Come sta cambiando Brooklyn
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Come sta cambiando Brooklyn

«Non c’è uomo al mondo che conosca tutta Brooklyn (solo i morti conoscono tutta quanta Brooklyn)»

«Non c’è uomo al mondo che conosca tutta Brooklyn (solo i morti conoscono tutta quanta Brooklyn), perché in questa città ci vuole una vita solo per non perdersi (solamente i morti conoscono tutta quanta Brooklyn, e persino loro discutono e polemizzano su quella ragnatela infinita, quella giungla di desolazione che è Brooklyn)». Scriveva Thomas Wolfe.

Brooklyn (o ‘Broccolino’, come la chiamava Gadda) fu annessa a New York nel 1868 ma non ha mai smesso di essere una città nella città – sarebbe la terza più popolosa degli USA. Al suo interno si contano circa 130 lingue parlate, distribuite in 2 milioni e mezzo d’abitanti (poco meno di quelli di Roma) che l’hanno resa, di fatto, un laboratorio privilegiato dal quale osservare i cambiamenti del paese.

Dalla ghost town notturna zeppa di droga e prostitute battuta dal taxi di Travis Bickle negli anni ’70 al misterioso intreccio di strade con i tombini fumanti nel quale si perde il Paul di Fuori Orario. Per arrivare alla Brooklyn attuale: culla della gentrificazione, dei laboratori artigiani, dei bistrot vegan, delle biciclette a scatto fisso. Patria di creativi, velleitari e wannabe di tutto il mondo, che hanno trovato qui affitti bassi e un melting pot nel quale non rimanere comunque invischiati.

Molti sostengono che il processo di gentrificazione abbia snaturato l’identità autentica di Brooklyn, ingentilendola, smussandone i conflitti – ma rendendola un posto infinitamente meno interessante. E soprattutto etnicamente e culturalmente meno vario: bianco, borghese, progressista.

È un modo di vedere la cosa che parte da presupposti che tengono poco conto della complessità dei fenomeni demografici – e anche delle statistiche: in questo articolo si evidenzia quanto la percentuale di bianchi non-ispanici, dal 2000 ad oggi, non sia affatto aumentata. Fatta eccezione per Williamsburg, che tra poco chiederà l’indipendenza e metterà un paio di baffi a manubrio sulla propria bandiera.

In ogni caso Brooklyn è cambiata molto nell’ultimo secolo, e con essa anche la sua rappresentazione e i contorni con cui prende posto nel nostro immaginario. 

Slate è partito da qui per raccontarci l’evoluzione dell’immagine di Brooklyn nei media in un video di quattro minuti. Con Joe Pesci, Joe Di Maggio, Woody Allen e Lena Dunham.

Buona visione. 

Emanuele Atturo
È nato a Roma (1988) dove vive e lavora. Laureato in Semiotica, si interessa di cultura pop e sottoculture. È caporedattore della rivista L'Ultimo Uomo e scrive in giro.
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