Come molti di voi sapranno domenica notte si è svolta l’87a edizione della cerimonia degli Oscar. Mettendo da parte vincitori e sconfitti, a fare da padrone durante la premiazione sono stati un paio di momenti che hanno visto protagonisti Common e John Legend, vincitori per la miglior canzone originale per Selma, e Graham Moore, miglior sceneggiatura non originale per The Imitation Game.
«Stay Weird, Stay Different»
Ciò che accomuna questi due riconoscimenti è l’importante messaggio che i tre vincitori hanno voluto lanciare dal palco del Dolby Theatre di Los Angeles: Moore ha raccontato del suo sentirsi “strano e differente” e del suo tentato suicidio (un racconto che acquista un significato ancora maggiore se rapportato alla storia di Alan Turing raccontata all’interno The Imitation Game), i due cantanti hanno dato vita ad un’esibizione capace di commuovere un po’ tutti.
Sa da un lato momenti come quelli citati possono essere considerati un qualche tipo di prova della grandezza degli Stati Uniti, dall’altra rischiano di rappresentare un goffo tentativo di auto-convincersi per un paese in realtà incredibilmente diviso sulla tolleranza verso le minoranze.
Nonostante l’apparente impegno sui temi già citati, l’industria cinematografica americana è probabilmente il primo “nido” di un malessere ben più esteso. Per rendercene conto, evitando di citare fatti di cronaca conosciuti da tutti e rimanendo nei confini dell’entertainment, non bisogna andare troppo indietro; basta ritornare su alcuni dei documenti emersi durante il Sony Hack dello scorso anno, lo scandalo informatico che aveva visto alcuni file riservati del colosso nipponico diffusi sulla rete.
In uno scambio di mail, Amy Pascal, all’epoca co-chairman della Sony Pictures Entertainment (le sue dimissioni sono notizia di pochi giorni fa), scherzava con Scott Rudin (produttore cinematografico dal lungo curriculum) sui gusti cinematografici del presidente Obama, inserendo nella possibile lista film come Django Unchained, 12 Anni Schiavo, The Butler e le produzioni di Kevin Hart, popolare comico di colore americano. Appurato il cattivo gusto delle battute, quello che lascia ancora più sorpresi è l’ipocrisia dei due protagonisti: la Pascal è una donatrice del Partito Democratico ed aveva partecipato alla campagna per la rielezione di Obama donando 5.000$, mentre Rudin è stato produttore di Top Five, l’ultimo film di Chris Rock che, durante un’intervista all’Hollywood Reporter, aveva definito Hollywood «un’industria bianca». Non c’è quindi da sorprendersi se il mondo dello spettacolo USA cerca saltuariamente di ripulirsi la coscienza, mostrando la faccia più tollerante della medaglia.
L’ennesima prova di questa spaccatura è poi arrivata durante la messa in onda dell’ultimo episodio di The Walking Dead, che ha introdotto la prima coppia gay dello show, Eric ed Aaron. Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuto aspettare le reazioni del pubblico americano non sono state delle migliori, e una della scene clou della puntata (il bacio tra i due personaggi) ha generato un ondata di tweet omofobi che spaziavano da conati di vomito a meme di discutibile gusto. Essendo la serie uno di quei prodotti con indici di ascolto altissimi, possiamo affermare senza problemi che questa funge un po’ da termometro degli umori, con quei 16 milioni di spettatori come perfetto campione di un paese che ha mostrato ancora una volta il suo vero volto, la doppia faccia della tolleranza nell’entertainment americano.



