Il passato è incredibilmente reale
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Il passato è incredibilmente reale

Nel 2012 feci una gita a Firenze con i miei coinquilini. Arrivati ci accorgemmo di non avere una macchina fotografica e decidemmo di acquistare una nikon usa e getta.

Nel 2012 feci una gita a Firenze con i miei coinquilini. Arrivati ci accorgemmo di non avere una macchina fotografica e decidemmo di acquistare una nikon usa e getta, di quelle che non credevo nemmeno esistessero ancora in commercio.

Due settimane dopo sviluppammo i rullini e l’effetto delle foto fu stranissimo. La pellicola vecchia aveva steso sulle immagini una luce giallina, tipica di una grana di almeno vent’anni fa. C’eravamo noi, su Ponte Vecchio, alla fine degli anni ’80. Una foto scattata nel 2012 che aveva l’aspetto di una foto di quand’ero bambino. Le foto sembravano provenire da una dimensione diversa, distante, poco reale.

Fino a quel momento non avevo mai riflettuto su quanto il nostro rapporto con le epoche passate sia mediato dall’immagine fotografica. Siamo così abituati a credere che la fotografia – e il suo meccanismo analogico – restituisca fedelmente la realtà che non abbiamo coscienza di quanto l’immagine condizioni la nostra percezione di essa. In altre parole, tendiamo a rappresentarci il passato così come lo vediamo nelle fotografie.

Andando indietro nel tempo, con la risoluzione che si abbassa, la vividezza dei dettagli diminuisce, il passato ci appare più sbiadito, lontano, poco reale. 

La grana delle fotografie aiuta a mettere una distanza fra noi e il passato.

Pensiamo a Mad Men. Sono diversi i processi tramite cui Mad Men riattualizza la società americana degli anni sessanta, ma il punto di partenza è banalmente l’immagine: la grana fotografica ad alta risoluzione decontestualizza un filmato che, per ricercatezza scenografica, potrebbe essere tranquillamente una commedia di Billy Wilder e lo avvicina a noi, rendendo di fatto più vivida la narrazione, agganciandola alla contemporaneità.

La stessa operazione la stanno compiendo diversi fotografi che hanno ormai dato vita a un vero e proprio filone artistico. Uno di loro è Andreas Larsson, che in questo blog prende delle immagini del passato e gli restituisce il colore: l’effetto è piuttosto impressionante. Il passato si riempie di sfumature prima assenti e che lo rendono drammatico, pulsante, molto vicino a noi.

E poi ancora, in giro per la rete:

Mark Twain

Audrey Hepburn

Walt Whitman

Elizabeth Taylor

Kissing the War Goodbye (Sanna Dullaway)

Anne Frank (Sanna Dullaway)

L’auto-immolazione di Thích Qu?ng ??c (Sanna Dullaway)

Charles Darwin (Sanna Dullaway)

Albert Einstein (Sanna Dullaway)

Emanuele Atturo
È nato a Roma (1988) dove vive e lavora. Laureato in Semiotica, si interessa di cultura pop e sottoculture. È caporedattore della rivista L'Ultimo Uomo e scrive in giro.
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