L’idea nasce per caso, realizzare video musicali per quei gruppi che non ne hanno uno ufficiale. La location è Londra, la canzone ancora da decidere. Sono partito da Roma per raggiungere il mio amico Matteo nella periferia londinese.
Primo giorno:
scelta della canzone, pubblicazione annuncio on line per la ricerca della crew, e sopralluoghi per valutare eventuali locations. Qui in Inghilterra sono attivi diversi servizi on line sui quali pubblicare il proprio annuncio. Il quartiere che abbiamo scelto di battere oggi, è il quartiere economico: grattacieli e uomini in giacca e cravatta. Siamo alla ricerca di un’attrice di bell’aspetto e con un viso eccentrico. Abbiamo intenzione infatti di girare un video con un retrogusto punk-fantasy.
Secondo giorno:
Abbiamo deciso di affiancare ad un video che gireremo per un piccolo gruppo locale, anche un video di promozione per il nostro team. Abbiamo scelto infatti di farci pubblicità girando il video di una canzone attualmente popolare. La prescelta è Under your spell dei Desire, nota per essere parte di uno dei migliori film dell’anno: drive. Abbiamo pubblicato un annuncio shootingpeople.org un sito nel quale la folta comunità di videomakers si ritrova e si scambia proposte di collaborazioni e lavori di diverso genere. Aspettiamo le risposte dalle attrici londinesi.
L’autore:
Mario Savina: laureato con una tesi sui cortometraggi indipendenti e low budget, si interessa ad ogni forma di comunicazione gli capiti a tiro: blog, tv, teatro e cinema. Il tutto mantenendosi fedele al dogma della sperimentazione e alla ricerca del nuovo.
Sopra: «Le location che stiamo prendendo in considerazione.
Terzo e quarto giorno:
La sceneggiatura prende più tempo del previsto e le idee iniziali sono spesso modificate per rendere giustizia ad una storia che va diventando sempre più delicata. Le attrici iniziano a candidarsi per quella che sarà una storia incentrata su un amore omosessuale tra due donne. Abbiamo fatto molte prove video per capire la resa del colore e sembrerebbe di aver raggiunto un accordo su quale sarà l’estetica del video. Da domani penseremo alla, seppur scarsissima, attrezzatura tecnica.
Quinto e sesto giorno:
siamo indietro, dannatamente indietro con il piano di lavorazione. Ci mancano alcune location e le audizioni delle attrici non sono ancora iniziate. La sceneggiatura è quasi ultimata ma abbiamo ancora dubbi su che lente eventualmente affittare. Siamo costretti a rimandare i giorni di riprese. Speriamo ancora di farcela, il mio volo di ritorno è prenotato per il sei febbraio e il tempo, adesso come non mai, stringe.
Settimo giorno:
Fine della prima settimana. Tempo di bilanci. Sono qui da una settimana, non un giorno di sole, di sole vero voglio dire. Non è solo un fatto di meteoropatia, che pure conta, quanto un problema reale quando si è videomakers squattrinati che hanno l’assoluta necessità di sfruttare quanto più possibile la luce naturale. Proprio adesso che il tempo stringe, inizio a capire la vibrante realtà underground londinese. Londra pulsa di attori e attrici con facce di mille colori e una varietà di accenti mai ascoltata. Riceviamo decine di candidature per i due ruoli disponibili nel nostro videoclip. Decine di ragazze con i curricula pieni di scuole di recitazione e foto patinate. Non possiamo offrire una paga ma sembra che l’opportunità di prendere parte a un videoclip da protagoniste, sia un’opportunità rara. Io e Matteo ci rendiamo conto che se avessimo la possibilità economica di girare qualche video in libertà senza dover badare al portafoglio che va lentamente svuotandosi, avremmo la possibilità di triplicare il nostro portfolio. Sono stanco, abbiamo passato gli ultimi 7 giorni a pensare 16 ore al giorno al video-clip e le restanti in coma cercando di riposare. Adesso però il progetto ha una sceneggiatura, delle candidate e una serie di location. Viviamo fuori Londra e ogni giorno dobbiamo raggiungere il centro per i sopralluoghi. Lungo i 45 minuti di tragitto continuiamo a rispondere alle molte email che ci arrivano da shootingpeople.org castingprocall e mandys. Tra una settimana sarà tutto più chiaro. O la va, o la spacca.
