
Se gli alieni arrivassero sulla terra e per qualche ragione mi chiedessero (?) di spiegargli il razzismo e l’eredità post-coloniale non dovrei far altro che prestargli un po’ dei miei VHS Disney.
A partire dall’anti-semitismo esercitato con disinvoltura sin dagli esordi (ricordate il venditore ebreo dal naso adunco dei Tre Porcellini?) e passando per il razzismo quasi senza senso de I racconti dello zio Thom (che ora pare non sia più distribuito) i film della Disney sono stati un eldorado di pregiudizi razziali, sessismo e revisionismo storico.
Per esempio, i film della Disney sono l’unico luogo in cui una nativa americana desidera celebrare un matrimonio cristiano con un biondo inglese invasore.
Ci sono poi gli aneddoti che riguardano la vita di Walt Disney.
Pare che il vecchio Walt, durante la lavorazione di Biancaneve e i sette nani abbia definito la situazione come «un’ammucchiata di negri» e che amava ripetere, come uno dei suoi motti preferiti, «mai fidarsi né dei gatti né delle donne».
Su Vulture un anno fa si era provato anche un pensoso fact-checking che provasse a smentire il fatto che Walt Disney fosse una persona orribile.
Spesso il razzismo e il sessismo Disney sono estremamente sottili, edulcorati nei dettagli narrativi, nelle rappresentazioni di genere. C’è chi dice persino in messaggi subliminali (i più hardcore aggiungono messaggi-subliminali-satanisti).
Su ClickHole invece il razzismo finalmente assume una forma decisa e palese, facendo una plastica occidentale a tutte le bellezze esotiche dei film Disney.
Mulan senza occhi a mandorla è una meraviglia ed Esmeralda, con un paio di ritocchi, smette di essere la zingara barbona che conosciamo e diventa una fascinosa bionda wasp.

La Principessa Jasmine

Esmeralda de Il Gobbo di Notre Dame

Tiana de La Principessa e il ranocchio

Mulan