Terra Nostra – Fango
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Terra Nostra – Fango

Dopo due giorni di pioggia incessante, nella notte di ferragosto, duecentomila metri cubi di fango si staccano dal Monte Costalta.

Campolongo di Baselga di Piné (Trento).
15 agosto 2010. Ore 03.30.
Dopo due giorni di pioggia incessante, nella notte di ferragosto, duecentomila metri cubi di fango si staccano dal Monte Costalta ed invadono la frazione di Campolongo a Baselga di Piné in provincia di Trento. Lo spostamento d’aria ed un assordante boato svegliano di soprassalto gli abitati di Campolongo: ottantasette, fra residenti e turisti, riescono a fuggire nel buio sotto un’acqua torrenziale, guadando un fiume di fango, tronchi, sassi e detriti, che nell’arco di pochi minuti sommerge il paese. La frana travolge ventidue abitazioni.
A partire dalle cinque del mattino si mette in moto una possente macchia di soccorso che evacua definitivamente le abitazioni e già nelle prime ore del giorno riesce a garantire l’accesso da parte dei vigili del fuoco, della protezione civile e dei mezzi necessari allo sgombero della zona. Per sei giorni, oltre quaranta camion, altrettante ruspe e più di ottocento volontari lavorano dall’alba fino alle ultime ore di luce. Ottantasette gli sfollati. Un anziano signore è colpito mortalmente da infarto nelle ore successive allo sgombero. Nessun ferito.
A un anno di distanza, il progetto Fango, ideato e realizzato dal fotografo Daniele Lira per conto del Comune di Baselga di Piné, con la collaborazione di Franco De Battaglia e Maddalena di Tolla Deflorian, si è concretizzato in una pubblicazione nell’ambito della collana Montura Editing, corredata da relativa mostra fotografica, comprensiva di un portfolio di immagini scattate a ridosso dell’evento e a sei mesi di distanza, e da alcuni testi di carattere giornalistico, volti ad approfondire aspetti diversi dell’accaduto.
L’obiettivo, raggiunto, era di fissare una traccia dell’evento fortunoso di Campolongo in un volume di carattere foto-giornalistico che sapesse essere al contempo documentazione dell’accaduto, testimonianza diretta della popolazione coinvolta, riflessione sulle cause della sciagura e sulle eventuali misure preventive da adottare al fine di scongiurare simili eventi.
La ricerca ha avuto un ampio respiro culturale, includendo un’approfondita riflessione sugli aspetti paesaggistico – ambientali del contesto fisico in cui l’evento si è verificato, ma anche e soprattutto sul lato umano degli accadimenti, che hanno visto un coinvolgimento esemplare di un’intera comunità. La ricerca si è articolata in due diverse direzioni: la prima di tipo scientifico-documentativo, ragionando sulle cause del disastro ambientale e facendo emergere le peculiarità di un sistema organizzativo rodato, facente capo ad istituzioni che da tempo puntano sulla massima efficienza ed ottimizzazione dei tempi in casi di interventi di emergenza; la seconda, di suggestione, riflettendo sulle prerogative di una comunità la cui storia ha temprato animi e braccia, rendendo la gente della montagna trentina particolarmente forte e capace di reagire al meglio in caso di difficoltà, improvvise e non.
La pubblicazione è stata presentata proprio a Campolongo nel primo anniversario dalla frana, nell’affascinante cornice del maneggio che sorge all’estrema propaggine della colata. Un cerimonia sobria, partecipatissima e commovente.
Nella presentazione alla comunità, così come nella successiva esposizione delle immagini fotografiche, ancora una volta è emersa la componente fondamentale di questa vicenda, vale a dire la figura umana, perché, nella storia di Campolongo prima e poi nelle immagini di Daniele Lira e nei testi di Franco de Battaglia e Maddalena di Tolla Deflorian, protagonista è l’uomo.
Uomini intesi come abitanti del luogo, vittime del disastro. Uomini intesi come volontari ed addetti ai lavori intervenuti nelle ore immediatamente successive alla frana (Vigili del Fuoco, Nuvola, Croce Rossa, Forestali, Carabinieri, Soccorso Alpino, operatori di pale meccaniche e camion, psicologi, etc.). Uomini intesti come membri di un sistema istituzionale in grado di attivarsi con tempi ridottissimi e massima capacità operativa. Uomini intesi come comunità locale solidale ed sensibile. Uomini in grado di reagire con grande dignità alla calamità ed in grado di far fronte alle ingenti difficoltà con massima efficienza ed efficacia. Uomini cui spetta il dovere etico – morale di una riflessione su scelte ambientali gravide di implicazioni.
www.synapsee.it

Daniele Lira
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