Arte: 3500cm2: intervista al curatore Lorenzo Benedetti
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3500cm2: intervista al curatore Lorenzo Benedetti

3500 cm2 è la superficie di un poster 50×70, un poster realizzato da artisti contemporanei che viene distribuito gratis al pubblico durante eventi estranei all’arte contemporanea.

Una sera di questo ultimo inverno eravamo seduti sugli scalini di Piazza Trilussa, a Trastevere, durante uno degli incontri di piacere con la quota femminile della Fondazione Volume! a parlar della città, del desiderio di approfondimento e delle esperienze passate. E fu allora che sentimmo parlare per la prima volta di 3500 cm2. Una cifra come tante che qualche anno fa era stata scelta per rappresentare un progetto assai interessante realizzato nella Capitale. 3500 cm2 è la superficie di un poster 50×70, un poster realizzato da artisti contemporanei che viene distribuito gratis al pubblico durante eventi estranei all’arte contemporanea.

Mi faccio raccontare qualcosa in più: a idearlo e curarlo è Lorenzo Benedetti, curatore italiano le cui esperienze professionali non sono mai rimaste all’interno del solo confine nazionale. L’idea, che pian piano condividono con noi, è quella di ritentare l’esperimento questa estate a Roma. Magari durante un concerto. O perché no, un festival. Ancora meglio: a Villa Ada. E l’esperienza ha inizio.

 

 

Per essere preparati al meglio, c’era bisogno di fare due chiacchiere con Lorenzo riguardo la genesi e gli sviluppi di 3500cm2.

«Il progetto 3500 cm2 nasce in un contesto musicale, in uno spazio occupato collocato al centro di Roma: Rialto Sant’Ambrogio. Lì nel 2004 un gruppo di miei amici organizzava serate di musica elettronica intitolate Blue Room; mi chiesero di elaborare un progetto per quelle occasioni legato all’arte. Iniziai dunque a riflettere su che tipo di progetto potesse essere incluso in un contesto musicale e pensai a qualcosa che fosse riproducibile proprio come la musica. A quel punto l’idea dell’utilizzo del poster arrivò abbastanza velocemente. Veniva appeso all’entrata del locale e la gente era libera di prenderne una copia e portarla a casa. Anche perché la situazione, il concerto e il locale, non era delle migliori per avere un contatto con l’arte. Era appunto più interessante l’idea di far si che il pubblico lo prendesse per poterlo ammirare con calma a casa il mattino seguente.»

 

#18 olaf nicolai

Olaf Nicolai, poster #18

 

«Il primo poster per 3500cm2 fu realizzato da Stanislao Di Giugno: una riga con una citazione di Nicola Da Cusa, matematico del ‘400, che scriveva: “Ogni linea retta è l’arco di una circonferenza infinita”. E lì per lì, durante la serata, nessuno li prese e pensai che probabilmente il format non funzionasse. Ma poi, concluso l’evento musicale, tutti ne presero uno e io stesso non riuscii a conservarne una copia. Da lì è iniziato ufficialmente il progetto: ogni settimana un’artista diverso proponeva un lavoro realizzato specificatamente per l’occasione. Le dimensioni del poster, 3500 cm2, diventavano luogo dell’esperienza artistica. Una dinamica piuttosto interessante perchè il pubblico poi se ne appropriava, e attaccandolo in casa o comunque nei luoghi della propria vita, trasformava quegli stessi spazi in spazi espositivi. Attraverso il possesso da parte delle persone, l’opera veniva dispersa in più luoghi. Realizzammo durante la prima edizione 60 lavori diversi, per una produzione dunque di circa 40.000 poster. E chissà ora dove si trovano tutti quei poster»

Il progetto ha dunque portato alla realizzazione di 60 nuovi lavori artistici in edizione limitata da parte di 60 diversi artisti contemporanei come Cesare Pietroiusti, Carla Accardi, Olaf Nicolai, Dennis Oppenheim e Jimmie Durham. Negli anni successivi alla prima edizione sono stati distribuiti anche in altre occasioni sempre legate ad eventi esterni all’arte, come i festival musicali organizzati in giro per l’Europa, ma sono inoltre stati esposti anche in spazi espositivi come quelli dell’Accademia Americana a Roma dove fu organizzata la prima mostra nel 2006.

Sono passati 12 anni da quella prima edizione e sicuramente molti fattori sono cambiati rispetto alla fruizione dell’arte. Sia a Roma, dove finalmente negli anni qualcosa si è mosso nei confronti dell’arte contemporanea, ma anche globalmente, da quando i social network hanno mutato la concezione di condivisione dell’esperienze, comprese quelle artistiche.

 

Digital StillCamera

Dafne Boggeri, poster #47

 

«Quello che è cambiato molto da dieci anni a questa parte è l’aspetto dei social media e sarà bello, in questa nuova edizione, constatare, grazie alle foto pubblicate sui social, in che luoghi quei poster troveranno un nuovo spazio. Entrare in contatto con un pubblico non legato all’arte contemporanea, che grazie ad un poster d’autore regalato diventa immediatamente collezionista, è parte integrante del progetto. Generalmente si unisce al collezionismo l’idea di denaro e valore, ma in realtà si è collezionisti con tante cose che non hanno prezzo. E anche se c’è un aspetto originale in queste opere, che comunque vengono realizzate in edizione limitata e quindi hanno un valore nel mercato, il valore reale è quello personale che ognuno da alla propria copia.»

Il poster in questo progetto ha una duplice identità che rappresenta un po’ la visione delle due parti coinvolte nell’iniziativa: da una parte è l’oggetto che permette una diffusione di massa dell’immagine, dall’altra è l’opera a tiratura limitata creata appositamente per l’occasione dall’artista.

«Noi consideriamo sempre la massa come un identità non originale e questo dà un’accezione negativa al termine. E invece dobbiamo considerare che la massa è fatta di persone originali, ecco perché il rapporto con il poster è basato su un uno a uno. Il progetto non ha come obiettivo quello della massificazione e della globalizzazione, in realtà è il contrario: è cercare di vedere nella massa qualcosa di originale tramite la consegna a mano ad ogni singola persona dell’opera d’arte. Il fine ultimo di questa distribuzione è quello di mettere in contatto l’opera originale con ogni singolo individuo originale facente parte del pubblico. Per questo sono messi sullo stesso piano d’importanza. E per questo tra le due parti c’è un’azione di scambio più che di donazione: il poster viene regalato perchè poi, chi lo riceve, possa trovare uno spazio dove poterlo attaccare, possa ricambiare il dono dell’opera dandole uno spazio espositivo.»

La stessa sera di questa chiacchierata con Lorenzo, ci dirigemmo a Villa Ada per il primo appuntamento con 3500cm2 durante il concerto dei Wilco per distribuire alla folla il primo lavoro di questa nuova edizione realizzato da Francesco Arena. Ed ho iniziato a raccontare tutto ciò che avevo saputo riguardo il progetto a chiunque allungasse le braccia per prendere un poster, notando con gioia che con la consapevolezza di ciò che rappresentano quei 3500cm2, il valore personale di quel poster sale vertiginosamente. Proprio per questo c’era bisogno di mettere nero su bianco tutte queste parole.

 

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Elena Fortunati
Elena Fortunati
Nasce in un paesino della provincia romana nel 1988. Laureata alla magistrale in Storia dell'Arte contemporanea all'Università di Roma La Sapienza, ha collaborato con Collater.al, Dude Mag, Vice e Inside Art. Sotto lo pseudonimo aupres de toi, lascia dal 2011 nel web immagini fotografiche. Fonda nel 2016 contemporary.rome.
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