È morto a Roma all’età di 74 anni Cesare Tacchi, uno degli artisti più importanti dell’arte italiana degli anni Sessanta, tra i più sconosciuti al grande pubblico.
«Era una mostra organizzata per compiacere tre giovani e ancora sconosciuti artisti con le loro bellissime opere. Speravo in una buona vendita […] ma la cosa non prometteva bene. Allora proposi agli invitati presenti una asta al contrario: saremmo partiti da 50 mila lire per scendere fino a un limite di 30mila… funzionò, fu divertente!».
Con queste parole Agnese De Donato, gallerista del Ferro di Cavallo, ricorda la mostra inaugurata il 17 aprile del 1964 nella sua galleria di Via Ripetta. Gli artisti in questione erano Sergio Lombardo, Renato Mambor e Cesare Tacchi, protagonisti, insieme a Schifano, fioroni, festa, Angeli, della Scuola di Piazza del popolo, che prende il nome dalla famosa piazza in cui erano soliti incontrarsi.
A distanza di quarant’anni questi artisti, non più giovani, continuano ad essere sconosciuti ai più ed infatti nella quasi assoluta indifferenza è stata accolta la notizia della morte di Cesare Tacchi venerdì 14 marzo.
Proprio lì, a Piazza del Popolo, tra il Bar Rosati la Galleria la Tartaruga e il Ferro di Cavallo, si è sviluppata un’importantissima stagione per l’arte italiana del dopo guerra, che è stata spesso etichettata come pop, ma che ad un’analisi più approfondita mostra i suoi legami e le sue radici tutte italiane, dal futurismo e la metafisica fino al più recente materismo di Burri, grande punto di riferimento per tutti quegli artisti.
La tappa d’esordio di Tacchi è comunemente individuata nella mostra all’Appia Antica del 1959, una collettiva con i due compagni Mambor e Schifano. Tra il 1963 e il 1964 la sua ricerca artistica è molto vicina a quella di Mambor e Lombardo con i quali partecipa ad una mostra alla Galleria La Tartaruga, oltre alla già citata al Ferro di Cavallo. Tacchi realizza in questo momento opere come Circolare rossa: scene desunte dall’orizzonte urbano composte da sagome di uomini in taxi o nell’autobus.
Lombardo si concentra sulla serie dei Gesti tipici, in cui figure e particolari presi dai reportages fotografici vengono riportati sulla tela tramite il proiettore, mentre Mambor lavora ai suoi timbri: sagome di omini applicati sulla tela tramite un timbro. Tutte queste opere ci mostrano una rappresentazione anonima e spersonalizzata della figura umana, privata di ogni carattere individuale.
Negli anni successivi Cesare Tacchi inizia a lavorare agli imbottiti, sicuramente tra le sue opere più note: quadri che hanno per soggetto amici, attori o icone della storia dell’arte realizzati con stoffe floreali, quasi da tappezzeria, inserendo un’imbottitura all’interno del quadro, così da renderlo tridimensionale, aggettante, quasi scultoreo. Nascono così Renato e poltrone del 1966, dedicato all’amico Renato Mambor, la sua versione di Marylin e Primavera Allegra, chiaro riferimento e rifacimento della primavera botticelliana.


Nel 1968, in un clima già profondamente mutato e segnato dalla nascita dell’Arte povera dell’anno precedente, Tacchi partecipa a il Teatro delle mostre alla galleria la Tartaruga con una performance in cui l’artista mette in scena la propria cancellazione, ponendosi dietro una lastra di vetro e dipingendola di bianco fino a scomparire del tutto.
