I selfie toscani della popstar non fanno male a nessuno, anzi
Per il suo tour internazionale Katy Perry è dovuta venire anche in Italia, precisamente al forum di Milano, il 21 febbraio. Sold out. Lo stesso giorno, prima di atterrare nel capoluogo lombardo, fa una visita di piacere in Toscana dove butta un’occhio al campo dei miracoli a Pisa e agli Uffizi di Firenze. Decide nel mentre di scattarsi quattro selfie.
Di uno non frega niente a nessuno, per i rimanenti tre la storia si fa un po’ più complicata. Senza che stiamo qui a descrivere le fotografie, pubblicate sull’Instagram della cantante il 21 febbraio, se ancora non le avete viste, le trovate qui sotto.




Dunque cosa spinge un personaggio pubblico internazionale a fare smorfie davanti la Nascita di Venere di Botticelli, perché poi la Nascita di Venere e non la Primavera e perché mai proprio Botticelli? Cercare un senso allo scatto non è così facile come potrebbe sembrare. Per capirlo bisognerebbe conoscere il peso del capolavoro botticelliano nella cultura di un americano medio, tornare ai banchi di scuola dove la non ancora famosa, piccola, Katy studiava la storia dell’arte sull’unico manuale altrove possibile: The story of art di Ernst Hans Josef Gombrich. Per comprendere il perché del selfie bisogna, insomma, possedere una conoscenza sulla cultura artistica di un americano che chi scrive non ha. Discorso simile per il David di Michelangelo e la Torre di Pisa.
Ma Perché Katy, ragazza che nessuno comunque non giudicherebbe simpatica, è improvvisamente diventata a tutti antipatica? Basta scorrere i commenti su qualsiasi social di un giornale o di una rivista, per capire di cosa stiamo parlando. Offese, insulti, anche pesanti, bestemmie e imprecazioni. Odio, questo, che da qualche parte deve essere pur nato. E quindi in cosa il selfie di Perry ci ha dato fastidio, quale era la linea da rispettare per continuare ad essere la popstar simpatica?
Ha evidentemente toccato un nervo scoperto Katy con quella smorfia davanti alla Venere, e poco importa se il suo è stato uno scherzo perché qui da noi, e per molti, è stata una cosa davvero seria. Probabilmente non sarebbe successo niente se al posto di Botticelli ci fosse stato, dietro la stessa smorfia, il dito di Cattelan in piazza Affari e nulla, al contrario, sarebbe accaduto se Tiziano Ferro avesse manifestato il suo disprezzo davanti a un dripping di Pollock. La Venere ha evidentemente un valore che i due non possiedono. Il dipinto nel comune sentire italico è un elemento della nostra identità culturale: è come ci vediamo e come sappiamo di essere visti. È nell’unione di questi due elementi che la Venere è più di una tavola rinascimentale e supera il dito di Cattelan, elemento non certo identitario del nostro paese, e il dripping di Pollock, capolavoro realizzato in un nazione che non si identifica quanto noi nella sua pittura. Katy così non ha offeso un artista o un dipinto: ha preso in giro l’Italia. E nel rappresentare la cultura di un paese la Venere di Botticelli ha smesso di essere una tavola per diventare un dogma.
È pensiero diffuso e vero che quando qualcosa, materiale o immateriale che sia, viene costretta a essere vista, accettata e interpretata in una sola visione fra le tante possibili, quel qualcosa smette di vivere.
Sono immobili così le religioni con i dogmi che non consentono contraddizione ed è cambiato così il nostro modo di vedere l’arte. È imposizione recente, se consideriamo tutta la storia artistica, il rispetto per monumenti passati che ci hanno insegnato a tutelare. È un pensiero illuminista considerare un lavoro antico come non totalmente nostro ma come una struttura composta da storia e materia, non suscettibile di modifiche. Un pezzo del mondo chiuso e finito che non possiamo toccare perché non ci appartiene: non siamo stati noi a costruirlo e non saremo noi a distruggerlo, lo tramanderemo così come è. Attenzione recente verso l’arte che prima non esisteva e la storia di Roma sta lì a dimostrarlo, con le sue statue decapitate, i suoi bronzi fusi per farne delle armi, con i suoi monumenti costruiti sulle fondamenta di altri monumenti, con le sue chiese erette con materiale di spoglio al grido se già c’è un pezzo perché costruirne uno nuovo?
Toccare l’intoccabile è un reato recente che se da una parte è necessario per tramandare il passato, dall’altro rischia di rendere tutta l’arte un’immobile fotografia stampata su un manuale dove tutto è già scritto. È stato Marcel Duchamp a mettere mani dove mani non potevano entrare con LHOOQ, disegnando dei baffi alla Gioconda e regalando al dipinto rinascimentale di Leonardo un posto nella storia dell’arte contemporanea che mai avrebbe occupato. Probabilmente senza esserne nemmeno consapevole e a un livello decisamente più basso, dove dell’avanguardista francese rimangono forse solo le briciole, Perry ha dato una nuova interpretazione della Venere di Botticelli. Perry ha detto: mi fa schifo. E non saremo certo noi a dire questo non puoi farlo.
Le offese e tutto l’odio contro una popstar che si è scattata un selfie (forse anche per scherzo) davanti alla Venere così come al David e alla torre di Pisa, dimostrano che questi lavori non sono immobili fotografie di un passato che non ci appartiene più e non possiamo che ringraziare la signorina Perry per avercene dato atto. E prima di offenderla, casomai, la prossima volta chiedetevi se il quadro di Botticelli vi piace veramente, perché lei a Firenze ci è andata, l’ha visto e ha detto mi fa schifo, quanti di voi possono dire lo stesso?
