1.0 | SBAGLIATO SOLO SHOW
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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1.0 | SBAGLIATO SOLO SHOW

«Abbiamo cercato di farle nostre perché spiegano perfettamente come è possibile creare uno spazio là dove non c’è.»

Alla fine dei gradini della Rampa della Quercia c’è una porta azzurra.
Se ci si avvicina un po’ di più si riconosce anche una cassetta della posta marrone, sopra le iniziali C e M.
Se da qui ci spostiamo a Trastevere o Testaccio troviamo finestre con persiane aperte di un viola squillante; piccole feritoie con inferriate; portoni sontuosi incorniciati da colonne e finestre quadrate incastonate in edicole barocche. Finestre aperte che lasciano intravedere tende accostate. Finestre socchiuse.

«La finestra come la porta ha dei codici di comunicazione universali, abbiamo cercato di farle nostre perché spiegano perfettamente come è possibile creare uno spazio là dove non c’è. E forse come dice una nostra amica è perché siamo un po’ tutti claustrofobici.»??

Sbagliato.
Collettivo artistico che già da un po’ di tempo, soprattutto nel panorama romano, ci ha educati ad interventi di arte urbana eccentricamente educata.
Con una perfetta illusione ottica le loro installazioni attirano l’attenzione dei più distratti passanti con risultati squillanti,volutamente riconoscibili per poi risultare allo stesso tempo sottile e silenziosa integrazione di elementi che si mimetizza nel panorama urbano circostante attraverso eleganti ristrutturazioni di edifici trasandati.
Dicotomia interessante dunque che oppone la semplicità di un alfabeto architettonico universalmente riconoscibile ad un risultato esplosivamente estraniante, spazio illusorio che incanta per la sua semplicità.
Con l’idea di riassumere un anno di lavoro nasce il progetto promosso dalla galleria 999 Contemporary, Sbagliato Solo Show, prima mostra personale del collettivo artistico romano curata da Federica Camilloni, Andrea Polichetti e Mauro Tropeano.


Il curatore della galleria Stefano S. Antonelli mi spiega la forte motivazione alla base di questa esposizione.

«Quello che mi è venuto in mente la prima volta che mi sono trovato davanti ad un lavoro di Sbagliato è stato: “questa roba non ha un briciolo di creatività”.
Vedi, nello stato attuale dell’arte contemporanea c’è un confine che bisogna saper riconoscere, è quello che divide i creativi dai creatori. La totale increatività di sbagliato mi ha letteralmente obbligato a pensare che si trovino dalla parte giusta della linea. Mi pare ovvio.
Inoltre Sbagliato viene dalla street culture, tutta quella cultura che mutua un genere rigorosamente anglosassone. Sai, esiste un naturale percorso di propagazione delle culture importate che offre nella sua prima fase espressiva un fisiologico Manierismo, un processo imitativo che, in questo caso, attinge a modi e ragioni che sono cresciuti in altre culture, altri ambienti sociali. Italiani Stencilisti? Manierismo. Italiani Graffitisti? Manierismo. Italiani Posteristi? Manierismo ecc ecc. Bello, ma che noia. In mezzo a questo mare magno di Manierismo abbiamo intercettato Sbagliato e un vento di Rinascimento che solo gli italiani potevano far soffiare ci ha accarezzato il cuore. Sbagliato ha varcato la frontiera del “prima” e ci offrono uno sguardo sul “dopo”.»



Risultato di un fare artistico che poco mutua da correnti simili dunque, progetto originale di una street art poco citazionista che non si preoccupa di dare risposte ma cerca di suscitare domande, provocare dubbi rompendo il monotono flusso di informazioni a cui siamo sottoposti ogni giorno per offrire punti di vista differenti.
Eppure, se tutto questo ha un senso ed un significato all’interno di un contesto urbano, è lecito porsi domande sull’efficacia dello stesso gesto artistico all’interno di una galleria.
Se infatti la street art nasce come gesto artistico libero per eccellenza, urbano, slegato da ogni tipo di norma e legalità ci si chiede come possa modificarsi la sua essenza e la sua stessa fruizione all’interno di un luogo istituzionale per eccellenza, le quattro mura della galleria. Se da una parte si comprende il grande vantaggio a favore di una fruizione sempre più massiccia della street art, dall’altra ci si chiede quanto i due mondi siano conciliabili e quanto l’uno non rischi di arrivare a snaturare l’essenza stessa dell’altro.
Mi risponde Stefano.

«No, la street art non è conciliabile con la galleria infatti nessuno street artist fa mostre in galleria e questo dimostra proprio che non c’è possibilità di portare la street art in galleria. Guarda, la conferma di questa cosa è che grazie al categorico rifiuto dei più amati street artist al mondo, penso a Banksy, Invader, Obey, JR ecc ecc, di mettere in mostra in galleria il loro lavoro l’essenza stessa del gesto di strada è rimasta intatta e non si è snaturata. 
Che darei però, per vedere una mostra di Sbagliato.»

Vernice 21 giugno dalle 18.30
21 giugno – 21 luglio 2012
999Contemporary – via Alessandro Volta 48

Valentina Guttuso
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