Ottavo giorno:
Qualche accenno alla sceneggiatura. L’idea iniziale è stata scartata, il video punk-fantasy prevede una lunga, lunghissima serie di sbattimenti legati alla scenografia e ai costumi che, almeno per questo primo video, non possiamo permetterci. Ci angosciava però l’idea di raccontare la solita storia d’amore, che, visto il testo della canzone: I don’t eat, I don’t sleep, I do nothing but think of you. You keep me under your spell, you keep me under your spell sarebbe stata la scelta più semplice. Abbiamo deciso che i nostri amanti saranno due donne, racconteremo una storia d’amore lesbo. Oggi, per la prima volta, abbiamo passato tutto il giorno in casa a rispondere a email, consultare siti di renting per le lenti e, in generale, a curare la parte organizzativa. È inutile nasconderlo, ci manca una qualunque figura di produzione. Va sicuramente meglio in cucina, fare la spesa equivale a una passeggiata su ponte vecchio a Firenze, la frutta sembra oro e i formaggi costano come il platino, ma si trova quasi tutto e a queste latitudini una carbonara non ha prezzo.
Nono giorno:
Prima audizione, prima attrice, prima faccia e prime domande. Avete presente la sensazione che si prova a fare un esame e non sapere le risposte? Si può provare la stessa sensazione invertendo i ruoli insegnante-studente? Credo di sì. Fare un provino ad una madrelingua inglese, sebbene il mio inglese sia più che buono, è come essere l’interrogante e l’interrogato allo stesso tempo. Bisogna mantenere distacco ma spiegarsi non è sempre semplice. Per le audizioni abbiamo scelto il Barbican Centre (sopra nella foto), un auditorium pubblico. Pubblico per davvero. Spazi enormi a disposizione della cittadinanza per 12-14 ore al giorno. Concerti di altissima qualità con prezzi accessibili. È qui che incontreremo le nostre aspiranti Alice e Megan, le due protagoniste del nostro video. Stanchi morti ci cuciniamo un ragù, e passa la paura. Forse.
Sopra: Jennie G.
Decimo giorno:
L’ultima volta che ho avuto queste occhiaie credo fosse dopo la fallimentare esperienza dell’oktoberfest bavarese del 2007. Non dormiamo un granché, organizzare l’intera produzione da soli (io e Matteo) è uno sforzo titanico. Se si vuole realizzare un prodotto che sia valido da un punto di vista tecnico, senza soldi e con l’acqua alla gola, l’unico modo è lavorare tanto, sempre. Domani inizieremo a tornare sulle location che abbiamo stabilito per provare le inquadrature. Speravo di trovare dei momenti di relax per esplorare una città che non conosco affatto ma allo stato attuale di tempo libero da qui al 6 (data del mio ritorno a Roma) non se ne vede l’ombra. La nostra Alice l’abbiamo trovata, si chiama Jennie G. (sopra nella foto), inglese, 23 anni, bionda. Scuola d’arte drammatica e qualche corto alle spalle, un film in uscita e uno sguardo intenso. Indossa delle Dr. martens come non si vedevano dal ’97, parla da attrice navigata e crede nel nostro progetto anche più di noi. Dobbiamo stabilire un appuntamento con Valentina B., la nostra preferita per il ruolo di Megan. Forse già domani o al massimo dopodomani.
