Eppur si muove
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Eppur si muove

Ormai assuefatti alle spettacolari messe in scena degli street artists, Vandalism ci dà l’occasione di riflettere sul fenomeno che ormai da anni sta scuotendo i linguaggi ed il mercato dell’arte: proprio mentre nella capitale si curano esposizioni urbane scomodando i grandi dell’arte (Hirst, nda), altre realtà si impegnano per la diffusione della street art.

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Ormai assuefatti alle spettacolari messe in scena degli street artists, Vandalism ci dà l’occasione di riflettere sul fenomeno che ormai da anni sta scuotendo i linguaggi ed il mercato dell’arte: proprio mentre nella capitale si curano esposizioni urbane scomodando i grandi dell’arte (Hirst, nda), altre realtà si impegnano per la diffusione della street art.
Mentre le istituzioni si precipitano a dare un volto decisamente pubblico all’arte di sistema (era ora, nda), 999 fa una panoramica degli artisti più importanti al mondo di questa ormai affermata corrente, attraverso i lavori che potrebbero entrare nelle case dei più, ma che allo stesso tempo ci spiegano nuovi linguaggi e modus operandi.
Quello che ci aspettiamo di vedere nella sede di 999Contemporary è una mostra educativa, sincera, una mostra di multipli che messi assieme hanno un perché.
In una città che con una mano dà e con l’altra toglie agli ormai innumerevoli progetti di street art, uno spazio privato ci racconta, attraverso le serigrafie, digigrafie, foto e pubblicazioni esposte, le origini e l’evoluzione di un certo tipo d’arte che ormai è stupido chiamare street art. Una definizione obsoleta per la sua semiotica reazionaria e che tende a relegare il messaggio sociale ad un fenomeno, quasi una tendenza. Mi viene da pensare ad una frase: «we’re from the streets», veniamo dalle strade («e li rimarrete», immagino dire ad un capitalista beffardo come quelli ritratti da Otto Dix). Utilizzando questa retorica viene a galla l’intento, reazionario, di relegare il movimento ad un fenomeno con i suoi protagonisti e nulla più.
Non si parla di interventi di arte pubblica (il nome che la street art meriterebbe) scevri del peso della commissione, pensati e realizzati dagli stessi artisti. Nonostante anche le istituzioni pubbliche si stiano accorgendo del fenomeno (i privati lo hanno fatto da tempo), i «si» che arrivano non sono mai incondizionati. Si continua ad intravedere l’ombra del vandalismo. Soprattutto negli uffici della capitale persiste l’opposizione ideologica al dare spazi e sovvenzioni. Si utilizzano espedienti per non rovinare – io direi arricchire – le nostre preziose architetture, la facile rimozione degli Invaders ne è un’esempio.
Quello che traspare è la difficoltà di accettare supporti differenti da quelli classici come è successo in Russia durante il futurismo o nelle grotte di Lascaux.
A ben pochi passa per la testa che un intervento di poster art, piuttosto che un graffito, possono avere il valore di un’architettura perfettamente espressa. Non parlo di mercato ma di occhi.
We love vandalism. Incontro con 999Contemporary.
di Valentina Guttuso
DUDE: Innanzitutto,chi è la 999Contemporary?
999Contemporary: Non dovrei dirlo ma ormai è fatta: è un potente anti-depressivo che non dà assuefazione e non necessita di beta bloccanti, le grandi farmaceutiche, proprio in questo momento, stanno già tremando.
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Andrea Polichetti
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