
DUDE: Da dove vieni?
NEGRÈ: Vengo da Viterbo, cittadina di 60.000 abitanti. Un classico borgo medievale che per certi versi credo sia ancora rimasto a quei tempi. Ti dico solo che ogni anno fanno una manifestazione di giochi medievali chiamata Ludica: robe tipo combattimenti e cose del genere. Provengo da una città molto burrona come diciamo noi!
D: Tutti voi della Blue Nox provenite da piccole realtà. Com’è la vita in provincia per chi ha qualcosa da dire?
N: Veniamo tutti dalla provincia ad eccezione di Hyst che proviene dalla capitale. In provincia vivi tranquillo. Il limite della tranquillità, per un ragazzo di 16 o 17 anni che sbraita per cercare qualcosa di nuovo, è che è una condizione che lo porta a fare spesso cose che non dovrebbe fare. Per quanto mi riguarda, oltre ad esigenze dovute al mio lavoro di tecnico del suono l’idea di spostarmi a Roma è nata innanzitutto per dare sfogo alla mia passione di fare musica, passione che in una realtà più circoscritta sarebbe sicuramente rimasta un hobby.
D: Perché Negrè?
N: La scelta del nome l’ho spiegata in un pezzo che ho fatto per Michele Civi, un ragazzo produttore molto promettente di Pordenone. Mi è stato dato da degli amici: lo porto dietro da un periodo del mio passato in cui ero fidanzato esclusivamente con ragazze di colore, non me le andavo a cercare ma capitavano così! Poi era un momento in cui ero andato letteralmente a rota con il negroni e mi bevevo solo quello! Quindi nere e negroni ed è venuto fuori negrè! Lo so fa ridere ma credimi è la verità e non la posso nascondere.
D: Come ti sei avvicinato al fantastico mondo del rap?
N: Mi sono avvicinato al fantastico mondo del rap per caso, grazie a una mia compagna di classe, ti parlo del ’94-’95. Lei ascoltava gente come Warren G, NAS, Neffa e un giorno a casa sua mi fece sentire alcuni brani. Sinceramente non mi interessai da subito al genere. Tornando a casa e riascoltando il tutto con più calma ha cominciato a prendermi. Da li ho conosciuto DJ Impro e Turi, che all’epoca non si chiamava nemmeno così. Loro mi hanno passato dei dischi e di lì a poco è diventata definitivamente una vera e propria passione.
D: Com’è nata quella bella situazione dei migliori colori?
N: Migliori colori è nata nel ’99 ad una jam dedicata ad MC Giaime, ragazzo molto bravo che apparteneva alla crew Robba Coatta, scomparso nel 1998. Li ho conosciuto Kiave e l’estate seguente siamo andati in vacanza assieme a Cosenza. Avevamo alcuni beat e passammo giornate intere a chiuderci per scrivere. Abbiamo realizzato questa demo in cassetta in soli sette giorni! Anche Rullanti distortiè nato con lo stesso spirito, il tutto è stato realizzato molo velocemente: Kiave è venuto da noi a Viterbo ed il disco è nato in quindici giorni. Poi il progetto si è un po’ sciolto poiché ognuno di noi voleva portare avanti progetti da solista.
D: A partire da un certo punto si inizia a notare una maggiore influenza elettronica nelle produzioni. Sentivi l’esigenza di un cambiamento?
N: L’influenza elettronica è partita da DJ Impro, da sempre appassionato alla musica francese non rap. Per quanto mi riguarda amo i primi Daft Punk, Justice, Sebastienne e tutto quel filone lì. Non è che se fai Hip Hop devi essere necessariamente chiuso su un genere. Non gradisco comunque l’elettronica troppo martellante. Mi piace una certa “pasta” di suoni che si rifanno sempre al Funk, Electro Funk etc. Questa necessità di cambiare è partita da Impro, e da la gente se ne frega è cambiato il modo di produrre i nostri lavori. Mi ha detto: «perché non proviamo a sperimentare sonorità un po’ differenti? E io chiaramente mi sono fidato di lui. Non capisco il perché in italia Impro venga sempre considerato così poco. Sono un nostalgico della Golden Age italiana e sono legato a quella roba ma ad un certo punto bisogna voltare pagina e dire basta. È una frase fatta che però è evoluzione. È come se ascoltassi il Pino Daniele di Nero a metà e quello di oggi, può non piacerti oggi ma lui non può fermarsi a Nero a Metà. È un esigenza di tutti i musicisti di non fermarsi ai loro dischi di successo o a un periodo a cui sono legati.
