Il satanismo che abbiamo tutti in mente, quello che in fondo proviene dall’immaginario lisergico degli anni sessanta, è qualcosa che non ha poi così tanti legami con il culto del diavolo mainstream. Sacrifici umani di vergini e tutte quelle robe legate a gatti neri e caproni si possono considerare più che altro una suggestiva invenzione.
Quando ci riferiamo al satanismo ufficiale parliamo proprio della Chisa di Satana, basata sulla Bibbia satanica, fondata nel 1966 da Anton Szandor LaVey a San Francisco California, che ha portato nel XX secolo un culto la cui iconografia era legata a schemi vecchi quanto il medioevo. Il diavolo che conosciamo noi comincia ad assumere poteri magici proprio durante il medioevo, ma solamente negli anni sessanta del secolo scorso l’accostamento ai giovani capelloni rockettari diventa automatico: ecco quindi che tutto il movimento hippie diventa il messaggero di un cliché legato ai culti new age e all’apertura delle porte della percezione nelle quali il satanismo può calarsi perfettamente. E in questo cliché opinione pubblica, giornali e film ci sguazzeranno per un sacco di tempo.
La rivoluzione del Papa nero Anton La Vey consiste nel proporre un satanismo più anarcoide che magico, dove l’Io diventa idolo, e l’immagine di Satana è puramente strumentale, un pretesto per liberare la persona da ogni sorta di condizionamento.

Negli ultimi anni il satanismo e i suoi adepti stanno sgomitando per essere inclusi tra i culti riconosciuti e per scrollarsi di dosso l’immagine di adoratori del male e incendiatori di chiese. È notizia di poco tempo fa la notizia della distribuzione in alcune scuole della Florida di un libro per bambini stampato dal Satanic Temple in nome del pluralismo nella distribuzione di materiale religioso, o della costruzione di una statua alta due metri raffigurante Baffometto da piazzare accanto a un monumento ai dieci comandamenti di fronte al parlamento dello stato dell’Oklaoma, iniziativa sempre del Satanic Temple e sostenuta attraverso il crowdfunding.