto per anticipare l’invasione di Roma Centro e respingere i Nordisti entro i propri confini prima ancora della loro discesa perché, come aveva detto Er Prognosi: «Chi mena primo mena du’ vorte».
La Guerra d’indipendenza di Roma Nord era iniziata.
LE PRIME VITTORIE DI ROMA NORD
Inizialmente i giochi volsero a favore degli espansionisti, principalmente perché l’esercito dei Sudisti, che come detto neanche credeva all’esistenza di Roma Nord (celebre in questo senso fu l’esclamazione der Prognosi alla vista di Villa Borghese: “allora esiste”), non era pronto a fronteggiare le enormi insidie di quartiere Trieste e dintorni: gli snervanti sensi unici, i parcheggi impossibili e gli onnipresenti divieti di sosta e di fermata. Inoltre, gli innumerevoli Compro Oro, le bestemmie e le svastiche sui muri contribuivano ad alimentare la confusione nell’esercito di Roma Sud, che vedeva nel filonazismo e nella dedizione alla blasfemia dei tratti comuni ai rivali del nord e non si spiegava il perché di tanto astio.
L’effetto-sorpresa fu imminente: con il loro sarcasmo sagace, gli aperitivi vincenti e le fulminanti battute su Twitter gli abitanti di Roma Nord ebbero inizialmente la meglio sui rivali, abbattendo il loro morale a colpi di pantaloni piegati appena sopra la caviglia, mocassini senza calzini ed eleganti doppi tagli. Il 29 novembre del 2016 Roma Nord aveva allargato i propri confini fino all’Università La Sapienza, dopo aver vittoriosamente concluso la storica Battaglia di via De Lollis, durante la quale un intero plotone di 2,000 ragazzi di Centocelle e Casilino fu annientato da una banda di brigatisti provenienti per la maggior parte da piazza Buenos Aires, viale Libia e via Nomentana.

Alcuni soldati dell’Esercito di Roma Nord
Roma Sud pagava inoltre le conseguenze della guerra intestina condotta dagli Scissionisti di Palombini (o Pariolini del Sud), che chiedevano l’annessione del Pentagono dell’EUR a Roma Nord, più vicina alle loro idee. Il dissidio ebbe le sue implicazioni più drammatiche con laBreccia di Palazzo dei Congressi del 30 novembre, quando un plotone di Ligier bloccò la Cristoforo Colombo all’altezza di viale Europa per favorire l’occupazione dell’edificio da parte dei Nordisti, che vi restarono per le 24 ore successive respingendo gli assalti provenienti da Mostacciano e Cesare Pavese.
LE PRIME CREPE NEGLI ESPANSIONISTI E L’ARRETRAMENTO
L’espansione di Roma Nord non era tuttavia destinata a durare. Per quanto attrezzato dal punto di vista intellettivo e culturale, l’esercito dei Nordisti alla lunga non riuscì a fronteggiare i ben più pratici mezzi a disposizione del sud: le spranghe, i cric, il sapiente uso della capocciata, della ginocchiata sui coglioni e della manata in faccia. Il punto di svolta del conflitto si ebbe il primo dicembre, quando un plotone di Sudisti rimase bloccato nei pressi di Piramide in un lembo di terra da lì denominato Striscia del Gazometro, di fatto una prigione a cielo aperto. L’eroica resistenza di Roma Sud – fatta di sgommate con le macchine, flessioni su una mano sola, saluti romani e bestemmie – permise di espellere i Nordisti dalla zona e arrestare la loro avanzata. In poco tempo i Sudisti conquistarono Termini, La Sapienza e Piazza Barberini, arrivando il 2 dicembre a sfondare addirittura in villa Torlonia dopo una sanguinosa battaglia tristemente nota come La Caporetto degli hipster.
Uno dei maggiori punti di forza dell’esercito di Roma Sud era l’estrema compattezza sotto l’insegna dell’Associazione Sportiva Roma; il nord era al contrario diviso fra supporter della Società Sportiva Lazio e una maggioranza di persone che non si interessava al calcio perché «preferiva guardare l’NBA».

Infine, i già numerosi lucchetti di Ponte Milvio erano ulteriormente proliferati durante il conflitto – come segno di supporto a Roma Nord – rendendo architettonicamente precario uno degli avamposti più preziosi a disposizione dei Nordisti.
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