Il progetto Il Bestiario Morto, riguarda una riflessione contemporanea sul concetto della migrazione-immigrazione. Proprio per questo motivo ho scelto di lavorare con la metafora dell’Uccello, simbolo perenne della rappresentazione dell’anima e quindi della parte spirituale dell’uomo.
In questo lavoro la figura dell’uccello perde la valenza simbolica legata al fisiologo medievale, pur mantenendo l’iconografia che gli è propria, ma viene riproposto in una chiave metaforica contemporanea, assumendo cioè tutti quelli che sono i comportamenti dell’individuo all’interno della società: ad esempio la meschinità nel caso del cuculo, l’intimità nel passero solitario, la forza nel picchio di Marte, etc.
Gli uccelli divengono così il soggetto di un moto, di gioco di parole. Migrazione-Immigrazione. Due temi contrari e paralleli. Le migrazioni sono spostamenti che gli animali compiono in modo regolare, periodico (stagionale), lungo rotte ben precise (ed in genere ripetute), e che coprono distanze anche molto grandi, ma che, poi, sono sempre seguiti da un ritorno alle zone di partenza.
In questo caso l’uccello segue il suo istinto naturale. L’immigrazione invece è il trasferimento permanente o temporaneo di gruppi di persone in un paese diverso da quello di origine; dal punto di vista del luogo di destinazione il fenomeno (spesso indotto e forzato da situazioni socio-politiche) prende questa denominazione.
Il lavoro si pone proprio come un calembour che permette all’osservatore di essere complice di questo esodo contemporaneo.
Il lavoro nasce effettivamente nel 2011, da un’opera-studio dal titolo La Morte dell’Uccello Sacro: una piccola installazione attraverso la quale si mette lo spettatore nella condizione di essere il possibile colpevole della morte dell’uccello divino. Lo spettatore è costretto a sedersi su una sedia posta di fronte al lavoro, posizionato appositamente molto vicino al pavimento (in modo tale da omettere una facile visione se non si è seduti). Sedendosi ci si accorge di un piccolo video fuoricampo nella parte laterale che ritrae me stesso che osservo lo spettatore seduto.
Di seguito alcune parole che mi hanno accompagnato durante l’elaborazione di questo complesso lavoro, che non reputo ancora del tutto finito
Il bestiario morto – Installation view 1 – Courtesy of Prometeogallery of Ida Pisani
Dio ha seminato in ogni specie parte della sua pienezza, sia parole spirituali di sapienza sia modi di condotta
degni, affinché non soltanto l’Artefice delle creature
sia rappresentato da creature che non parlano a chiara voce, ma anche l’uomo
apprenda, dalle norme e
dalle abitudini naturali degli
esseri visibili, a trovare
facilmente la via che
conduce a lui.
Il bestiario morto – Installation view 2 – Courtesy of Prometeogallery of Ida Pisani
Oggi certe credenze fantastiche narrate nei bestiari e nelle enciclopedie medievali ci fanno sorridere alla luce delle nostre cognizioni scientifiche; ma occorre sottolineare che ai loro autori non interessavano tanto gli animali quanto le verità eterne che si potevano ricavare dalla loro conformazione e dal comportamento reale e leggendario; perché quello che allora premeva non era la descrizione dell’animale reale quanto la possibilità di evocare da ogni creatura l’ombra del dramma della Caduta e della Redenzione.
La morte dell’uccello sacro – Installation view – 100cm x 150 cm, mixed media on board (2011)
La morte dell’uccello sacro, 100cm x 150 cm, mixed mediaon board (2011)
Il bestiario morto, allodola – part 1 of 9 – 50 cm x 50 cm, organic media on paper – Courtesy of Prometeogallery of Ida Pisani
Il bestiario morto, cardellino – part 1 of 9 – 50 cm x 50 cm, organic media on paper – Courtesy of Prometeogallery of Ida Pisani
«Non si deve credere che nel mondo intelligibile gli Dei ed i Beati vedano proposizioni: tutto ciò che ivi è espresso è una bella immagine; sicché quando i saggi egiziani volevano designare le cose con saggezza non si servivano di lettere che si sviluppano in discorsi e proposizioni e che rappresentano suoni e parole; essi appresentavano immagini, ciascuna delle quali è quella di una cosa distinta, ogni immagine è dunque una scienza e un sapere, un ente reale e totale, non un ragionamento o una deliberazione».
Plotino
Il bestiario morto, colibrì – part 1 of 9 – 50 cm x 50 cm, organic media on paper – Courtesy of Prometeogallery of Ida Pisani
Il bestiario morto, upupa – part 1 of 9 – 50 cm x 50 cm, organic media on paper – Courtesy of Prometeogallery of Ida Pisani
Tutto quello che si è scritto finora non sarebbe sufficiente per capire il simbolismo degli esseri alati se non ascoltassimo il loro canto.
Una leggenda medievale narra che un giorno in un monastero un monaco pregava il Signore di concedergli una gioia ineffabile. Una mattina un angelo rivestito del piumaggio di un uccello andò a posarsi presso di lui mentre era raccolto in preghiera. Per contemplarlo più da vicino egli cercò di afferrarlo, ma ogni volta che la sua mano si avvicinava all’uccello, questi volava più lontano. Si ritrovarono entrambi fuori dal monastero, nel folto bosco.
Su un albero l’uccello si mise a cinguettare suoni melodiosi e dolcissimi. Affascinato, il monaco dimenticò lo scorrere del tempo immergendosi totalmente in quei canti paradisiaci.
Ritornò infine nell’abazia. Ma nessuno lo riconobbe, neppure il custode e i suoi superiori. Pronunciò il nome dell’abate, ma gli fu risposto che era morto trecento anni prima. Il monaco allora comprese di aver ascoltato il canto dell’uccello per tre secoli.
Il bestiario morto, passero solitario – part 1 of 9 – 50 cm x 50 cm, organic media on paper – Courtesy of Prometeogallery of Ida Pisani
Studio – 2,35 cm x 50 cm, organic media on paper (2011)
Accampamento – 35 cm x 50 cm, organic media on paper (2011) copy
Passifora – 35cm x 50 cm, organic media on paper (2011) copy
Website: www.fabriziocotognini.com
Gallery: www.prometeogallery.com












