I viaggiatori vogliono solo arrivare e partire dai porti.
Mai rimanerci.
Nei porti la vita è una noiosa parodia; vi si trovano artisti, pagliacci e ogni genere d’invenzione per intrattenere coloro che viaggiano. Ci sono amori per accompagnare la solitudine e giochi drammatici per passare il tempo.
Al tramonto dei sogni il marinaio si affaccia sempre a quella sensazione magica in cui la vita sembra iniziare al confine dell’abisso che separa i mondi; il mondo dei morti che sembrano in vita e il mondo dei vivi che sembrano morti.
Qualcuno non dimentica mai chi è Nessuno.
Al marinaio non interessano le notizie che circolano nella Terra di Sempre. In questa terra, la realtà è fatta di mode che il tesoriere accumula negli scrigni dell’assenza.
Tutti i giorni ci vediamo obbligati a scegliere tra essere il guerriero-pirata-folle-extraterrestre o fare il leccaculo che solo aspira a sposarsi-scrivere il libro-affittare casa-comprare marijuana per riempire di macerie il suo vuoto.
È più comodo viaggiare in sedia a rotelle sull’autostrada delle emozioni controllate; è più comodo che arrancare attraverso cammini sconosciuti.
È più comodo segregarsi nell’ospizio delle abitudini che seguire la strada della paura del buio.
Questo 31 dicembre, uno di quei giorni in cui il grigio dell’assenza raggiunge il suo più alto splendore, chissà sarebbe giusto tornare ad affacciarsi a questo pericoloso precipizio.
Per questo voglio brindare con voi, amici miei… Per trovarci questa notte nello spazio immaginario dei nostri sogni.
Brindo per tutti coloro che insistono a voler ignorare il mistero dell’esistenza… perché brindando possano chiudere gli occhi e riaprendoli il palcoscenico sia un altro e l’opera meravigliosa.
Brindo per gli intrepidi che oggi sono tristi, per i vagabondi che si sentono persi, per i ribelli rassegnati, per i perseguitati che timidamente sono a conoscenza del segreto.
Che si realizzino i loro peggiori propositi.
Che godano del peggior momento.
Che continuino ad essere clandestini occulti tra i meandri dell’incubo collettivo.
Che non li becchino mai.
Che arrivino sempre in tempo o che il tempo non esista affinché possano arrivare.
Brindo per i miei amici invisibili, quelli che sanno che non sanno, loro che, desiderando vivere, vivono semplicemente desiderando.
Che fondino il loro regno, che trovino la loro magia, che inizino la loro festa, che non si sentano persi.
Se così non dovesse essere, che il mondo si fotta nell’inferno che ci viene proposto.
Materiale d’importazione è una rubrica curata da Daniele Zinni.
La traduzione di questo racconto è stata realizzata da Elena Cambria.
Illustrazione di Alberto Fiocco (qui il Tumblr).