Undicesimo giorno:
Niente Valentina per oggi, appuntamento rimandato a domani. Oggi è sabato, e il sabato a Londra vuol dire che alcune metro sono ferme perché gli uffici sono fermi e perché le olimpiadi alle porte impongono dei lavori su diverse linee. Noi ne approfittiamo per continuare i nostri sopralluoghi senza essere disturbati dai pendolari. Abbiamo passato al setaccio molte location e adesso, a tre giorni dal primo ciak, c’è poco spazio per ripensamenti. In più stiamo vagliando vari preventivi per una lente che abbiamo intenzione di affittare per la mia canon eos 550d. È un 24-70 f2.8, un’ottima lente. Il prezzo migliore, assicurazione e iva inclusa, è di 140£ a settimana: tanto per chi compra la marca peggiore di pane in cassetta per risparmiare qualche penny, ma in fondo sarà l’unica vera spesa da affrontare e non è il caso di badare al centesimo.
Ore 4:50 del mattino, siamo appena tornati da Camden Town, una S.Lorenzo inglese, con più ubriachi, più mini gonne e più bottiglie rotte. Abbiamo unito l’utile al dilettevole, cercando il locale giusto nel quale girare le scene notturne e provando a spegnere il cervello per qualche minuto. Il mix che ne è risultato è una strana sensazione di schizofrenia. Avete mai provato a ballare con una sconosciuta cercando di capire se le luci stroboscopiche siano ben piazzate per l’idea di inquadratura che avete in mente? Se non l’avete ancora fatto, continuate a non farlo. Notte.
Sopra: Valentina, la nuova attrice.
Dodicesimo e tredicesimo giorno:
Ieri abbiamo finalmente incontrato Valentina, la mora. Forse siamo stati bravi, forse è la fortuna del principiante del casting o forse è stata solo una gran botta di fortuna, ma le due attrici sembrano azzeccate. Valentina è cilena, latina, veramente, viso squadrato e passaporto italiano simpaticamente donatole da un aspirante deputato del PDL a caccia di voti di italiani all’estero alle ultime politiche. Mi racconta questa storia di sua nonna, di suo zio, di qualcuno che in qualche modo è riuscito ad avere un passaporto italiano, passaporto che adesso le permette di studiare antropologia a Londra. Alla fine Valentina è sicuramente un ottimo acquisto per il nostro paese da cui tutti, anche io in qualche modo, fuggono. Oggi, tredicesimo giorno, è volato via diviso tra test di formati video, analisi del girato di prova e dei sopralluoghi in zona S. Paul. Domani prove costumi, altri sopralluoghi e pasta panna e salsiccia. Cucino io.
Quattordicesimo giorno:
Ore 9 sto dormendo. Matteo: «Mario, non leggere l’email». Ricordate Jennie, l’attrice bionda, insomma la nostra Alice? Beh, dimenticatevela! A meno di 24 ore dal primo ciak riceviamo una email nella quale, dopo una lunga serie di introduzioni in pieno stile British, Jennie ci piscia per un lavoro pagato. Due settimane di lavoro, rischiamo di buttare via tutto. Di fronte ai soldi non abbiamo argomenti ma questo ci getta nella disperazione più totale. Ogni programma è cancellato, ogni cosa è sospesa. Lo scenario apocalittico che mi vede tornare a casa tra qualche giorno senza uno straccio di video, distruggerebbe anche il più ottimista, ma noi non possiamo arrenderci, non adesso che abbiamo affittato una lente in previsione della settimana di shooting. Torniamo sui nostri passi chiedendo disperatamente a tutte le attrici scartate, di toglierci dai guai accettando di far parte del nostro progetto. È un po’ come tornare dalla ragazza che hai scartato ad inizio serata in discoteca, dopo che quelle più belle t’hanno dato buca. Ci torniamo in ginocchio, ma chiedere ad una donna, per di più attrice, di essere disponibile a 20 ore dall’inizio del lavoro è un’impresa titanica. Siamo costretti a rimandare di un giorno almeno sperando di farcela per domenica. Un’attrice ci risponde, non è la nostra prima scelta, ma dopo una giornata spesa a implorare donne sconosciute di far parte della nostra crew, anche lei sembra un miracolo. Domani abbiamo un appuntamento su Skype. Speriamo bene. Il video è appeso a un filo.
