Ho venticinque anni e, tralasciando i Power Ranger, ho visto la mia prima serie tv quando ne avevo dieci. Ho seguito cose brutte solo per espiare peccati che non avevo ancora commesso e speso intere giornate a leggere inutili interviste ad Aaron Sorkin nel vano tentativo di comprendere il vero senso della scrittura televisiva. Adesso, dopo qualche anno passato a scrivere di tv e affini, mi trovo davanti al mio primo, e più grande, bivio professionale: The Lady.
Per i meno informati The Lady è la webserie nata dalla florida mente di Lory Del Santo, una delle più grandi artiste nostrane che, ormai stanca dello stato in cui versa l’arte italiana, ha deciso di proporre una serie audace e visionaria. Al limite tra Orwell e il neorealismo The Lady racconta le avventure di una donna, la “lady” del titolo, impegnata a dividersi tra lavoro, amanti e glamour in uno straziante scenario post-apocalittico. Quando parlo di Orwell mi riferisco proprio a quella precisa visione di un futuro distopico mutuato da 1984 e qui declinato in chiave moderna. Senza declamarlo in maniera troppo dichiarata, infatti, ci ritroviamo in un mondo distrutto da un non meglio specificato evento che ha decimato la popolazione e ha costretto i sopravvissuti a vivere in enormi loft bianchi.
L’unica razza sopravvissuta è quella dei coatti, ora divisi in precise caste gerarchiche, e governati dalla Lady, una ex escort che, grazie ai sopracitati capovolgimenti sociali e a un misterioso passato, ha scalato la piramide sociale prendendo il potere e diventando il sogno erotico di tutti, dall’autista al personal trainer. Inoltre, a causa di una serie di radiazioni, il genere umano non solo ha perso qualsiasi capacità locutoria, ora rimpiazzata da un ridoppiaggio fuori sincro (palese simbolo del malessere e del declino), ma anche qualsiasi tipo di movimento facciale, lasciando tutti con un’eterna paresi da pesce lesso.
Il cast, formato soprattutto da coraggiosi attori esordienti, vanta la presenza di veterani come Costantino Vitagliano nel complicato ruolo dell’amante della Lady, un uomo eternamente combattuto tra la passione per la donna amata e il bisogno di affermare il proprio potere, e Natalia Bush, nel ruolo di una con un push-up decisamente esagerato. La vera sorpresa è però Chang, il furbo maggiordomo della protagonista, un ruolo fortemente mutuato dalla commedia plautina e con un complesso passato alle spalle, dato che è nero ma parla come un cinese nei film di Tomas Miliàn.
Se tutto questo non fosse ancora bastato a convincervi vi cito alcuni passaggi estrapolati dal pilot, episodio preso in considerazione per questo pezzo, e degni della miglior tradizione televisiva della HBO:
«Cosciotta mia come ti desidero»
«Parola d’ordine: sopravvivenza»
«Compiace i miei istinti animaleschi»
«Elevata, vorrei agguantarla»
Insomma, se siete stanchi dei non-morti di The Walking Dead, dei patemi di Meredith in Grey’s Anatomy e di quel nano di Game of Thrones, date una possibilità al Made in Italy, al coraggio tricolore e al talento di chi, come Lory Del Santo, ha saputo osare in un panorama culturale grigio e morto.