Con la recente pubblicazione di Endkadenz Vol. 1 i Verdena sono tornati prepotentemente al centro della scena musicale italiana come una manna dal cielo: hanno tolto le castagne dal fuoco agli addetti ai lavori, garantendo un po’ a tutti del materiale da cui attingere per tirare fuori articoli idioti come questo che state leggendo o per recensioni, prime pagine, inserti speciali, stroncature, interviste più o meno lunghissime e persino per servizi in coda ai tipici telegiornali nazionali da maggioranza silenziosa, che sfruttano l’occasione per dare spazio a qualcosa di “coerentemente incoerente” perché ora c’è Renzi e siamo tutti più giovani e gli ossimori si sa, sono una cosa da giovani.
Il nuovo disco dei Verdena è un disco dei Verdena, con tutti i pregi e difetti del caso, in totale continuità con il percorso della band bergamasca e naturale estensione di quanto era stato messo agli atti con il precedente successo di Wow!: non ci sono particolari sorprese, con l’unica differenza di avere riferimenti molto più espliciti a Lucio Battisti (ma anche questo in realtà è in continuità con Wow!), che arrivano all’orecchio prima delle altre influenze più o meno evidenti e più o meno nuove rispetto al passato. È ovviamente miope e fazioso e soprattutto da ignoranti, considerarli l’unica cosa positiva che sta accadendo alla musica alternativa (?!?) in Italia ed è al tempo stesso doveroso e onesto ammettere che i Verdena non sono di certo la cosa peggiore che possa capitare di ascoltare in quanto a musica alternativa in Italia. Come dire: c’è di peggio, tipo gli “Oscar degli indipendenti”.
Personalmente non riesco a farmi coinvolgere molto da questo ultimo disco, esattamente come accadde per Wow!: resto ancora dell’idea che Requiem sia la cosa migliore che abbiano inciso. In parte è un’opinione di puro gusto personale, ma riguarda anche la qualità dei suoni e l’equilibrio tra i pezzi, oltre a un senso di sperimentazione che mi sembrò più genuino e spontaneo (e rischioso) all’epoca. Ciò non toglie che quando Endkadenz è finito nel mio stereo, ci è rimasto per giorni, trattandosi di sonorità familiari che non mi infastidisco ad ascoltare, anzi. Insomma, non sono un prevenuto e non sto dicendo che si tratta di un brutto disco. Ad ogni modo, come già detto, ci sono recensioni in quantità industriale a riguardo, il dibattito è apertissimo in altre sedi, inutile spingersi oltre anche qui.
L’introduzione è propedeutica per giungere al nocciolo della questione. I Verdena non potrebbero essere sulla bocca di tutti, né generare lunghissime discussioni, se non avessero un vastissimo pubblico che si distingue per essere affezionato al limite del feticismo. Il modo classico per esprimere ogni mania è l’emulazione, il bisogno spasmodico di incarnare i propri idoli: perciò i fan in prima linea – non paghi di poter semplicemente ascoltare un disco, leggere ogni tipo di intervista e disporre di innumerevoli video di concerti della propria band del cuore – sentono il bisogno di immolarsi e spargere il verbo, si costituiscono parte attiva mettendo sul piatto le proprie capacità performative, in quella che potrebbe addirittura essere una forma iper-contemporanea di proselitismo. Tutto questo, oggigiorno, significa una e una sola cosa: i video delle cover su YouTube.
Purtroppo però non tutte le ciambelle escono col buco e a volte la buona volontà proprio non basta. Abbiamo deciso di addentrarci in questa giungla fatta di camerette, letti disfatti, bassa definizione e spirito di iniziativa, in modo da raccogliere quelle che ci sono sembrate le cover un po’ meno riuscite delle altre, sebbene non per questo meno pregne di passione.
Nevischio – Enkadenz Vol. 1 (2015)
Siamo di fronte a una vera e propria dichiarazione d’amore: a pochissima distanza dall’uscita dei nuovi pezzi questo fan conosce già a memoria il testo e si è immolato per la comunità trovando per primo il giro di accordi (ok sono solo due accordi, ma non fa niente): pioniere.
Le scarpe volanti – Wow! (2011)
Lui è un grande, le sa tutte. Il suo canale YouTube è pieno di cover dei Verdena. Qui ci accoglie in pigiama e con la maglietta di Christiania, quindi è un genio ed impossibile non amarlo.
Viba – Verdena (1999)
Qui la parola d’ordine è fuori fuoco. Qualcuno 3 anni fa nei commenti chiede «Ciao!Ke accordi usi?» ma nessuno gli ha ancora dato una risposta.
Glamodrama – Il suicidio del samurai (2004)
Giustamente se le cose si fanno, vanno fatte bene e allora qui c’è anche tutta una mano da regista dietro che cura gli effetti speciali, oltre a un set con microfono e amplificatore per un’esibizione coi fiocchi.
Angie – Requiem (2007)
Lui è vestito da ladro ed è un po’ spaesato, però tra i commenti fa strage di cuori.
L’infinita gioia di Henry Bahus – Verdena (1999)
Qua si parla di una vera e propria band, tutto fantastico se non fosse per il cantante che ci depista un pochino perché ha l’aspetto di Ligabue e canta come Piero Pelù.
Trovami un modo semplice per uscirne – Requiem (2007)
Sono troppo in imbarazzo, non riesco a dire niente.
Non prendere l’acme Eugenio – Requiem (2007)
Questa l’ho messa ma non ascoltatela, fa male alle orecchie.
Tu e Me – Wow! (2011)
Lui prometteva bene poi si perde un po’.
Valvonauta – Verdena (1999)
Questo infine sono io che per l’occasione ho pensato bene di perdere la dignità per solidarietà e autoironia, cose che fanno di me una persona fantastica, perché non ci si può mettere sul piedistallo a scherzare sui video degli altri se non si prende un po’ in giro anche se stessi (anzi, se stéééssi rigorosamente con l’accento di Albero Ferrari). Ora vado ad ammazzarmi, ciao.