D: Siamo alla presentazione del tuo EP, Realista, terzo lavoro (dopo Sincero e convinto) del progetto I quattro punti cardine. Produzioni di Dj Impro e collaborazioni con Primo (Corveleno). Parlami un po’ di questo ottimo lavoro.
N: Per quanto riguarda i quattro punti cardine intanto ti dico che non è vero che ho il disco pronto da far uscire in quattro parti, anzi ogni volta riparto da zero. Molti infatti mi chiedono il titolo del quarto ma non ce l’ho! Non ho fatto ancora un pezzo. In realtà l’ho fatto per sfida personale, il mio intento era di dare una continuità ed una maturità a me stesso innanzitutto, dato che sono una persona abbastanza discontinua. Poi in quest’era del free download dove tutti fanno tutto volevo offrire qualcosa di carino con un seguito, anche perché tanto oggi se non ti spingi da solo non lo fa nessuno per conto tuo. Una volta c’erano le etichette ma oggi non servono a niente. Poi volevo mostrare dei lati del mio carattere perché mi sento una persona poliedrica e non monotematica. Non parlo mai degli stessi argomenti, mi piace molto spaziare. Adoro sia il lato più hardcore che quello più melodico, come mi piace Neffa mi piace anche Kaos. E Kaos mi piace molto anche se non si direbbe dalla musica che faccio.
D: Raccontaci il tuo rapporto con i live.
N: Eh, questa è una domanda che se me l’avessi fatta tre anni fa ti avrei risposto con una frase di Neffa: «il live è un ansia continua» invece adesso ti dico «il live è uno stimolo continuo», mi sta piacendo sempre di più farli e il fatto di suonare sia in situazioni fiche, che in situazioni pessime a livello di organizzazione e di qualità del suono, sono una spinta a crescere sempre di più. Poi te lo dico senza presunzione: mi sento molto migliorato e il live adesso è diventata una cosa fondamentale.
D: Blue Nox Accademy a chi vuole arrivare?
N: BNA Nasce da un’ idea iniziale di Ghemon. Siamo un collettivo di individui ognuno con la propria identità ben delimitata: Hyst tratta tematiche molto sociali, Ghemon diciamo che è la parte più soul e struggle. Io non riesco a collocarmi da solo! Kiave è il lato più hardcore e Mecna si occupa dei visual.
Blue Nox vuole arrivare a persone che vogliono qualcosa di diverso dalla musica che c’è oggi sul mercato. Nel senso: ormai è ben definita la scuola milanese, tutta la roba tipo Guercio, Club Dogo eccettera e la scuola romana Noyz, Gemitaz e tutte quelle cose che girano adesso. Non è che noi ci vogliamo porre nel mezzo, anzi, ci ispiriamo ad una cosa a cui in Italia non si ispira quasi più nessuno, ovvero sonorità molto più soul. Lo facciamo perché è quello che ci piace e le persone a cui vogliamo arrivare sono persone che condividono nella quotidianità robe semplici. Non ci sentirai mai con liriche forzate o spingere ragazzi all’uso di droghe. Non ascolterai mai testi in cui diciamo «quanto sono figo che mi spacco di canne!» perché se me la devo fare me la faccio una canna ma non devo per forza dirlo! Quindi parlare di quotidianità è amore per la vita di tutti i giorni.
D: Vedremo mai un lavoro totale sotto il nome Blue Nox?
N: Un disco insieme ti confesso che ci stiamo pensando anche se abbiamo problemi logistici.
D: Tre artisti americani del passato che ti hanno dato qualcosa.
N: Q Tipe, A Tribe Called Quest – con cui è stato veramente amore a prima vista – Das Efx, Slum Village.
D: E nel presente?
N: Nuovi ti metto Elzhi, Tyler the creator, che secondo me tecnicamente è un mostro e fa delle storie tiratissime, poi Kendrick Lamar, Frank Ocean e Submotion Orchestra che fanno un elettronica bella e di classe.
D: L’aria è sempre pesante?
N: È sempre pesante. Oggi non si spinge più ‘sta cosa dello stare tutti uniti in Italia, come si diceva: sotto un unico groove, ognuno si fa un po’ i cazzi suoi, che è un male perché si tende ad emarginare alcune situazioni per valorizzarne altre. E poi ne perde il movimento, che è veramente piccolo oggi, nel senso che sono in pochi a spingerlo realmente. Kiave è uno di questi e come diciamo noi per prenderlo per il culo ci sarà prima o poi il passaggio dello scettro da Kaos a Kiave.