Intervista a Giulia
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Intervista a Giulia

Giulia chi? Giusta domanda, rispondiamo: Giulia è colei ha ispirato una quantità difficilmente accertabile di cantautori. 

L’estenuante ricerca durata anni ha premiato finalmente i coraggiosi missionari di DUDE, che hanno riportato a casa un’intervista gentilmente rilasciata da Giulia. Giulia chi? Giusta domanda, rispondiamo: Giulia è colei ha ispirato una quantità difficilmente accertabile di cantautori. La sua vita così rocambolesca, della quale ci ha raccontato alcuni curiosi retroscena, adesso è più stabile e lei sembra essersi rasserenata con il tempo. Ecco cosa ci ha raccontato.

«…era impazzito, mi azzarderei a dire. Voglio dire, sembrava che a un certo punto non si trattasse più di quello che c’era fra noi, era una questione che riguardava lui e la sua instabilità personale. Si stava cercando di aggrappare a me come se potessi in qualche modo salvarlo, non so bene da cosa, forse de se stesso. Sinceramente, stava iniziando a farmi paura. Voglio dire, “non dirmi no o mi sparerò” può suonare molto violento. Non so se lo sai, ma al giorno d’oggi minacciare di suicidarsi è considerato una forma di stalking. Ai tempi lo stalking non c’era».

Se non ha raggiunto i sessanta, Giulia ci è comunque vicina. Mentre mi parla ogni tanto sorride, ricorda con piacere e con più lucidità. Lo sguardo che incrocio di volta in volta è lo stesso di tanti anni fa, e inizio a capire perché ne ha mandati fuori di senno così tanti. C’è qualcosa di magico in lei, in un certo senso. Fatico a restare calmo, e ho il sospetto che lei lo percepisca. «Come andò a finire?», le domando.

«Meglio di quanto si possa immaginare. Sapevo che stava esagerando, voglio dire “cosa faccio di me senza te?” può lusingarti lì per lì, ma dovevo crederci fino in fondo? Quando provai a farglielo presente si risentì. Non ci salii su quella macchina – sembrava una minaccia, sai? Tuttavia, si riprese con il tempo, è sempre così. Gianni era un ragazzo a posto, e si vedeva»

Giulia, gli occhiali sul naso, ti sfiora la mente, parla di uomini e donne come solo lei sa. Ha già capito che le sto per chiedere di Antonello. Lo faccio senza girarci troppo intorno.

«Qualcosa di me aveva capito, ma voglio dire, non gli avevo nascosto niente. Non la prese proprio benissimo, ma io non volevo fargli del male. Per come l’aveva messa lui, mi dava l’impressione che stesse fingendo di non conoscermi, quando invece mi conosceva benissimo. Anche lui non ci mise troppo a farsene una ragione, tutto sommato si accontentava di distrarsi la domenica in Curva Sud come la maggior parte dei maschi», considera beffarda «e non so se te ne rendi conto, ma questa roba funziona davvero!»

Di mio, anche se fossi un po’ più sessista di come già sono senza volerlo, dovrei ugualmente sforzarmi di spiegarle che molto spesso ci si distrae dalla Roma con l’amore, e non il contrario. Giulia mi guarda negli occhi e decido di non dire niente.

Ma questa strana storia del matrimonio: qualche furbacchione, inizialmente manifestando una certa sorpresa, pretese di detenere un ruolo esclusivo nella tua vita. Ovviamente non parlo del tuo sposo.

«Si cambia, ecco una cosa che nessuno riesce mai a capire. La Giulia del ’78 non è la Giulia dell’84, la Giulia del ’90 è quella che si sposa, ma non quella che diceva quelle cose. E io quelle cose gliele avevo dette davvero, credendoci. Voglio dire: erano vere».

E poi?

«E poi è passato del tempo e ho valutato di costruire la mia vita come meglio credevo. Se c’è qualcuno che vuole farmene una colpa, lo fa probabilmente perché è rimasto legato al ricordo di un tempo diverso. In fin dei conti mi fa anche piacere. Cambiare non significa dimenticare».

Un matrimonio non proprio facile…

«Sembrava che ci fosse una folla di disperati appostati sul trespolo a sperare che andasse male. Vorrei tanto spiegare loro che se il mio matrimonio non ha retto, comunque non è stato per le loro preghiere subdole. Ma così sembro presuntuosa».

Mi sento di volerla smentire, non mi sta dando questa impressione.

«Immagino, in ogni caso, tu ti stia riferendo a quegli strani giochi con le maschere. Sai? Di quella storia non credo che lui abbia capito molto. L’ha presa sul serio molto più di quanto non avessi fatto io». 

Se ne è accorto giusto alla fine, che era un suo mistero, e non tuo.

«Proprio così. Voglio dire, per come l’ha descritta la trovo una storia piuttosto appesantita rispetto a quello che era. O perlomeno rispetto a come me la stavo rappresentando io in quel momento».

Se posso permettermi: chi è, fra tutti, che ricordi più volentieri?

«Ivan, senz’altro. Tutta un’altra profondità, e al tempo stesso tutta un’altra leggerezza. Stavamo bene. Speravo di rivederlo prima o poi, ma, beh …» sospira e abbassa lo sguardo (per la prima volta). 

Già, fu una notizia tremenda. E adesso?

 «Adesso è trascorso molto tempo, ma sono sempre io. Voglio dire, ci hanno provato molti altri a dire qualcosa di me».

Ci sono riusciti? 

«Tante chiacchiere. Con Roberto ho scoperto il mondo del tango, così avvincente e così sensuale – il tango, lui un po’ meno. Parecchio meno. Con quei continui doppi sensi…»

Giulia si interrompe e mostra di sforzarsi per la pazienza.

«E poi quella storia della lucente armonia, che imbarazzo! Ma ti sembro una dea? Io sono una donna! Non mi è mai piaciuto essere idealizzata troppo, ma quel povero ragazzo era così giovane e così fiero, ho cercato il più possibile di non ferirlo. Imparerà».

Sei contenta di essere Giulia? Sei contenta che tutti ti conoscano attraverso i racconti di un manipolo di squilibrati?

«Non sono una leggenda per me stessa, siete matti voi, ecco cosa penso!».

 

L’intervista si chiude qui, ma io e Giulia continuiamo a conversare amabilmente per ore. Mi trovo molto a mio agio e anche lei. 

Quello che segue lo scriverò in una canzone.

p.s. Le ho chiesto anche se Fabio Concato fosse veramente suo padre, ma pare di no. Però ha risposto che di tutte le canzoni dedicate a Giulia, la sua preferita è proprio quella che non è stata scritta per lei. 

Giordano Nardecchia
Nato a Roma l’11 Ottobre 1988, ha un inglorioso passato e uno scoraggiante presente da musicista, da giornalista e da blogger. Poco importante che abbia una laurea. È autore del blog a quattro mani Sergio&Peppe; collabora dal 2013 con DUDE MAG e dal 2015 con Melty.
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