Elena Del Fabbro
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Elena Del Fabbro

«Mi ossessionano i rapporti e i legami, il sentimento di profondo bisogno e sofferenza che lega le persone, che ne stabilisce le relazioni […]»

È raro che io inizi un lavoro che abbia un senso per me partendo dal foglio bianco, piuttosto sono tentata a pescare tra i miei vecchi lavori abbozzati o inconclusi, fatti per caso durante gli anni di “incubazione”, per poi puntare a dare una dignità a ciò che mi sembra abbandonato e lasciato lì senza attenzione. La dignità, le relazioni, le connessioni, sono il fulcro della mia espressione. Negli anni, da quelli milanesi in poi, sono passata da un’attenzione per le persone a ciò che si può leggere della loro storia, ciò che di questa storia è visibile, a un’attenzione alle relazioni e ai collegamenti tra esse. Mi ossessionano i rapporti e i legami, il sentimento di profondo bisogno e sofferenza che lega le persone, che ne stabilisce le relazioni e, allo stesso tempo, la capacità di leggervi una dignità, anche laddove sembra non esserci.
Attraverso i colori e le forme cerco di creare uno schema associativo che riveli le relazioni tra i componenti e la natura dei diversi personaggi, uno rispetto l’altro. Per quanto riguarda i miei collage digitali, la mia attenzione si concentra sul processo che porta alla rappresentazione. C’è un metodo molto complesso per arrivare all’immagine, servono molti anni per definirlo, c’è una “decantazione” di alcuni disegni/schizzi riesumati ai quali attribuisco una dignità creando delle connessioni, dei corpi, delle situazioni, dei simboli che li contestualizzano in un certo modo. Sono molti i passaggi per arrivare a chiudere il progetto. Per me, non è tanto l’aspetto narrativo o figurativo del lavoro ad essere centrale, quanto piuttosto il processo di creazione.
Mi piace stimolare nei fruitori molteplici e personali letture di ciò che vedono. L’opera si perfeziona in divenire proprio grazie all’apporto delle interpretazioni individuali di chi osserva, connettendosi alle associazioni che ognuno fa dentro di sé in virtù della propria soggettività ed esperienza attraverso uno sguardo libero da preconcetti, impostazioni, canoni e riferimenti. Libertà e spontaneità. A chi mi dice «io non capisco nulla di arte, non saprei come interpretare il tuo disegno» io rispondo che ogni persona ha i mezzi per leggerla, come fossero delle parole, frasi, liste della spesa. È solo quello che uno ci vede, nient’altro. L’opera, così facendo, si arricchisce delle varie letture, si spinge fin dove arriva la profondità e l’esperienza del singolo in una produzione, in fondo,
collettiva. (Testo di Elena Del Fabbro)

Tree – 2010 – 90 x 60 cm
collage – stampa digitale su carta fotografica

Utero – 2010 – 100 x 70 cm
collage – stampa digitale su carta fotografica

Friends– 2010 – 185 x 55 cm
collage – stampa digitale

Only Fruit In My Head – 2010 – 100 x 50 cm
collage – stampa digitale su ceramica

Inconvenienti domenstici – 2010 – 220 x 120 cm
collage – stampa digitale su carta fotografica

Gambone – 2010 – 130 x 130 cm
collage – stampa digitale

Popfruits – 2011 – 200 x 100 cm
collage – stampa digitale su canvas
Biografia: Elena Del Fabbro nasce a Udine nel 1976, dopo studi «fuorvianti e costrittivi» che hanno contribuito a radicalizzare in lei un bisogno di comunicazione ed espressione, intraprende il suo percorso formativo che passa per Milano, dove ha provato a studiare illustrazione alla Scuola del fumetto, e Udine, dove si è formata nell’ambito della grafica digitale, percorso che fonda, ad oggi, una fetta importante dei suoi lavori.
Con la menzione al concorso Manifesto il suo lavoro per la prima volta, fuoriesce dalla sfera privata e incontra il pubblico, aspetto che dà nuovo slancio alla sua produzione e al suo immaginario.
Tra le partecipazioni e i riconoscimenti ottenuti in questi anni:
– finalista concorso Arte Laguna;
– finalista premio Arte organizzato dalla Cairo editore;
– finalista con menzione Arte digitale al concorso internazionale Wannabe Gallery;
– finalista concorso indetto dalla Limner Gallery di NY;
– finalista Combat Prize;
– finalista concorso per la mostra nella nuova sede della Galleria di arte moderna e contemporanea di Udine Casa Cavazzini.

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