Sopra: Nikola, la nuova attrice.
Quindicesimo giorno:
Nikola, si chiama Nikola il nostro angelo! Prenderà il posto di Jennie nel ruolo di Alice. Due chiacchiere su Skype e via, presa; non abbiamo tempo per troppe domande, lei poi era nella parte altissima della mia short list. Bionda anche lei, nascosta sotto dei capelli con un mal celato gusto 80’s e quel tipico modo di parlare delle ventenni londinesi: blablablabla, you know, blablablabla, kinda, blablablabla. Non la sposerei mai, o forse si, non importa, le voglio bene, le voglio bene perché, grazie a questa chioma bionda, si gira, tra poche ore inizia un’utopia. Nell’attesa noi prepariamo panini e tutto il necessario per le scene, poche, di domani. Io penso che non conosco tutti i termini tecnici per la regia in inglese, penso che «ciak, motore, azione!» bastino e avanzino, penso che, dopo quindici giorni, ci siamo. Merda Mario, merda.
Sedicesimo giorno:
Ci siamo, si scaldino i motori, o almeno uno, quello della mia canon eos 550d. Primo ciack, non proprio un ciack, insomma, non abbiamo nemmeno un ciackista, ma non importa, sono super eccitato e spero che tutto vada per il verso giusto. Il primo tassello è al suo posto: c’è il sole, che quando non hai luci artificiali è imprescindibile. Siamo di fronte al locale che abbiamo scelto per questa scena, si chiama Angelic, zona Angel. Oggi gireremo solo con Nikola, un paio di scene, le uniche in cui è sola. Valentina oggi non è dei nostri, ha lezione. Sarà che aspettavo questo momento da tanto tempo, sarà che siamo arrivati stanchissimi, sarà Nikola così carina e così bionda, ma adesso girare mi sembra la cosa più bella del mondo, passerei ora a dare l’azione e a rivedere il girato. Abbiamo preparato dei panini per l’occasione. Nikola apprezza particolarmente l’amore e l’attenzione che le riserviamo. Una cosa l’ho capita, un po’ di calore latino, da queste parti, vale più di qualche pound. A me sembrano passati pochi secondi e invece sono tre ore che giriamo e abbiamo finito le scene di oggi. Io e Matteo però, abbiamo ancora da lavorare. Dobbiamo fare dei sopralluoghi per le scene di domani, spesa per i panini e un check del girato. Sono soddisfatto e domani si inizia a fare sul serio. Da domani bisogna correre.
Diciassettesimo giorno:
Valentina, dal vivo è una bella ragazza, ma in video è qualcosa di unico. Esprime una forza inaspettata. Oggi abbiamo girato per quasi sette ore di fila, anche se, dato il freddo polare, siamo stati costretti a diverse pause per riscaldarci con un té caldo. Le due ragazze sono fantastiche e rendono tutto più facile, noi dal canto nostro facciamo di tutto per metterle a loro agio. Non siamo riusciti a girare tutte le scene che ci eravamo prefissati, ma siamo soddisfatti di questo primo, vero giorno di riprese. Per la prima volta sentiamo che ce la stiamo facendo. Domani dovremo correre parecchio ma adesso non c’è nulla che ci spaventi.
Diciottesimo giorno:
Ok, forse me la sono tirata, forse quando ho detto che non c’era nulla che ci spaventasse ero ottimista, ma… la neve?! Insomma, possiamo fare fronte a un’attrice che se ne va, ad un cambio di programma, possiamo tagliare qualche scena, ma la neve?! Sono le cinque e venticinque quando il primo fiocco di neve mi bagna il naso e in quel preciso momento capisco che i due giorni rimanenti utili per girare stanno per sparire davanti ai miei occhi. Ci rinchiudiamo in un caffè con le attrici e il cameriere, ovviamente italiano, inizia a parlarmi della sua vita, del suo lavoro, di cose che non capisco. Riscriviamo la sceneggiatura e proviamo a dare un senso a questa nevicata. Il tempo stringe e noi, nel dubbio, andiamo a Camden Town per girare una scena in discoteca. Domani è l’ultimo giorno londinese, dopodomani si parte e noi siamo in alto mare. Burger and chips. Soho. Notte.
