Postumi del dopo lettura: consigli utili
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Postumi del dopo lettura: consigli utili

Un breve decalogo su come non dimenticarsi un libro dopo due giorni.

Un breve decalogo su come non dimenticarsi un libro dopo due giorni.

È brutto da dire, ma la triste verità è che solitamente dopo che abbiamo letto un libro non ci ricordiamo quasi un cazzo. Tim Parks ha suggerito che tutto cambierebbe se affrontassimo le storie armati di una matita. Effettivamente non c’è cosa più triste di un libro letto, ma completamente intonso.

Non lo abbiamo piegato, né gli abbiamo fatto le “orecchie”, né sottolineato, né scritto note a margine. Ci manca poco che le pagine siano state girate soffiando. Tim, e pure io, pensiamo sia un atteggiamento del cazzo. Forse abbiamo troppo rispetto per la carta stampata e poca consapevolezza del potere che le parole hanno su di noi. Siamo semplicemente ventose per storie di detective cupi che si intrufolano in sordide case e storie romantiche in posti dimenticati dal mondo? No, cazzo!

Dobbiamo rallegrarci per il susseguirsi delle azioni di un romanzo il cui esito è il più delle volte scontato, banale? Proprio no. Della serie: ruba queste quattro ore della mia vita, ma fammi sapere come va a finire la storia.

No, grazie.

Leggere con attenzione vi darà un’ottica completamente nuova, vi farà entrare in un’altra dimensione.

Noterete le influenze di un autore su un altro, espresse attraverso citazioni o modi di costruire la trama, mi viene in mente Pier Vittorio Tondelli su Brizzi. O capirete che Virginia Woolf vi incoraggia a pensare che il suicidio sia una cosa positiva, o che Lawrence ha chiaramente detto che alcune vite valgono sicuramente più di altre, quindi voi che studiate Lettere Moderne non contate un cazzo, e molto altro. Probabilmente gli autori danno per scontato le percepiate.

Si può semplicemente leggere senza notare questi messaggi, più o meno nascosti?

Una matita non è certamente una bacchetta magica: la facoltà critica non nasce da un giorno all’altro, prima di tutto è una cosa che bisogna voler sviluppare. Prestare attenzione non è solo voler cercare una falla nella trama o attaccare la storia, ma apprezzarla a trecentosessanta gradi. Ogni autore non vuole raccontare un inizio, uno sviluppo, una fine: un libro è molto di più, è frutto di studio, letture, noia, ricercatezze, lo sfogo di un ego.

La lettura, la scrittura, la letteratura non sono attività passive: è un dialogo a cui dobbiamo partecipere attivamente. Certamente saremo più lenti, ma allo stesso tempo il testo diventerà più denso, più completo.

Tornando sulle pagine di un romanzo dopo mesi, forse anni, possiamo a capire la nostra posizione nei confronti del testo in quel momento. Abbiamo creato un veicolo per la conoscenza di noi stessi e rileggendo capiamo se la nostra prospettiva è cambiata, e come è cambiata.

Chi non è pronto a prendere appunti sui Fratelli Karamazov può iniziare a commentare gli articoli online, anche se è diverso esprimere la propria opinione per altri. C’è è il rischio, nemmeno troppo raro, di schierarsi a prescindere pro o contro un autore, di usare lo spazio per insultarsi, mettersi inutilmente in mostra, dibattendo di temi completamente estranei all’articolo stesso. Senza contare che la durata di un articolo nel tempo è breve, una volta che i commenti sono stati fatti è improbabile si tornerà a riguardarli: è sicuramente più facile rileggere Il Vecchio e il Mare durante una gita in Islanda.

Lo so, alcuni lettori temono che l’approccio penna-in-mano possa negare quei momenti in cui si cade sotto l’incantesimo della prosa uno scrittore, tipo quando durante una scena di sesso parte un monologo letterario del protagonista e invece vogliamo girare pagina finché non si arriva al dunque. Ma scorrere un libro è riduttivo: è sbagliato lasciarsi trascinare, dobbiamo essere noi a prendere la situazione in mano.

Alla fine leggere un testo è come rapportarsi ad una pischella: infatti una ragazza non ti darà mai tutto e subito, alla prima letta, ma bisogna insistere, esplorare e cercare.

Samuele Maffizzoli
Nato a Verona nel 1988, vive tra Italia e UK. Ha tradotto per The Post Internazionale, collabora con Dude e Calciatori Brutti. Il resto sono speculazioni e bugie.
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