Ho avuto la fortuna di conoscere Alberto Fiocco, in tenera età, durante una lezione di arti marziali. Gli diedi un pugno sul naso in spogliatoio, lui me lo restituì e diventammo immediatamente amici. Un po’ schivo, sopracciglia spesso aggrottate, grigliate pantagrueliche, al liceo «Non ci vengo a giocare a pallone, m’han dato un laboratorio, vado a dipingere». Tra le Dolomiti bellunesi ed i palazzoni milanesi, penetranti occhi neri osservano vecchie foto in tonalità seppia: «È il mio bisnonno, guarda che baffi! Starebbe davvero benissimo con dei tentacoli iridescenti».
Influenzato, dice, da Frank Honhe, Dino Buzzati, Francis Bacon, Hieronymus Bosch, e in generale dalla pittura medievale, usa quasi solamente tecniche manuali: pittura acrilica, inchiostri, matite, «Talvolta rielaboro i miei lavori con Photoshop, senza cambiare le caratteristiche per far sì che si capisca che partono da una tecnica manuale. Preferisco comunque sempre lavorare con colori e pennelli rispetto al digitale. Avrei sempre voluto toccare quei maledetti quadri del cazzo nei musei. Tuttora invidio quei dannati bambini ciccioni con le mani da omino Michelin che possono permettersi di farlo senza che nessuno dica loro nulla».
Mi parla del suo ultimo progetto: Fotoricordo, durante Fuochi Fatui, un piccolo, ma eccezionale festival musicale e di videoarte del quale è, manco a dirlo, uno dei “papà”. Sull’intero torrione del castello medievale che fa da cornice all’evento è proiettata una foto di famiglia degli inizi del Novecento, la testa della mater familias avvolta da fiamme giallastre: «In pratica frugo tra pacchi di fotografie in vari mercati delle pulci, e quando trovo degli scatti che mi incuriosiscono per la loro casualità o bruttezza li compro e con della pittura acrilica intervengo inserendo elementi assurdi, creando così un album ricordo. I soggetti nelle foto non sono chiaramente legati tra loro in alcun modo, per lo meno non che io sappia (ride, n.d.r.), e quindi sono io che con questo tipo di intervento cerco di creare un legame. La vuoi una birra?».
Al momento sta esponendo a Barcellona, da ReCreo, uno spazio interessante per una mostra che lo è ancor di più. Se avete la fortuna di passare per la Catalogna, in questi giorni, andateci: vi assicuro, ne varrà la pena.











