Nell’ultimo anno, la polemica berlusconiana contro i giudici si è alquanto affievolita, e le grida di quella battaglia sono passate dai giornali ai libri di storia. Il discorso pubblico, in compenso, si è rapidamente arricchito di un grido nuovo, una formula polivalente per mettere in discussione il ruolo della magistratura, in caso di necessità, da qualunque punto di vista.
«Non può essere un giudice a» (disponibile anche nella variante «Un giudice non può»): ecco la nuova frontiera della polemica. Tocca cominciare a farci caso. Impossibile individuare l’inventore di questo slogan che suona come un articolo della Costituzione ma sotto sotto è uno slogan – possibile, ormai, è solo tracciarne il dilagare tra le diverse parti politiche, con obiettivi diversi.
Abbiamo provato a riassumere la situazione attuale e prevederne gli sviluppi, elencando le dieci cose che un giudice non può fare:
1. Valutare se il Metodo Stamina è appropriato a curare le malattie neurodegenerative.

2. Determinare il sistema elettorale del paese.

3. Decidere se un licenziamento è legittimo o meno.

4. Decidere se le barre nell’immagine sono tre o quattro.

5. Leccarsi il gomito.

6. Sollevare una locomotiva a mani nude, soprattutto se nella locomotiva c’è un macchinista ciccione.

7. Ripetere dieci volte, veloce, «mazzo di carte carte di mazzo».

8. Cominciare una sentenza con «E comunque».

9. Condannare l’imputato perché è grasso e anche il giudice era grasso, da bambino, ma poi è dimagrito e adesso prova un odio irrazionale per i grassi, specialmente il macchinista ciccione al punto 6.

10. Scorreggiare e poi sventolare la toga – non durante un’udienza, almeno.
