Poesia di fine anno
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Poesia di fine anno

A fine anno ci si guarda un po’ alle spalle
e ci si accorge di essere seguiti
ma non tipo Twitter

A fine anno ci si guarda un po’ alle spalle

e ci si accorge di essere seguiti

ma non tipo Twitter, seguiti proprio da uno
con la felpa col cappuccio nero
e non è una metafora del Tempo
o una rivisitazione hip-hop della Morte,
che pure si avvicinano
e un giorno toccherà farci delle poesie,
questo è proprio uno sconosciuto losco,
quindi acceleri il passo
cercando di non farti sgamare
perché sembra ridicolo, mettersi a correre
finisce che si spaventa pure l’altro
attacca a correre pure lui
e nel giro di due ore il panico
senza motivo dilaga
in tutta la città

ti prepari a urlare ma
qual è il momento giusto per urlare
senza commettere un gesto
fondamentalmente discriminatorio?
non avresti urlato
per un inseguitore in giacca e cravatta
per una donna
o un anziano
o un ciccione,
anche se il caso del ciccione è diverso
perché può metterti comunque paura
ma sai di poterlo seminare

e allora quando urli? Se aspetti troppo
quello caccia il coltello
ti dice Non urlare
e se lo fai te la sei praticamente cercata
per non dargli venti euro
e un cellulare

un’opzione sarebbe quella di lasciare soldi e cellulare per terra, continuando a camminare, e se quello li vuole se li prende e se ne va a fanculo, ma metti che non li vuole, è capace che li raccoglie e ti chiama, e ti insegue perché te li vuole ridare, e tu non sai se è sincero, oppure se è una trappola perché ha capito che di soldi ne hai altri, oppure se ti vuole proprio ammazzare, per un qualche motivo suo che tu non saprai mai, e allora aver abbandonato il cellulare non è stata la mossa migliore dell’anno, diciamo, un anno già costellato delle tue decisioni un po’ così, un po’ difensive, che ti hanno esposto al pericolo più ancora delle decisioni che diremo offensive, per contrapposizione, anche se non offendevano nessuno

la neve è sciolta

sotto i tuoi piedi

è tutta una pozza

il verso è sciolto

è tutta una prosa

occhio

e va così, con quello che ancora ti segue, ha cambiato marciapiede appresso a te, e questo mi sa tanto di vicolo cieco. Tanti auguri che il vicolo sia proprio quello dove abiti.

Daniele Zinni
È redattore e traduttore dall’inglese per DUDE MAG. Suoi racconti e scritti vari sono usciti o usciranno a breve su Nuova Tèchne (Quodlibet), Crampi Sportivi, FUOCOfuochino, 404 File not Found, Lapisvedese e Nuovi Argomenti.
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