Mangia, bevi, guarda – Cold Souls
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Mangia, bevi, guarda – Cold Souls

Ogni venerdì la rubrica dedicata ai buongustai della celluloide: rarità, film mai distribuiti in Italia, megaproduzioni, indipendenti. Tutti da gustare.

Sophie Barthes
USA – 2009
Quando vederlo: venerdì
Orario: 23:00
Cosa mangiare: pop corn caramellati
Cosa bere: acqua gassata
Per una visione senza audio: Franz Schubert – trio op. 100 (D 929).

Iniziamo dalla trama, la cosa più semplice. Paul Giamatti interpreta Paul Giamatti, un attore in crisi. Gli arriva in soccorso uno strano articolo del The New Yorker nel quale scopre la possibilità di poter togliere dal corpo la propria anima. Effetti positivi, recita alla grande. Effetti negativi, comincia ad avere dei problemini di coscienza. Peggio ancora quando ci si mette di mezzo la mafia russa.

Senza dubbio potrà ricordare le situazioni al limite dell’assurdo molto care alle sceneggiature di Kaufman (tanto vale ricordare Essere John Malkovich, Human Nature, Il ladro di Orchidee). Il tutto però portato agli eccessi da fattori scatenanti del tutto improbabili e (al momento) scientificamente impossibili. Della serie: e se potessi entrare nella testa di un attore famoso? E se potessi cancellare tutti i ricordi che mi fanno star male? E se… e se…

Sophie Barthes, regista alla sua opera prima, è palesemente debitrice di Kaufman (per sua stessa ammissione), ma non solo. Nella sua opera troviamo continui piccoli rimandi a Woody Allen, sia a quello dello slapstick che a quello triste e malinconico. Insomma, Kaufman + Allen + Giamatti al top. Ci sono tutti gli elementi per un film da 10. Eppure qualcosa non torna. A fine visione resti un po’ vuoto. Forse tutto ciò è voluto. In ogni caso la regia molto statica, la macchina a mano e il montaggio aiutano a donare un certo mood tipico di quei film che mi piace chiamare “alla ricerca di…”. Vedi Lost in Traslation o Broken Flowers.

I protagonisti sono alla ricerca di ciò che gli manca, e tu ne sei partecipe. La fotografia grezza, le musiche ambient/melanconiche dosate col contagocce, i colori autunnali con predominanti di marrone e beige. Tutto è studiato apposta per farti entrare in sintonia con quello che sta passando il personaggio. Il guaio, probabilmente, è che a fine film non riesci ad uscirne e continui a crogiolarti in questo piccolo disagio interiore. In fin dei conti un pregio per il film e un disastro per la propria vita. Purtroppo non è mai uscito nelle sale italiane e tanto meno in Dvd.


Alessandro Zorro Zorzetto
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