Nonostante le minacce di disconoscimento da parte di mio padre, ho sempre avuto le idee abbastanza chiare sul perché valesse la pena andare a vedere 50 sfumature di grigio. Mi sono sempre considerato una persona curiosa, in quella scomoda accezione in cui la curiosità è sostitutiva all’onniscienza; non posso sapere tutto, e allora cerco di acquisire più informazioni possibile. Ammetto però che qualche anno fa avevo decisamente sottovalutato la portata del successo dei libri di E. L. James e l’isteria di massa nata intorno a questi; poi, in poco tempo e senza nemmeno accorgermene, mi sono ritrovato a guardare il primo trailer del film e a constatare, con un misto di sorpresa e disgusto, di come questo avesse polverizzato i record di prevendite per un film R-rated (vietato ai minori di 17 anni).
Partiamo dalla domanda più scontata, quella che vi state facendo un po’ tutti: è un bel film? No, o almeno per me non lo è. Parlando solamente del lato artistico potremmo cavarcela rapidamente dicendo che è un film piatto a scialbo. Christian ed Ana si incontrano, nasce qualcosa tra i due e da li parte la loro “complicata” storia d’amore. Tutto il resto non esiste, il contorno non esiste o non ha importanza, tanto che anche i due protagonisti, al di fuori della loro relazione, sono due semplici macchiette. Ecco, appurato questo, ossia che il film è brutto, cosa resta? Ovviamente la parte più importante, ossia quella del fenomeno sociale nato soprattutto con l’uscita del film, e che lo vede accusato di essere portatore di un messaggio sbagliato, che svilisce la donna, mostrandola sottomessa davanti all’uomo predatore. Niente di più sbagliato.
Ana è un personaggio debole, stupido per molti versi, che stona terribilmente nell’epoca delle Katnss e di altre eroine positive, ma la sua stupidità è pura, e questo la porta ad idealizzare la sua relazione con il burbero Christian Grey, un sociopatico dal passato complicato e che alla tenera età di 15 anni era già lo schiavo sessuale di un amica di famiglia – della serie: non lamentarti dell’ex della vostra ragazza.
Il rapporto tra i due personaggi viene affrontato in maniera molto furba da Sam Taylor-Johnson – una che è passata dal raccontare la gioventù di John Lennon al fisting anale – cercando sempre di sottolineare il lato più romance della storia, vendendocela come «una normale storia d’amore con qualche perversione» e disseminandola di piccoli momenti di “normalità” da commedia romantica con cliché come quello della ragazza che indossa la camicia di lui dopo la prima notte di sesso.
Proprio per questo motivo, e per ovvie restrizioni dovute al mezzo cinematografico, anche la resa visiva del film è quanto mai casta e responsabile. Basterebbe aver visto qualche scena di Game of Thrones per potersi atteggiare da veterano davanti alle noiosissime scene di sesso tra Ana e Christian dove, anche nei momenti più concitati nella “stanza rossa”, tutto resta perfetto ed indolore (con l’eccezione dell’ultima sequenza, ma lì ha uno scopo preciso), non lascia segni e fortifica i sentimenti. Perché nella storia d’amore sognata dall’idealista Anastasia Steele i suoi sacrifici sessuali sono l’unico mezzo per far breccia nel cuore del cupo Mr. Grey, trasformando il loro rapporto in una versione estrema de La Bella e la Bestia.
Il lato romantico è al centro della questione e l’intero racconto incarna, con le dovute esagerazioni del caso, una fairy tale in piena regola, dove una ragazza normale si innamora del bello e ricco industriale che la riempie di regali. Mi sento quindi di dire senza troppi problemi che 50 Sfumature di Grigio altro non è che una versione adulta di Twilight, con un target diverso e bisognoso di stimoli diversi. Se le mie parole non dovessero bastarvi c’è poi la semplice cronaca, che racconta di come la James avesse inizialmente scritto il libro, che all’epoca si intitolava Master of the Universe, come una fan fiction di Twilight, salvo poi rimuoverla e rielaborarla in quella che tutti conosciamo come la sua trilogia.
Vista la natura innocua del film alcune accuse mosse a suo carico suonano ancora più ridicole. Tra le tante voci di sdegno alzatesi contro l’opera della Taylor-Johnson c’è quella del gruppo 50 Dollars Not 50 Shades, un insieme di associazioni contro le violenze domestiche e leghe anti pornografia. Il loro scopo, oltre quello di volersi accanire contro il film, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su diversi temi, spingendo il pubblico a devolvere 50$ (la cifra che andrebbe via dalla vostre tasche tra biglietti, cibo ed altro) ad agenzie e rifugi per le vittime di violenza.

Assodata la serietà di alcuni temi affrontati dalle associazioni, voler vietare il porno nel 2015 fa solo ridere, ho sin da subito pensato che l’intera operazione fosse un po’ tirata per i capelli, bisognosa di un pretesto come l’uscita di un film così controverso per trovare una cassa di risonanza. Per dare una risposta ai miei dubbi ho scambiato qualche mail con Gail Dines, promotrice dell’iniziativa, docente di Sociologia e Studi sulle Donne al Wheelock College di Boston e bigotta, tanto da essere stata descritta dal Guardian come «la principale attivista anti-pornografia al mondo». Nella nostra breve conversazione, prima che litigassimo insomma, avevo chiesto alla Dines in quale modo il film potesse rappresentare una minaccia per il genere femminile, e per quale motivo, secondo lei, il pubblico non sarebbe stato in grado di scindere la realtà dalla finzione.
«Il film spaventa per le bugie che racconta. Christian Grey è un predatore che stalkera, manipola e seduce Ana, una donna più giovane, più ingenua e immatura; portandola nel mondo del sesso sadico. 50 Sfumature presenta la violenza come fosse una storia d’amore, un messaggio molto pericoloso per le donne e le ragazze. Il vero Christian Grey non fermerebbe i proprio abusi, li aumenterebbe, costringendo le donne ad abbandonare le proprie vite. Se le persone fossero in grado di distinguere la realtà dalla finzione allora non esisterebbe l’industria delle pubblicità. I media ci forniscono immagini dicendoci come essere uomo e come essere donna, e come comportarci nella sfera sessuale. Il messaggio del film è quello che le donne sono subordinate, amano il dolore e gli uomini sadici, che posso essere amati anche al di là della loro perversione. Nel film è finzione, ma ha ripercussioni sulle donne reali.»
Dopo questo primo scambio di e-mail ho provato a far notare a Gail come le sue accuse fossero pretestuose e di come il film, molto furbo da questo punto di vista, si impegni più volte nel sottolineare come la sottomissione di Ana sia consensuale (aspetto che il film sottolinea più volte). Inoltre, dato che nella sua mail aveva fatto riferimento ai modelli presentati dai media, le ho chiesto che significato potesse acquisire questa affermazione nel momento in cui non solo il libro, ma anche il film, sono due opere firmate da due donne. Purtroppo non ho mai ricevuto una risposta a queste domande, dato che la Dines mi ha accusato di essere un fan del romanzo – che non ho letto – e del film ponendo fine alla nostra conversazione.
Parafrasando il Rasoio di Occam direi che la spiegazione nella critica di 50 Sfumature di Grigio è la più semplice: è un film brutto e innocuo, che deve gran parte del suo successo ad un caso mediatico inesistente e, paradossalmente, alle accuse di persone come Gail Dines.
Potessi scrivere un commento sull’edizione home-video sarebbe «la non commedia più divertente di sempre».