Diciannovesimo giorno:
Ultime 24 ore utili di riprese. Questa volta il racconto non comincia al mattino, ma in piena notte, che poi quella parte di notte la si debba considerare già mattino è un fatto meramente burocratico. Sono le 3 di un sabato notte o di una domenica mattina, io e Matteo osserviamo con un mix di odio e amore la distesa bianca che ha coperto Londra. Capiamo che se vogliamo salvare il salvabile, bisogna usare la neve a nostro vantaggio e proviamo a scrivere alcune scene che ci possano aiutare nell’impresa. Di necessità virtù, dicevano gli antichi, o forse era la mia adorata nonnina, che poi è antica anche lei, a suo modo. Fatto sta che uniamo l’utile al dilettevole e decidiamo di spolverare la steadicam appena comprata del mio amico e fare delle riprese la mattina seguente in mezzo ad un parco. Ora, per chi non avesse idea di cosa sia una steadicam, basti sapere che serve a stabilizzare la macchina da presa attraverso un complesso sistema di carrucole, bracci e cavi metallici e contrappesi. Il tutto si indossa grazie ad un corpetto rigido. Roba meccanica, d’altri tempi, solida e, in quanto solida, pesante! Sono quasi cinquanta kg divisi in tre casse di metallo che se non hai una macchina non sono l’ideale da portarsi in giro. Per questo motivo avevamo deciso di non utilizzarla ma adesso la neve ci ha ingolositi e vogliamo sfruttarla fino all’ultimo secondo. Tra zaini, casse e corpetto già indosso, sembriamo un incrocio tra un emigrante di inizio ‘900 e Robocop. Subito dopo pranzo giriamo delle scene con Vale e il restante pomeriggio-sera gireremo tutto quello che ci sarà possibile con entrambe le attrici alle quali io inizio a volere un bene dell’anima. Ridono sempre e tutto è più semplice con loro. Alle 22 Vale ha la festa di compleanno della sua migliore amica e, anche se dice che può restare oltre, noi non ce la sentiamo di costringerla. Inoltre abbiamo ancora un mucchio di fegatelli da girare. Con un grande dispiacere e con la sensazione tipica di fine progetto, le congediamo promettendoci ti tenerci in contatto. Quando consegnamo le buste con il rimborso spese, ci sembra proprio di essere dei veri produttori e per un attimo ci sentiamo orgogliosi di noi stessi. Una Scozzese e una Cilena, che mix! Domani parto, torno in Italia, ma prima c’è tempo per rivedere tutto il girato, lasciare delle indicazioni di montaggio e non riuscire a prendere sonno per tutta la notte.
Ventesimo giorno:
Ci siamo. Si torna a casa, a Roma. Londra mi saluta con uno scenario post-apocalittico, la strada per l’aeroporto è innevata e solo l’autostrada si discosta dai toni del bianco tutto attorno. Nei nostri piani c’era di riuscire a montarlo nei venti giorni di mia permanenza ma, come sapete, abbiamo avuto qualche imprevisto e adesso il montaggio lo faremo in teleconferenza Roma-Londra. Il prossimo update di questo diario di bordo sarà la pubblicazione del video ultimato. Per adesso me ne torno a casa con la certezza di aver imparato qualcosa in più su come girare in condizioni sfavorevoli, su come in Inghilterra esista un vero mondo di videomakers indipendenti e con una gran voglia di sole.
Desire – Under Your Spell (Unofficial Music Video)














