Mangia, bevi, guarda – Wild tigers I have known
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Mangia, bevi, guarda – Wild tigers I have known

Amicizie poco sincere, incapacità di concentrarsi su qualcosa, brufoli a gogò, spogliatoi puzzolenti, malignerie e pettegolezzi, e tu che quando ti vedi allo specchio ti fai schifo.

Cam Archer
USA – 2006
Quando vederlo: sabato
Orario: 16.00 – 17.00
Cosa mangiare: mele candite
Cosa bere: bicchiere di ginger-cola
Per una visione senza audio: Emily Jane White – Dark Undercoat

Chi non ha odiato le medie? Ragazzini/e stronzi/e, prime infatuazioni difficilmente corrisposte. Amicizie poco sincere, incapacità di concentrarsi su qualcosa, brufoli a gogò, spogliatoi puzzolenti, malignerie e pettegolezzi, e tu che quando ti vedi allo specchio ti fai schifo. Periodo ingrato. C’è una lunga lista di titoli cinematografici che sembra confermare quanto sto dicendo. Mi viene in mente lo straniante quanto affascinante Welcome to the Dollhouse di Todd garanzia Solondz (da noi Fuga dalle Medie, titolo degno della rassegna cinema dei pomeriggi estivi targati mediaset). A 12-13 anni la vita è molto difficile, non sei adulto e nemmeno bambino, hai pulsioni sessuali ma provi anche amore, un amore immaturo, che nasce dal desiderio di ottenere delle conferme da qualcuno che ammiri, che ti dica che così come sei vai bene. Sei quella cosa dalle movenze goffe che vorrebbe essere altro, magari come l’amicoa più grande che ha più successo di te con gli amici. Cam Archer giovane e visionario fotografo nella sua prima opera Wild tigers I have known racconta quanto il mondo degli uomini possa essere spietato con certi animali selvatici come il piccolo, affascinate Logan. Lo fa con uno stile tutto suo, molto vicino all’estetica del videoclip musicale anni novanta e avvalendosi in parte della poetica del suo produttore esecutivo Gus Vant Sant, tanto per avere le spalle coperte. Logan vive con la sua giovane madre, in un paese non chiaramente localizzato nella cartina degli States, mettiamo del midwest. Lui è sensibile e riservato. Rodeo, il bel outsider del terzo anno, decide di frequentarlo. Sarà successo anche a voi di guardare a ritroso verso la propria adolescenza, arrivando a chiedervi come mai eravate amici di quella e innamorati di quell’altro. E come i sentimenti che provavate sembravano così dannatamente autentici. Queste cose succedono sempre in quell’età. Tutto diventa ancora più difficile quando sei un ragazzino esile e impacciato che spera di incarnarsi nei leoni che di tanto in tanto minacciano la scuola e che in definitiva prova strane attrazioni. Di quelle inconfessabili. Strano: il mondo non doveva funzionare così. Tutto è sospeso ed onirico. Logan è la creatura del desiderio, desidera tutto. Desidera così tanto rappresentare l’ideale d’amore del suo amico, da trasformare la sua voce di giovinetto in una di donna. Così in una scena che dice tutto e ti fa venire voglia di fare una carezza allo schermo ho provato una profonda tenerezza. Per tutte le volte che mi hanno fatto sentire fuori posto e cercavo un vestito migliore da mettere. Cercavo di essere come mi volevano, finché non ho capito il segreto. La prossima volta magari ve lo dico. Buona visione.

Jenny Japanapart
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