Day #1: Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet | The narrow frame of midnight
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Day #1: Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet | The narrow frame of midnight

Giovedì 16 ottobre, primo giorno di festival: Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet, The narrow frame of midnight.

Giovedì 16 ottobre: primo giorno di festival

 

Film visti:

Lo straordinario viaggio di T S. Spivet (Jean-Pierre Jeunet), (N)

The Narrow Frame of Midnight (Tala Hadid) (N)

  

Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet

di Natalia La Terza

Quando arrivo all’Auditorium il primo giorno di festival, fuori dallo Studio 3 una ragazza vende copie dell’International New York Times in piedi e in silenzio. Non c’è gusto se non puoi più dire Herald e Tribune. All’ingresso si sentono solo i passi dei bambini che lì sotto hanno cantato per un’ora: alcuni tirano, altri si aggrappano alla ringhiera delle scale come se potesse farli risalire, altri ci stanno ancora pensando, guardando la scala con le mani sulle bretelle dello zaino.

Manca mezz’ora, ma davanti allo Studio 3 oltre a un pianoforte Ciampi c’è già la fila. All’apertura delle porte, un’accreditata Alfa avanza, e con stupore fa a un accreditato Beta: «Tu quest’anno non sei stampa?». E con noncuranza si volta. La faida tra accreditati ha inizio e stiamo andando a vedere un film per ragazzi.

Un critico del Guardian che mi piace leggere, Peter Bradshaw, ha paragonato Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet al bere cioccolato fuso, succo di limone e candeggina. Ed è più o meno così. Tecumseh Sparrow Spivet ha dieci anni, vive in un ranch sperduto nel Montana ed è un genio. I suoi non si accorgono dei disegni meticolosi che lui fa delle pannocchie raccolte nel terreno di casa, o che il piccolo stia seguendo lezioni di fisica adatte a ragazzi di dieci anni più grandi. Il suo professore di scienze gli consegna un compito da rifare e lui dallo zaino tira fuori una rivista scientifica sulla quale è stato appena pubblicato.

Suo padre è un cowboy, non parla, spara o guarda la tv; sua madre (Helena Bohnam Carter, buona) brucia ogni nuovo tostapane e studia insetti con meno talento del figlio; sua sorella recita in spettacoli datati per la gloria. Il suo fratello gemello, il suo opposto, Layton, è morto mentre aiutava T.S. a fare uno dei suoi esperimenti nel fienile. Un giorno lo Smithsonian chiama a casa di Spivet: la sua macchina del moto perpetuo ha vinto un premio, il signor Spivet è invitato a Washington a fare un discorso. Nessuno fuori casa sua sospetta che il signor Spivet sia un bambino, nessuno dentro casa sua immagina che stia per saltare su un treno merci per raggiungere un istituto di ricerca a forma di castello.

Se il viaggio di T.S. commuove i ricercatori, delude gli appassionati di Jean-Pierre Jeunet, perché è il suo film meno fantasioso, e perché il personaggio che si desidera di più rivedere, nonostante la bravura di Kyle Catlett, è quello scomparso all’inizio del film: Layton, quando guarda la madre a tavola con occhi ebeti. In un’intervista, l’autore del libro da cui il film è tratto, Reif Larsen, confidava che avrebbe voluto vedere Spivet nelle mani di Wes Anderson, e non è difficile pensare che il regista di Rushmore l’avesse in mente scrivendo la scena della valigia dove, tra le varie chincaglierie infilate, T.S. mette pure tre gilet, tutti uguali, tutti rossi. Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet sembra un film tratto da un libro tratto da film.

 

The narrow frame of midnight

di Natalia La Terza

The Narrow Frame of Midnight è la storia di un uomo, una donna e una bambina. Ma nessuno di loro è papà, mamma o figlia dell’altro. L’uomo, Zacaria, è uno scrittore marocchino alla ricerca del fratello scomparso, forse jihadista.

La donna, Judith, si è rifugiata in una casa sperduta, ed è forse è un’insegnante di storia dell’arte, che passa le giornate a leggere libri su Beato Angelico. La bambina, Aicha, è un’orfana che scappa, viene riacciuffata e poi fugge ancora da due teppisti, e che forse avrebbe potuto riavvicinarli.

Si incrociano tutti e tre, e poi si perdono. Pesante il tempo dedicato a Zacaria, poca la cura dedicata al personaggio di Judith, noiosa Aicha, poco credibili i teppisti, che se la fanno scappare quando, nell’ultimo tragitto insieme, lei chiede di andare in bagno. I 92 minuti di The Narrow Frame of Midnight sembrano durare un’eternità. Perché se Tala Hadid è una fotografa che colleziona immagini belle, ci racconta poco.

Lorenzo Bottini e Natalia Laterza
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