Due o tre cose che sappiamo su Pynchon
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Due o tre cose che sappiamo su Pynchon

Ho comprato l’ultimo romanzo di Thomas Pynchon. Poi l’ho persino letto. Trama: in una New York di poco antecedente il crollo delle torri, un’investigatrice privata specializzata in frodi telematiche si imbatte in qualcosa di decisamente più grande di lei. Il tutto condito da nazisti, spacciatori internazionali, mafiosi russi, blogger tanto geniali quanto sfigati, ultra-liberisti e […]

Ho comprato l’ultimo romanzo di Thomas Pynchon. Poi l’ho persino letto. Trama: in una New York di poco antecedente il crollo delle torri, un’investigatrice privata specializzata in frodi telematiche si imbatte in qualcosa di decisamente più grande di lei. Il tutto condito da nazisti, spacciatori internazionali, mafiosi russi, blogger tanto geniali quanto sfigati, ultra-liberisti e ultra-tamarri di ogni sorta. Stile: Steve Jobs sotto acido (ovvero Steve Jobs) che decide di scrivere una lettera d’amore a una venusiana imitando Josè Saramago (però con i trattini del discorso diretto). Al termine della lettura de La cresta dell’onda (così s’intitola il romanzo) mi sono posto una domanda: cosa cazzo tenta di dirci da cinquant’anni a questa parte Thomas Pynchon? Domanda mal posta, me ne sono reso conto subito. Allora l’ho riformulata: cosa cazzo tenta di dire, da cinquant’anni a questa parte, Thomas Pynchon quando non scrive qualcuno dei suoi magnifici racconti (tipo Pioggerella)?

Anche buttata giù così, però, non è che la risposta diventi meno complicata. Allora l’ho cambiata proprio, la domanda, spostando l’obbiettivo: chi è Thomas Pynchon? Ecco, a questo nuovo interrogativo mi è venuto più facile tentare una risposta. Tanto più facile che sono uscite più risposte. Una piccola moltitudine.

Thomas Pynchon è uno che, per fortuna nostra (malfidati, digitate ‘Thomas Pynchon’ su Google e poi ne riparliamo), si fa fotografare poco (o che quantomeno tiene per sé le proprie fotografie). Thomas Pynchon non ama parlare con i giornalisti. Thomas Pynchon ha studiato fisica e ingegneria. Thomas Pynchon non ha problemi a rimanere seduto per gran parte della vita. Thomas Pynchon vive a New York. Thomas Pynchon ha addirittura una moglie e un figlio. Thomas Pynchon è comparso in versione cartone animato in una puntata dei Simpson. Aveva una busta marrone sulla testa. Thomas Pynchon era considerato un maestro da quel genio di David Foster Wallace. Thomas Pynchon è anche il nome di un asteroide. Thomas Pynchon non ha mai comprato nomi di asteroidi su e-bay. Thomas Pynchon ha scritto un romanzo di 800 pagine in un inglese più o meno settecentesco. Thomas Pynchon è candidato al Nobel da circa vent’anni. Thomas Pynchon è lo scrittore che nomini per fare il figo col tuo interlocutore, ben sapendo che il tuo interlocutore non l’ha mai letto (come te, del resto. Quindi tutta la figheria sta nel bruciare sul tempo l’interlocutore). Thomas Pynchon, in un mondo dove si vorrebbe apparire un mese in tv per ogni riga scritta, scrive per un mese di fila senza accendere un minuto la tv. E per questo, a suo modo, in un modo molto domestico e inutile, è un eroe dei nostri giorni.

E poi, dopo questa piccola moltitudine di risposte alla domanda di riserva, sono tornato decisamente rinfrancato a quella titolare e mi è venuta una risposta pure là. Una sola, però mi è venuta. Thomas Pynchon cerca di dirci che è saggio concentrarci su una risposta che ci appartenga, in mezzo a milioni di risposte che appartengono ad altri. Anche se la risposta è sbagliata. Quando si riesce a capirlo, certo (non che la risposta è sbagliata, proprio Thomas Pynchon, intendo).

Alessio Dimartino
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